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COSÌ LONTANO, COSÌ VICINO. LA RETE COME FILOSOFIA DI VITA. PARTE SECONDA – IL NO-PROFIT (appendice)

Capitoli Precedenti:

Ultimo sforzo: capire come soddisfare i principi di gratuità, sviluppo sociale e culturale e sostenibilità.

Gratuità: sta già nel nome. No-profit significa niente profitti, quindi non si possono ridistribuire tra i soci eventuali utili di gestione a chiusura bilancio. Se c’è un avanzo deve per legge essere reinvestito in attività che abbiano a che fare direttamente con le finalità statutarie del soggetto. Precisato questo, c’è da dire che non mi sembra nemmeno giusto lo sfruttamento puro e semplice dei volontari. Il lavoro, soprattutto quando sottrae molto tempo alle nostre giornate, andrebbe riconosciuto, almeno un minimo. Ma quanto? Secondo me bisogna far saltare la legge del mercato (cioè l’incontro tra domanda e offerta). Anzi, sono sicuro di questo. Il calcolo dev’essere fatto ancora una volta collegialmente (o almeno dal consiglio direttivo) e sulla base di una previsione di entrate e spese reali, però seguendo la seguente ottica. Il lavoro in un’associazione (o in un insieme di esse) non dovrebbe mai essere definito un mercato, semmai un capitale di tempo e competenze che delle persone mettono per loro precisa volontà di mettere a disposizione. Quindi non si dovrebbe pensare ad un progetto senza partire dalle persone e dalle competenze che abbiamo già a disposizione, perché solo così possiamo motivare e rendere attivi i soci, stimolandoli in quelle che sono le loro passioni o gli interessi che possono ex-novo sviluppare e non assumendo di volta in volta professionisti, né utilizzando i soci come manovali. In questo modo, saranno essi i più disposti ad impegnarsi senza pretendere necessariamente lauti compensi, proprio perché svolgere tali compiti li farà sentire più utili e realizzati, se il progetto che li unisce è forte e funziona e l’ambiente è vivo, entusiasmante (quindi attrattivo) e colloquiale, ogni fatica sarà più dolce. Nuovi soci vorranno entrare a fare quello che già altri fanno oppure si creeranno nuovi ruoli e nuove competenze e il servizio si potrà istituzionalizzare (v. tra le positività). Laddove poi, ritengano che il “gioco non valga la candela” potranno scegliere (sempre collegialmente) se la loro importanza è tale da doverci stabilire un vero rapporto di lavoro, oppure rimodellare i progetti sulla base dei soci rimasti o rinnovati. Si può anche arrivare (ed è giusto in molti casi) a “lavorare” in un’associazione, ma va inteso sempre che non stiamo parlando di erogatori di fondi o di canali di elusione di contributi. Se uno vuole lavorare, apre un’impresa o una cooperativa, che appunto è la forma più ibrida consentita tra questa e l’associazione, visto che ha sia finalità sociali che di lucro. Noi siamo per l’Utilità Sociale. E’ dal bene comune, dalla mutua solidarietà: non dal profitto del singolo o di pochi che ricaviamo ciò che ci serve realmente per vivere, cioè benessere inteso come qualità dei servizi, buone relazioni, supporto e soprattutto ascolto. Ultima nota: il denaro che va alle associazioni è quanto di più importante per il sistema economico che ci possa essere, perché è interamente sottratto al risparmio e ritorna tutto “in circolo”! Non ci sono (e guai se ci fossero) speculazione finanziaria o tassi d’interesse in questo mondo. Ma su questo tornerò forse con un articolo a parte.

http://www.youtube.com/watch?v=1AYK5SqyyFU

Sviluppo sociale e culturale: ho già indirettamente anticipato questo aspetto e cercherò quindi di essere breve. Le associazioni in rete aiutano secondo me (ma vi assicuro che la teoria ha una sua fondatezza) a far stare meglio le persone. Certo, solo se, come ho specificato in precedenza, si riesce abilmente a coniugare impegno e relax, cosa non facile. Ma il recuperò della convivialità e quindi appunto dello scambio di opinioni costruttivo, che possa portare alla formulazione di idee e progetti, da scegliere insieme di condividere e portare avanti, anche con sforzi, anche con difficoltà, non sono forse a conti fatti un bene per la specie umana? Se questi poi, vanno nella direzione di cui sotto, cioè il rispetto degli altri, dell’ambiente, del futuro e del passato, non possono forse diventare unanimemente condivisi? E allora cosa manca? Passione e coraggio. Beneficio di pochi, che oserei chiamare eroi, che stanno provando come meglio possono a dire che la società in cui siamo abituati a vivere (almeno in occidente) è fallimentare più che sbagliata e che occorre, non tanto per vezzo, ma per necessità, cambiare bruscamente rotta. La maggioranza (ecco perché rete, ecco perché lobby) crea potere, e nuove classi dirigenti e delegittima chi comandava prima, che ha sbagliato. La Storia cambia così. Se uno si sente nel giusto e altri con lui, perché non provarci? Consiglio di leggere qualcosa di Ivan Illich.

