Al Centro Giovani La Stazione di San Miniato venerdì 18 maggio 2012 è stata inaugurata durante la serata “Tutta un’altra storia” la mostra Volti e ri…svolti, frutto dell’impegno di un gruppo di giovani, che da qualche anno orbita all’interno della stessa Associazione, partecipando ad un corso di disegno e pittura tenuto da Laura Leonardi.
La mostra pertanto è il risultato dell’impegno di questi ragazzi che hanno creato oltre ad un gruppo di lavoro, anche un gruppo di amicizia in cui, nel corso tempo, vi sono stati nuovi arrivi e qualche partenza, ma che ogni lunedì sera, da quasi tre anni, si incontra per lavorare insieme.
Partendo dal presupposto di imparare i primi rudimenti del disegno e della pittura, migliorare ed affinare le proprie capacità artistiche, questi “giovani artisti” sono man mano cresciuti e sia il corso che questa mostra non sono altro che il loro punto di partenza. Da questa accezione nasce infatti il loro nome, St. Art, Stazione dell’Arte, perchè per loro questa è solo una parte del viaggio, mentre la meta sarà una loro scelta.
Alberto Bartoli, Samanta Campigli, Vanessa Chini, Valentina Leoni, Sara Remorini, Maria Pia Panza ed Emilia Uccello sono i nomi dei membri di questo gruppo, dove ciascuno di loro ha imparato ad esprimersi e far emergere una parte di se attraverso il proprio lavoro.
E attraverso le parole di uno di loro, Vanessa Chini, si può cogliere l’essenza della mostra e anche di tutta la loro opera.
“Tutto era iniziato così… “Volevo fare il pittore e sono diventato Picasso” è la frase che ho letto ieri sera su un depliant di una mostra di Picasso a Pisa. Inizia così la nuova stagione alla Stazione dell’Arte. Ci sono stati dei cambiamenti che hanno inizialmente interrotto gli equilibri. E’ stato difficile inquadrare le nuove persone. Voglio aspettare per guardare i loro disegni, i loro tratti. Evoluzioni, progressi, cambiamenti si percepiscono piano. Esattamente come nella mostra di Picasso, disegni in serie. Dall’impressione alla conoscenza. Emilia usa sempre il carboncino, la sanguigna e il color seppia come fossero colori. Le sue sfumature sono sempre molto piene. Ha iniziato a danzare… Alberto: le sue figure sono ancora indistinte. Nell’ultimo ritratto ho notato che cerca di caratterizzare l’immagine come se passasse dal cerchio alla figura geometrica. Manca ancora di sfumatura, ha iniziato a fare domande alle persone che ha davanti… è interessato. Mary è molto più silenziosa. A volte sembra quasi che non ci sia. I suoi ritratti sono solo accenni non finiti. Non è decisa.
Ci sono progetti che lungo il loro percorso si perdono da soli, per poi ritrovarsi così, una sera, dieci giorni prima della mostra che abbiamo deciso di organizzare. Emilia, Alberto, Valentina, Vanessa, Samanta, Sara e Laura, la nostra maestra. Trovarsi una sera, così, per sentirsi un po’ artisti. Una sera da artisti, per terminare le tele che abbiamo imparato a costruire con le nostre mani. Una sera da artisti, si esattamente, perché quella sera siamo stati fotografati “all’opera”, perché quella sera i nostri nomi sono apparsi sulla locandina di un evento, perché alla fine ci piace sentirci un po’ artisti. Artisti di gruppo o un piccolo gruppo di artisti.
Questa volta non è stata l’energia a tenerci legati, neanche l’immagine, ma il volto. Il volto che non è il ritratto, ma qualcosa che abbiamo ricercato in maniere differenti .
Emilia ha giocato. Un po’ come nella danza orientale, ha giocato a coprirsi e scoprirsi e il suo gioco si è fermato su un elemento in particolare: la bocca. La sensualità di bocche carnose. Bocche senza sguardi. Bocche che comunicano attraverso i veli. I colori sono tenui, il nero nella sua incommensurabilità appare due volte, come due buchi neri. Si direbbe con Modì che “gli occhi coperti dal velo nero che nascondono l’anima si riverberano nel nero di una bocca aperta che scoprendosi non mostra se stessa. Il gioco della sensualità, aporia e contraddizione del gioco stesso.” Lo chiamerei “un volto in gioco”.
Alberto si è concentrato su un viaggio. Perché è questo che lo interessa. Il suo volto è sempre in viaggio e fa capolino per farsi conoscere. Tutto è rosa, tutto è roseo. Un volto appare, inizia a caratterizzarsi. Lo chiamerei “Ogni viaggio ha un volto da incontrare”.
Valentina ha dato da sola il nome: serenità. E’ arrivata solo quest’anno ed è rimasta. Ha un tratto leggero e non deciso, ma fa grandi occhi come i suoi. Tutti i suoi volti hanno grandi occhi e sorrisi accennati. Tratto leggero ma colori forti. Contrastanti, rosso e verde, blu e giallo. Ricordano un po’ alcuni personaggi di Picasso.Ha deciso di dipingere un volto d’artista, una donna che trasmette serenità. Forse è un po’ vero che dentro ogni ritratto c’è un autoritratto. Lo chiamerei “Il volto della serenità”.
Samanta, posso osservare solo due suoi lavori. Fa lavori molto precisi, accurati, come se dovesse aggiustare la macchina fotografica per fermare il tempo. Volti piccoli che assomigliano al suo. Ognuno ha le sue unità di misura sul mondo. Il suo volto viene dal vento e dalla sabbia e parla di spiritualità. L’occhio dietro la macchina fotografica avvolge i luoghi di viola, il colore dell’arte. Lo chiamerei “Il volto di sabbia viola”.
Sara, tratti perfetti, sfumature particolareggiate. I suoi autoritratti si piegano, gesticolano, si spostano. Le ombre si insinuano in ogni piega del corpo. Bianchi e neri da vedere, sinuosi, oppure matematicamente geometrici. Ritratti. Non sono riuscita a vedere i suoi volti.
Il volto non è un autoritratto. Il volto parla di sé e si racconta. Il volto necessita della presenza. Non posso che osservare le persone e coglierne qualcosa in uno sguardo. La natura si osserva in silenzio, i volti si fanno vivere. Si da vita ad una presenza. Questo è tutto ciò che è interessante. Resta la mancanza di non poter possedere. Non so dare un nome al mio quadro, nemmeno posso descriverlo, lo colgo nell’attimo in cui mi si presenta, poi… sparisce.
Laura. Senza di lei tutto questo non sarebbe stato possibile. Lei è la vera artista e noi la guardiamo per assomigliarle. Cosa si può imparare nell’arte? Nell’arte si può imparare a costruire una tela, nell’arte si può imparare ad usare le immagini, si può imparare a miscelare i colori, ad osservare dall’esperienza e a metterla in pratica. Si può osservare. Di un maestro c’è sempre bisogno!!!”
Chi è Emilia Uccello
Classe 81, personaggio eclettico con interessi e studi che spaziano in vari campi. Laureata in Psicologia, nel 2007 è entrata nel vortice delle redazioni web dal quale non è ancora uscita. Si occupa e collabora con diversi siti e redazioni, oltre ad occuparsi di altro ancora.



