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L’amore è boemo

Zdenek_ZemanAl cinema è vietato fumare, nei luoghi pubblici è vietato fumare, in panchina è vietato fumare: il mondo ce l’ha con Zdenek Zeman. Migliaia di sigarette consumate nell’area tecnica, con quello sguardo un po’ così, di sfida, prima dell’imposizione del divieto di fumo nell’area tecnica e poi non venite a lamentarvi se il mercato del tabacco negli ultimi anni ha registrato un calo.

Zeman, dicevamo, basterebbe il nome. Per quei quattro eremiti – e il termine “eremiti” è un succedaneo di qualche offesa pesante – che ancora non sanno di cosa stiamo parlando, il tema principale di oggi è l’allenatore boemo Zdenek Zeman, un vero e proprio personaggio all’interno del mondo del calcio. Spesso il suo nome è accostato al Foggia dei miracoli dei primi anni ’90, quando la squadra pugliese vinse il campionato di Serie B mostrando un gioco ed un attacco stratosferico per poi incantare le grandi piazze della Serie A per tre anni consecutivi fino ad arrivare a mancare per pochi punti una storica qualificazione in Coppa Uefa.

http://www.youtube.com/watch?v=8HbDp5rr0BU

Quella squadra mostrò sui grandi palcoscenici della prima divisione uno stile di gioco inedito e riuscì a far restare a bocca aperta tutti i tifosi delle squadre avversarie. Recentemente il boemo ha dichiarato, infatti, che una delle sue soddisfazioni più grandi è stata uscire dal campo sotto lo scroscio degli applausi anche quando la sua squadra e aveva perso e d’altronde per un uomo il cui obiettivo principale è sempre stato quello di dare spettacolo, tutto ciò sinceramente sembra anche poco.

Il Foggia poteva contare su campioni come il famoso trio Rambaudi-Baiano-Signori e in più aveva giovani del calibro di Di Biagio oppure Franco Mancini, portiere-figlioccio di Zeman tristemente scomparso qualche settimana fa. Vale la pena ricordare come i rossoneri però siano riusciti a riciclarsi anche dopo al partenza dei pupilli, ad esempio con Bresciani, Mandelli e Kolyvanov più Stroppa, Seno o Cappellini nella stagione 1993-94, forse il capolavoro più grande del nipote di Vycpalek, quando una sconfitta nell’ultimo turno con il Napoli privò il Foggia di un clamoroso accesso in Europa.

http://www.youtube.com/watch?v=pmLdLCwkux0

Sia i satanelli, sia le altre squadre del ceco sorprendevano per la disposizione tattica particolare, un 4-3-3 puro, completamente votato all’attacco. I detrattori zemaniani sosterranno che la difesa alta e la continua predisposizione alla famosa tattica del fuorigioco sono i limiti di questo tipo di gioco e forse da quel punto di vista hanno ragione, ma la filosofia di Zdenek è sempre stata quella di riuscire a segnare sempre un gol in più degli avversari e se il risultato è 5-4 tanto meglio, almeno gli spettatori che hanno pagato il biglietto, si sono divertiti e possono tornare a casa contenti. Come fai a non appassionarti ad un allenatore così?

Certo, magari gli allenamenti sono quello che sono e la stanchezza che hanno provato e continuano a provare i giocatori durante la fase di preparazione è qualcosa che solo Eracle o Asterix possono capire, ma poi guardateli sul campo: ammirate gli auto-lanci di Codispoti o le sgroppate di Cassetti oppure la velocità di Insigne e Capuano, vi accorgerete che il detto “chi bello vuole apparire qualche pena deve soffrire” raggiunge il culmine della sua veridicità con le formazioni del boemo.

Dopo il Pescara fu la volta di Roma e prima la Lazio, con la quale centrò un ottimo secondo posto e si permise di subissare di goleade alcune delle big italiane, poi con i capitolini dove sbocciò l’amore per uno dei talenti più in mostra del calcio italico, ovvero, Francesco Totti. Proprio alla guida dei giallorossi scoppiò il patatrac, quando durante una conferenza stampa prima del campionato Zeman affermò che il calcio doveva uscire dalle farmacie e denunciò l’uso di sostanze dopanti da parte soprattutto della Juventus. Nonostante i processi e le varie assoluzioni c’è chi, come Gianluca Vialli, ancora ha il dente avvelenato nei confronti del praghese, basti vedere tutti i suoi ultimi tweet sgrammaticati dedicati al suo ex avversario calcistico e legale.

http://www.youtube.com/watch?v=584iVeB7bTM

I nemici del ceco sono innumerevoli anche se mai tanti quanto i suoi ammiratori, purtroppo però i detrattori sono gente molto in vista, vedi il signor Luciano Moggi da Monticiano, la cui kryptonite era appunto Zeman (e evidentemente le sim italiane, visto che non ne faceva uso). Una volta il dirigente bianconero in uno slancio di simpatia affermò: “Zeman è un bugiardo che soffre di complessi”, lapidario come sempre Zdenek alla conferenza di presentazione al Pescara sottolineò come lui facesse ancora parte del mondo del pallone, mentre il senese no, chapeau.