http://youtu.be/mzJj5-lubeM

Sostenibilità: E’ l’ultimo anello mancante. I punti sopra spiegati porterebbero ad una nuova débacle se non fossero coniugati indissolubilmente a questo. Il vero problema del sistema che abbiamo scelto è solo uno, cioè l’inadeguatezza del nostro attuale stile di vita all’equilibrio biologico terrestre. Ovvero, gli umani, sono esseri viventi parassitari, e questo non si può cambiare. Il fatto è che una volta sfruttato tutto, resta solo l’estinzione. Questo per la Terra non è assolutamente un male, anzi. Quindi uno stile di vita sostenibile, non deve in nessun modo essere scelto per il bene dell’ambiente, ma per il nostro! Se mi sono raccomandato di anteporre in qualsiasi missione sociale i valori della fiducia e della pazienza, è proprio perché il nostro pianeta per primo ce li ha trasmessi. L’eco-sistema ha, infatti, una fiducia smisurata in sé stesso e soprattutto non conosce la fretta. Può prendersi tutto il tempo che ci vuole per far sì che noi, per come stiamo vivendo attualmente, possiamo sfruttare ogni risorsa fino all’esaurimento e dopodiché estinguerci. Saprà benissimo ricostruire tutto nel giro di qualche centinaio di migliaio di anni, che per un pianeta sono poco o nulla. Quindi, se vogliamo salvare noi e i nostri simili che arriveranno tra qualche anno, visto che saranno una marea, bisognerebbe evitare di alzare il tiro dei consumi e dell’inquinamento come minimo e rivedere i nostri concetti di benessere e di sviluppo. Altrimenti lo sterminio è una buona strada per accelerare i tempi di un destino certo.

http://www.youtube.com/watch?v=YZWgYmH0VBM

Se avete seguito almeno uno dei miei consigli, cioè essere pazienti, qualcuno sarà arrivato a questo punto dell’articolo, cioè i saluti. Bene, a lunedì prossimo, si parla di filiera corta.

Qui sotto, per chi si vuole particolarmente male, c’è ancora in download gratuito il mio primo E-BOOK

Chi è Michele Baldini

Sono un essere umano, di sesso maschile, che ha da poco superato i trent'anni, ha una laurea piuttosto inutile, sa abbastanza bene tenere in mano una chitarra e poco suonarla, ha un rapporto molto conflittuale con il resto della propria specie (a volte amore, altre disprezzo, mai odio, perché l'odio presuppone la stima) e che crede in alcune cose tra cui la fedeltà, l'arte e soprattutto la curiosità.

2 Responses

  1. Sarah scrive:

    Buongiorno,
    Traggo dal suo articolo:” Se uno vuole lavorare, apre un’impresa o una cooperativa, che appunto è la forma più ibrida consentita tra questa e l’associazione, visto che ha sia finalità sociali che di lucro.” e mi permetta di correggere: le cooperative non hanno finalità di lucro, sia quelle sociali che non (edilizie etc..); e questo perché imposto dalla normativa. Esse vengono infatti definiti soggetti con finalità mutulaistiche, quelle sociali alla finalità mutulaistiche aggiungono lo scopo solidaristico.
    mi scusi per la puntualizzazione, ma mi sembrava doverosa.
    Cordialmente.
    Sarah Colombo

  2. Michele scrive:

    osservazione giusta e più che legittima!

    e mi scuso per l’inesattezza. Ciò che volevo intendere forse è più corretto nella seguente formula:

    “Se uno vuole lavorare, apre un’impresa o una cooperativa, che appunto è la forma più ibrida consentita tra questa e l’associazione, visto che ha sia finalità sociali e volontaristiche che professionali”

    grazie per il suo contributo, come al solito puntuale

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