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Della musica dal Vivo e dei Morti della musica

Ieri mattina alle 4 sono tornato da un viaggio che sapevo già sarebbe stato tappa importante della mia vita.
Ho le ossa ancora un po’ rotte e le orecchie ancora un po’ ovattate, un mal di testa da paura e tanta, tanta voglia di farmi abbracciare da Morfeo sul mio materasso di lattice e le mie coperte di cotone (detta così diventa un po’ audacemente ardita come immagine, ma il coming out va di moda di questi tempi).
Insomma, con gli occhi ancora pieni di emozione torno a letto, dopo aver visto il concerto degli ormai un po’ attempati Metallica ad Udine. (Attempati ma evergreen.)
Ma non avendone ancora avuto abbastanza, con l’adrenalina a palla non calata a dispetto delle 4 ore e passa di viaggio, dalla mia testolina è scaturita una riflessione in ordine sparso sulla musica contemporanea e i concerti.

Piccola nota di colore sul concerto: a dispetto dei passati due concerti dei Metallica a cui ho assistito, questo concerto di Udine era leggermente più sporco dal punto di vista tecnico, con qualche piccola sbavatura nei tempi e negli assolo. Queste asperità nel continuum della melodia sono state sapientemente levigate dallo strapotere energetico del groove della band e da uno specchietto per le allodole finale: uno spettacolo laser fantasmagorico con la canzone “One” che proiettava lo spettatore in un’atmosfera magica….ed io ci sono cascato.

Torniamo a noi. La domanda sorge spontanea (direbbe il buon Lubrano..): vale la pena spendere 58€ per un concerto? E se sì, quanti e quali cantanti vale la pena seguire investendo un budget di 58€ (come in questo caso….) o anche più?
Questo tipo di elucubrazione coinvolge spesso me ed i miei amici e conoscenti, nello stilare una classifica che si avvicini il più possibile ad una presunta obiettività di valutazione nel giudizio verso il valore dei gruppi (concetto che farà accapponare la pelle sia ai benpensanti radical chic che ai rappresentanti famigerati dell’etichetta tanto vasta quanto inflazionata degli amanti del genere [?] INDIE , e tanto più i nostalgici del concetto di arte contemporanea).
Per quel che mi riguarda, da amante della musica a tutto tondo (dalla classica a Trucebaldazzi per intendersi…) spesso mi arrogo arrogantemente il diritto di poter dire se un gruppo fa cagare, se una band è orecchiabile ma senza futuro, se l’ansamble in questione ha creato qualcosa di talmente emozionante, talmente bello e coinvolgente che rimarrà nella storia.
Chi sono questi fortunati senza tempo ancora in vita da dover a tutti costi andare a vedere dal vivo prima di morire di modo ché non rischiamo di privarci di un tassello emozionale importante nel nostro mosaico dell’esistenza?
Cito qualche nome, e spero di non scordarmene qualcuno. La premessa e che abbiamo modo di vederli fisicamente senza perciò doverli scavare da una tomba, o almeno vederne qualcuno all’azione.
Rolling Stones; AC/DC; Metallica; U2; Pearl Jam; The Who; Pink Floyd; Police; Led Zeppelin; Cure; Iron Maiden; mi dicono Bruce Springsteen (non lo conosco perfettamente ma pare che tra gli esperti del settore ci sia un vecchio adagio “il mondo si divide in due categorie: a chi non piace Il Boss e chi l’ha visto dal vivo!”). Manca uno dei migliori per ovvi motivi. Personalmente ho stretto la mano una volta a Brian May, il chitarrista dei miei adorati Queen, una sera sotto i loggiati a Bologna. Il cuore ha smesso di battere e sono stato legalmente morto per 1 minuto.
Insomma. Questo è quanto. Offendetemi pure ma questa è la mia opinabile classifica. Metto un paio d’outsider: Radiohead e Smashing Pumpkins, Oasis (forse Placebo ma non ne sarei molto sicuro), che si contendono la top eleven.

Insomma. Torniamo alla domanda iniziale: vale la pena spendere 58€ per un concerto dei suddetti? Secondo me ognuno i soldi se li può buttare dove diavolo gli pare, pure dalla finestra come direbbe il buon Bossi padre.
Per me sono soldi sempre ben spesi quelli che danno in cambio forti emozioni (questa frase sa molto di tautologia).
Un paio di jeans mi solletica poco.
Ma andiamo alla fenomenologia del prezzo dei biglietti. Attraiamoci alcuni strali così, gratuitamente.
Può costare così tanto andare ai concerti?
La mia risposta è questa: in Italia c’è, da sempre, una generale schizofrenia tra l’accusa ai giovani di non avvicinarsi alla cultura e l’aumento costante e abnorme del prezzo dell’esperienza artistica in sé: vado al cinema? 10€; vado a teatro? 27€; vado ad un concerto? 58€; vado a teatro a vedere una prima di opera? Nemmeno lontanamente avvicinabile; compro un libro? Dalle 12€ in su; compro un album? 25€. Ebbene, direi che è un pochino proibitivo farsi una cultura di questi tempi….
Ciononostante mi sento di dire che il prezzo da pagare per un biglietto di un concerto, almeno nell’ultimo periodo, è probabilmente figlio del nostro scaricare musica a UFO. E nessuno comunque ti costringe ad andare ad un concerto. Lo so, non è giusto e tutto quanto, e avremmo tutti il diritto di vedere dal vivo i nostri beniamini. Vabbé, è un circolo vizioso infinito, che non mi sento di spezzare dandovi una frase sentenziosa. Rifletteteci e offendetemi se volete. Io è da Unplugged in New York dei Nirvana che non mi compro un cd per sentire com’è (vado sempre sul sicuro…). I 58€ li ho spesi volentieri…

Nel continuo di questo articolo parlerò di una contemporanea prassi che mi inquieta alquanto durante i concerti: la ripresa infinita del concerto con videocamere e telefonini… a presto!!!

Chi è Andrea Graziano

classe ’81, ma più che altro classe da vendere. Millanta da tempo di essere un giornalista e scrittore o un aspirante tale, ma nel frattempo rimane nel Comprensorio del Cuoio e “aspira” ben altro (del resto anche Don Milani lavorava col materiale umano che aveva a disposizione). Si diletta a divincolarsi tra le angherie delle vita pennellando a tinte forti il grigiore del quotidiano. Nel farlo si destreggia agevolmente tra l’eccelso e l’infimo, dal registro aulico alla bestemmia, in perfetto stile dantesco. Incarna, finché il fisico gli regge (ancora per poco quindi…) il motto latino Mens sana in corpore sano, cimentandosi, con scarsi risultati, in tutti gli sport possibili e immaginabili. Ma di attività fisica ne predilige un’altra. [Laureato nel 2007 in lettere, indirizzo di comunicazione linguistica e multimediale. Si occupa di comunicazione, educazione, cultura. Consigliere Regionale Arci Toscana, Arci Valdarno Inferiore, Presidente Circolo G.Monti di Stibbio (PI)]

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