I suoi nemici sono stati la sua rovina, tant’è che dal 1999 iniziò un ostracismo che si è interrotto solo brevemente nel 2000-2001 a Napoli e nel 2003-2004 a Lecce. Nelle altre stagioni Zeman non ha più calcato i campi di Serie A, ma è dovuto perfino ripartire l’anno passato dalla Lega Pro con il suo amato Foggia del patron-amico Pasquale Casillo. Certo, strano che un allenatore debba passare tutto questo tempo lontano dai grandi palcoscenici, quando fino a poco tempo prima veniva contattato persino dal Real Madrid, ma tant’è che è andata così.

http://www.youtube.com/watch?v=n0z2J2oTfZs

Dopo vicissitudini e avventure varie, è tornata la gloria per Zeman, quando ha deciso di accettare l’offerta del Pescara, una squadra considerata outsider della B 2011-12 formata da molti giovani e qualche ottimo veterano come Cascione o Sansovini. Per esprimere quanto sia stata trionfale la stagione del Delfino bisogna prendere ad esempio lo striscione che troneggia all’Adriatico “La Padania non esiste, Zemanlandia sì”: 83 punti in tutto il campionato e vittoria della Coppa Ali della Vittoria, due trionfi per 6-0 contro Padova e Vicenza, Ciro Immobile capocannoniere con ventotto gol – trio d’attacco mostruoso con Sansovini a quota sedici e il super fenomeno Insigne a diciotto – novanta (novanta!!) gol segnati e cinquantacinque (cinquantacinque!!) subiti, ventisei vittorie su quarantadue match, miglior differenza reti, sale e pepe quanto basta.

La vittoria del Pescara è la vittoria del calcio, senza troppi fronzoli o cervellotici tatticismi vari; è la vittoria dei giovani come Verratti, che se se fosse stato brasiliano avrebbe già un pallone d’oro; è la vittoria di chi crede ancora che il calcio in verticale con due buone fasce possa dare grandi risultati; è la vittoria della corsa, della dinamicità e della duttiilità sul campo da gioco degli apostoli del boemo; è infine e soprattutto la vittoria di mister Zdenek Zeman, uno che ne ha subite di cotte e di crude, ma poi si è rialzato ed è risolto dalle proprie e immeritate ceneri come la trita e ritrita Araba Fenice.

Musone nella vita, è riuscito a dare un gioco brioso e divertente a tutte le sue compagini. E’ vero, non ha mai vinto nulla e non ha praticamente mai alzato un trofeo o lottato in Champions League, ma il calcio è anche questo e come diceva Jorge Valdano “Quel fondo di fascismo che si annida dietro la filosofia del risultato è tipico di coloro che dividono il mondo in dominatori e dominati“.

http://www.youtube.com/watch?v=PfvSj6VbxOs

Zeman fa della sua flemma virtù, è un novello Humphrey Bogart a cui durante le interviste vanno tirate fuori le parole di bocca, ma poi il risultato è sempre il solito, ogni frase di Zdenek è una sentenza, o comunque pane per Wikiquote, con il suo italiano quasi stentato a cui non mancano inflessioni siciliane: “Ai giocatori ci piace attaccare, non ci piace difendere” oppure “Sparita Zemanlandia? Mo’ ce lo faccio vedere io…”. Un fenomeno, in tutto e per tutto.

Un boemo atipico, legato spesso alle città di mare, il cui grande pregio è stato e continua ad essere quello di farsi amare dai tifosi. L’aura di spregiudicatezza calcistica che Zeman si porta dietro, fa sì che ogni stadio sia pieno quando c’è lui in panchina e poi anche adesso che sembra in procinto di cambiare squadra – si parla di un vivo e deciso interesse della Roma – i tifosi fanno a gara per averlo alla guida della propria squadra.

Però, oggi, di fronte a questa gioia c’è chi rosica, come qualche ex giocatore o tifoso o dirigente juventino, ancora adirato per le sue scottanti dichiarazioni. Ma Zdenek è fatto così, poche parole ma buone, un personaggio romantico in un calcio di scommettitori. L’unica cosa certa è che Zeman continuerà sempre a giocare con il suo ottimo 4-3-3 e continuerà a incantare le platee con i suoi mirabolanti risultati, fregandosene dei Moggi o di tutti gli altri nemici, pensando solo ad andare avanti con i suoi ragazzi, quasi come un viandante nel mare d’ipocrisia.

Zeman

Chi è Gianmarco Lotti

Nasce a Firenze nel 1991 e da sempre è un appassionato di sport. Tra le sue passioni anche la letteratura italiana, la Dinamo Corniola, i film di Monicelli, i Pink Floyd e un po' tutte le cose anacronistiche. Vorrebbe diventare giornalista sportivo e magari laurearsi in Comunicazione, media & giornalismo, ma chissà il destino cosa gli riserverà, ahinoi... Sostanzialmente è ciò che i toscani definiscono "un bischero". Di solito, quando non scrive autobiografie, parla di sé normalmente in prima persona. E questo è tutto.

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