Cosa si cela dietro gli abiti che tanto desideriamo quando passiamo davanti le vetrine in cui sono esposti?
Domande che il consumatore, sempre più critico, inizia a porsi sempre più spesso.
Cosa si cela dietro gli abiti che tanto desideriamo quando passiamo davanti le vetrine in cui sono esposti?
Domande che il consumatore, sempre più critico, inizia a porsi sempre più spesso.
Oggi, come anticipato nel precedente articolo “Poco alla volta.. la mia casa (se vi va)“, prosegue il mini-tour attraverso il modo di concepire l’eco arredo applicato a quelli che sono i miei spazi.
L’intento come sempre è quello di fornirvi semplici alternative stilistiche da poter ricreare altrettanto semplicemente a casa vostra.
Anche nell’Est-Europa, l’eco (scusate il doppio senso) del bio si fa sentire!
In una piacevole vacanza a Budapest ho avuto la fortuna di imbattermi in alcuni negozi sempreverdi, dall’atmosfera rilassante come solo la campagna riesce a darti, riuscendo a farti dimenticare di essere nel bel mezzo della strada principale del centro città!
Va bene, non è ancora tempo di vestitini leggeri, camicette floreli o gonnelline setose, ma bisogna prepararsi: l’estate è alle porte. Quindi t-shirt bianca con le “risvolte” (perizia ormai in tasca grazie all’articolo precedente) e sopra una bella collana di cotone.
Che vuol dire una collana di cotone…?
Vuol dire:
Prendete una vecchia maglia assolutamente di cotone altrimenti non avrete nessun risultato;
tagliate delle strisce di circa 2 cm tenedo il verso orizzontale della maglia;

Venerdì scorso sono stata alla Fiera di Milano a FÀ LA COSA GIUSTA! (sì lo so, sembra il classico inizio di un tema di terza elementare, che la maestra ti fa scrivere dopo una gita, ma in fondo, è quello che ho in mente di fare… più o meno).
Salto, quindi, il resoconto del viaggio (pausa pranzo e rifornimento inclusi) per arrivare direttamente a quando ho messo piede all’interno del Gate numero 8, quello riservato a questo evento.
Il primosuggerimento di oggi è quello di recuperare delle vecchie Abat-jour che non reputate più consone al vostro arredamento o delle quali pensavate di volervi sbarazzare, di privarle del paralume facendo attenzione a non compromettere la struttura e di tingerle di bianco. Come sempre, (e non mi stancherò mai di dirlo), preservate la superficie sulla quale deciderete di lavorare e utilizzate colori acrilici.
Da venti anni, delle piccole e dolci paperelle galleggiano nell’oceano. Era il 1992 quando una nave-container, nel bel mezzo di una tempesta, perde nell’oceano Pacifico 28.000 paperelle di plastica… Proprio quelle con cui fanno il bagno i bambini!
Dall’Alaska alla Russia, passando per il Sud America e l’Indonesia, contro ghiacciai e iceberg, le piccole paperelle navigano alla deriva attraverso gelide acque.