Ora vi racconterò, o meglio andrò a frugare tra i miei ricordi, per vedere come anche nel quotidiano si sia strutturata una curva discendente nella via delle magnifiche e progressive sorti della scrittura. I più pessimisti (o apocalittici, prendendo in prestito una celebre teoria sociologica di Umberto Eco) potranno vedere nella storia recente una regressione inquietante, una omogeneizzazione che fa venire qualche sospetto sul futuro dell’uomo. Questa è la storia, decidete voi se si è voluto fare un passo indietro per poi compierne due avanti o no.
Anno 2006 d.C. Scopro la possibilità di poter comunicare a distanza senza dover spendere più di un abbonamento a Internet. Tra l’altro nemmeno speso da me in persona, ma finanziato dai miei genitori come aiuto per gli studi superiori. I miei amici e compagni di band incitano il sottoscritto affinchè installi sul mio pc MSN Messenger, il prodigio della tecnica frutto di ricerche e sperimentazioni per aggirare i costi del fisso o del cellulare. Un pò intimidito accetto, come a chi viene intimato di salire sull’I-Speed e a tutta velocità mi immergo nelle chat istantanee. Chi aveva già interagito in forum ed altri tipi di conversazioni online probabilmente ha preso il cambiamento come una naturale evoluzione. Poi, persone come me invece sono state travolte dall’onda.
Dall’onda della scelta dei caratteri, del colore e delle dimensioni, con il nome personalizzabile, con il sottotitolo permanente che doveva raccontare in pochi caratteri (forse 160, come il pronipote Twitter, non ricordo) tutto e nulla della propria vita, un’interfaccia morbida e teneramente adolescente. Senza voler entrare nei dettagli della nostalgia da sedicenne e senza elencare i numerosi bug e difetti intrinseci del software, una cosa buona Messenger l’ha portata: la personalizzazione.
Con l’account, Microsoft offriva la possibilità di tenere un blog gratuito, da poter curare o da lasciare solo come biglietto da visita. I primi blog gratuiti, relativamente semplici da usare se si riusciva a intendere un poco il linguaggio HTML, potevano dare grandi soddisfazioni. I gruppetti di giovani dediti a mode musicali e stilistiche ben circostanziate (emo, truzzi, lolite, ecc) gareggiavano a distinguersi nelle fattezze del proprio spazio personale cibernetico.
Fuori dai blog, come già detto anche l’account poteva essere minimamente personalizzato. La finestra di dialogo con altre persone poteva avere uno sfondo colorato, si potevano addirittura caricare delle foto. Famose le dispute per mettere lo sfondo che più piaceva ma che non oscurava il proprio colore del font. Nel modo di scrivere e nel luogo in cui si scriveva, si riconoscevano tratti essenziali della personalità dell’individuo in chat. Solo il gusto può tracciare una mappa così circostanziata di pregi e difetti umani, a livello soggettivo. E quindi tutti i tipi di grafia, unito ai particolari di cui sopra, customizzavano gli spazi digitali sull’istant messenger.
Poi, la svolta. Nel momento in cui Messenger serviva esclusivamente come mezzo per chattare, privo di contenuti se si rimaneva in silenzio e se non venivano aggiornati i blog per pigrizia, c’era bisogno di altro per stimolare la partecipazione, il dialogo e la costruzione di contenuti. Nessuno avrebbe predetto che Facebook sarebbe stato questo, e sarebbe riuscito nell’impresa di collegare tutti, ma proprio tutti, alla rete. La popolarizzazione dello spazio ha portato a una (inevitabile?) discesa negli inferi dell’uguale. Il profilo Facebook è tragicamente adulto. Il carattere dell’individuo difficilmente può essere scrutato dalle sole informazioni su nascita, occupazione, residenza. La foto sì, può far trasparire qualcosa, ma niente in confronto a quanto c’era prima. La chat poi, è quanto di più piatto possibile. Ci siamo affezionati a questa piuttosto che ritornare a Messenger perchè vi erano presenti più persone (uno dei motivi per cui Google +, il social media del colosso omonimo, può andare verso una morte indegna, se continua di questo passo) e gli innumerevoli difetti degli esordi non hanno scoraggiato.
Per cui oggi, tutti allegri e felici con la finestrina blu, col carattere monocromo e monotematico. Abbrutimento figlio di una tecnologia che accoglie tutti ma con mezzi basilari. Dalle poligrafie alle monografie, appunto.
Spero solo che questo sia la base per poter dare veramente a tutti i mezzi per esprimersi anche su questo nuovo mezzo, sociale ma banale.
Il prossimo episodio tirerà le fila di questi ragionamenti, sugli orizzonti tecnologici futuri.



