Mi riallaccio brevemente al mio articolo pubblicato qualche giorno fa riguardo la musica dal Vivo e i Morti della musica dove ritornando allegramente dal concerto di Udine dei mostri sacri Metallica mi permettevo di disquisire sul valore della musica dal vivo contemporanea. Alla fine di quell’articolo promettevo di approfondire un aspetto curioso nei nuovi modi contemporanei di seguire i concerti dal vivo.
Ma andiamo per gradi.
Sono solito dire alle persone che mi conoscono che sono una persona che si concede pochi lussi, mi danno relativa soddisfazione i beni materiali e solitamente ritengo ben spesi i soldi che in cambio di un corrispettivo in denaro possono regalarmi qualche emozione (viaggi, concerti, esperienze particolari etc etc….).
Quindi come dicevo la musica dal vivo rientra a pieno titolo nella categoria, per cui quando ho la fortuna di partecipare dal vivo ad un evento che si presuppone che mi dia good vibrations cerco di stare il più possibile “sul pezzo”. Cerco di entrare in sintonia con l’universo che mi circonda, provo ad aprirmi alla situazione, cercando di carpire al meglio tutti gli input sensoriali dai quali vengo inondato… suoni, colori, rumori, odori e se c’è una buona birra o una sigaretta anche sapori…
Ora: ricordate le vecchie scene alle quali assistevamo durante le ballate romantiche dei live, con quell’aria sospesa e romantica nella quale venivamo proiettati al chiarore della luce di migliaia di accendini? (col pollice che rischiava ogni volta la cottura a fuoco lento). Ecco, se avete presente la scena ben immortalata dall’immagine didascalica, conoscete il mondo della musica e vi piace ancora seguire i concerti, vi sarete accorti che il fascino millenario della luce del fuoco è stato sostituito dal più asettico chiarore dei pixel di videocamere digitali e telefonini. Cosa che in sé non mi preoccupa, se solo fosse una sostituzione digitalizzata dello stesso modo di vivere la tensione romantica della ballata, un mutatis mutandis che nel naturale divenire delle cose trasforma il neandertaliano utilizzo dello Zippo col più contemporaneo mezzo di illuminazione.
Ma in questo caso purtroppo siamo di fronte ad un fenomeno che va ben oltre la mera sostituzione di uno strumento obsoleto.
Quando sei sotto il palco, puoi seguire in diretta da migliaia di televisione un evento epocale, con un posto in prima fila e quasi sempre in buona posizione. Migliaia e migliaia di persone con il telefonino acceso riprendono ogni istante del concerto, seguendo lo stesso dall’8 pollici del videofonino anziché goderselo in diretta, dal vivo davanti ai loro occhi.
Facciamo un piccolo passo indietro.
Tralasciando la trattatistica sul tema cercherò di far capire dove voglio arrivare. Poco tempo fa, in un corso che tenevo nelle scuole elementari e medie sull’utilizzo critico dei mezzi di comunicazione, cercavo di far capire come i media (e la televisione in particolar modo) avessero condizionato in qualche modo la percezione del reale. Evito di trattare l’argomento in modo ampio (servirebbe un manuale per questo…) ma la frase idiomatica che porto ad esempio in questi casi e che mi fa sempre drizzare i capelli quando la sento in giro è “È VERO!!! L’HA DETTO ANCHE LA TELEVISIONE!”. Ora, a prescindere dal grado di autorevolezza della fonte (la roba che passa in televisione è spesso un coacervo di puttanate e questo è risaputo…) è inquietante il grado di assoggettamento della percezione anche cognitiva della realtà, filtrata dal mezzo.
Ovvero, per dirla a pane e salame, è preoccupante che le persone siano talmente legate alla TV come media fin da piccoli, da vedere filtrato quello che vedono sia fisicamente che culturalmente da una lente spesso distorta, che è quella del piccolo schermo.
Vedere migliaia di ragazzi che invece di godersi lo spettacolo e farsi invadere dalle note seguono tutto il concerto da uno schermo lcd mi sembra uno spettacolo a dir poco preoccupante. Capisco il piccolo video ricordo con gli amici, la foto, ma passare 2 ore e mezza della propria vita (e non per lavoro…), pagando 60€ per vedersi il concerto sul proprio telefonino ha un non so ché di inquietante. Nello spirito di documentatore del reale filtrato da un apparecchio c’è molto del voyerismo e dello spirito di protagonismo e del famoso quarto d’ora di Warholiana memoria. Questo perché dopo 20 minuti i video sono già disponibili sul web e il documentatore del reale (sempre in prima linea…) si nutre del counter dei propri video, della piccola celebrità che in quel momento gli si parà davanti a suon di clic, visto che soprattutto dopo questo tipo di manifestazioni questi filmati vengono invasi dal popolo della rete.
D’altro canto oltre ad una sana voglia di aver voluto esserci e di avere idea di come fosse essere là di persona, tra le quinte di uno spettacolo della vita al quale non abbiamo potuto e voluto partecipare di persona, c’é un non so cosa di voyeuristico, di Grande Fratello (quello Marcuzziano non Orwelliano…) nel voler vivere la vita di altri.
E questo un po’ mi turba.
Il dono dell’ubiquità purtroppo non è di questo mondo, e non so quanto più bello sia poter vivere almeno in parte un’emozione di altri quanto più malato sia far credere che tutto il reale in questo mondo sia vivibile ad ogni latitudine in tempo reale.
http://www.youtube.com/watch?v=YutmD2MM0g0
Mi fa venire a mente la scena della busta di American Beauty e della documentazione maniacale del reale che Wes Bentley fa con la sua piccola videocamera. Chiunque vorrebbe che sensazioni ed emozioni si imprimessero vita natural durante nella nostra mente, ma voler eternare la vita con una propaggine del proprio corpo di natura digitale credo sia pericoloso.
Si finisce col non vivere. Non vivere sul serio comunque.
Non so, sono un po’ combattuto sul tema, ma di una cosa sono certo? A quella decina di nuche di cameraman improvvisati che avevo a tiro gli avrei dato di molte patte.
Chi è Andrea Graziano
classe ’81, ma più che altro classe da vendere. Millanta da tempo di essere un giornalista e scrittore o un aspirante tale, ma nel frattempo rimane nel Comprensorio del Cuoio e “aspira” ben altro (del resto anche Don Milani lavorava col materiale umano che aveva a disposizione). Si diletta a divincolarsi tra le angherie delle vita pennellando a tinte forti il grigiore del quotidiano. Nel farlo si destreggia agevolmente tra l’eccelso e l’infimo, dal registro aulico alla bestemmia, in perfetto stile dantesco. Incarna, finché il fisico gli regge (ancora per poco quindi…) il motto latino Mens sana in corpore sano, cimentandosi, con scarsi risultati, in tutti gli sport possibili e immaginabili. Ma di attività fisica ne predilige un’altra. [Laureato nel 2007 in lettere, indirizzo di comunicazione linguistica e multimediale. Si occupa di comunicazione, educazione, cultura. Consigliere Regionale Arci Toscana, Arci Valdarno Inferiore, Presidente Circolo G.Monti di Stibbio (PI)]





