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Così lontano, così vicino. La rete come filosofia di vita. Parte Prima – Il web

Cambiare si può. Migliorando la società dal basso. Questa frase è simile a molte altre che sto sentendo in questo periodo, specialmente frequentando quasi patologicamente il mondo di internet. Che appunto è la rete per eccellenza. Ultimamente anche la politica, o l‘anti-politica, che poi è la stessa cosa solo che la si chiama con un termine più cool, ricorrono spesso a periodi linguistici simili. Forse perché c’è crisi, forse ogni contesto storico influenza chi lo vive, forse entrambi. Tuttavia, altrettanto spesso, è la demagogia, la vera chiave di lettura, e la ricerca di un consenso non ovvio, ma ugualmente facile. Io non voglio fare politica. Ma solo una specie di analisi socio-culturale. Pure imperfetta. Cosa significa fare rete?

Cercherò semplicemente di dire quello che meglio ho capito io, tentando forse vanamente, di abbozzare un percorso di storicizzazione di un percorso in continua evoluzione. Parlerò attraverso tre esempi: il web, il no-profit, la filiera corta. In cui ho individuato tre importantissime caratteristiche comuni per il miglioramento del bene collettivo: 1) gratuità 2) sviluppo culturale e sociale 3) sostenibilità ambientale. E infine (e concludo), nessuno, me compreso, ha avuto una deriva per così dire ecumenica. Non voglio donare la mia limitata intelligenza al benessere universale. Penso solo che l’interesse personale e quindi il proprio tornaconto si realizzi solo laddove quello di tutti è realizzato. In altre parole: non confondiamo l’egoismo (che è legittimo quando è sano) con l’ottusità.

Capitolo Primo – Il web

http://www.youtube.com/watch?v=URieXGX4TME

Internet esiste ben prima dei PC e di certo degli I-Phone, dei tablet e di tutte le porcherie digitali che il commercio ha reso indispensabili nella vita di tutti noi (che da un po’ sento chiamare Cloud Computing). La sua storia è complessa e spesso controversa e chi è ignorante o interessato o entrambi può tranquillamente scorrerla a questo link: http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Internet. Ma ha trovato, a mio giudizio, la sua vera identità solo con lo sviluppo della tecnologia 2.0, non più di 7-8 di anni fa (anche qui, non mi metterò certo a farne la storiella cronologica e rimando alla sempre buona e cara amica wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Web_2.0). Il web 2.0 è in poche parole la possibilità di interagire direttamente con la rete, senza necessariamente essere programmatori. Caricare foto e testi, video, cambiare layout di pagina, grazie alla riuscita applicazione soprattutto del linguaggio JAVAscript. Ora passiamo al sodo. “Fare rete” in questo caso trova la sua più compiuta definizione nel flusso continuo e ininterrotto di informazioni tra tutti gli utenti del web. Siano essi connessi alla rete mondiale (world wide web appunto), che in “piazze virtuali” come i social network, o “circoli privati” come i gruppi di discussione o i forum, o che ancora più direttamente facciano conversazioni dirette in chat o per mail. Forse è inutile ribadirlo ma, repetita iuvant, stiamo parlando di una rivoluzione di portata epocale. Come per tutte le grandi invenzioni (fuoco, addomesticamento degli animali, ruota, armi da fuoco, elettricità, aeromobili, energia atomica, ecc.) c’è un “prima e un dopo”. Solo che, ora che questa sensazionale invenzione c’è, senza sprecarsi in troppe lodi o troppe critiche (proprio perché come tutte le cose complesse ha molti aspetti positivi e molti altri negativi), va sfruttata al meglio. Non mi voglio oltre a questo soffermare sui tipi di comunicazione efficacie da scegliere sul web per vendere meglio i propri prodotti, promuovere le proprie serate, far leggere i propri articoli (miriadi di blog già se ne occupano più o meno bene), né preoccuparmi di riempire la bocca con termini a un certo punto anche poco attuali (ahimè) come “libertà di espressione”, “libera informazione” o altro che serve solo a far sentire “pezzi grossi” dei giornalisti in erba o peggio ancora “guru dell’ultima ora”.

http://www.youtube.com/watch?v=6_UQagTuah4

Vorrei, insieme ai miei sparuti lettori decodificarne le principali caratteristiche per arrivare a una modalità di utilizzo “saggia”, che si integri con il mio concetto di “rete” che voglio tentare di esprimere. Pretendo troppo? Può essere… tuttavia mi sono messo a fare delle ricerche e a quanto pare, incredibile ma vero, non si trova stilata nessuna graduatoria più o meno scientifica con gli aspetti positivi e negativi di internet nel suo complesso. Quindi ecco qua (per questo chiedo l’aiuto di tutti), menziono quelli che secondo me sono i più importanti (cioè fenomeni prima inesistenti o rari), numero pari (5 a testa) perché sono diplomatico e aspetto il contributo esterno, perché anche questo, in piena sintonia con ciò che scrivo, è fare rete…

http://www.youtube.com/watch?v=YItefcYdpX8

Principali Positività:

1 – Azzeramento delle distanze fisiche e conseguente possibilità di numerose conoscenze prima impossibili o molto improbabili, sia personali che di luoghi, spazi, stili di vita e di pensiero.

2 – Sensibile abbassamento di numerose voci di costo (promozionali per le imprese, didattici per chi studia, telefonici per tutti, discografici e cinematografici per chi è appassionato di musica e film)

3 – (ovvio) Esponenziale aumento di informazioni disponibili su qualunque materia in tempo reale (libere – nel senso di indipendenti – o meno)

4 – Multitasking, ovvero poter fare più cose o tenere più discussioni contemporaneamente.

5 – Possibilità di creare una “mappa ideale” dei propri interessi che possono essere sempre tenuti aggiornati, senza dover necessariamente spostarsi materialmente e senza intermediari.

http://www.youtube.com/watch?v=7ERL_IAeqWk

Principali Negatività:

1 – Eccessivo numero di immagini e informazioni disponibili, con conseguente rischio di generare confusione o spaesamento, con scarso livello di approfondimento e incapacità di scelta critica

2 – Difficoltà di verifica scientifica delle fonti. Data soprattutto l’eccessiva velocità con cui vengono caricati contenuti e notizie, e l’altrettanto istantanea velocità con la quale vengono smentiti o corretti.

3 – Abbassamento della qualità di numerose attività, soprattutto per quanto riguarda il giornalismo, la musica, il video e la fotografia, la stampa tipografica, data la possibilità per tutti di poter svolgere queste attività in rete, senza una sufficiente preparazione di studi o d’apprendistato e senza spesso strumenti ed equipaggiamento professionali.

4 – I toni. Non riuscire sufficientemente bene a comunicare le emozioni e i sentimenti che accompagnano le parole, per i quali spesso, nelle relazioni face to face, ci affidiamo ai gesti del corpo. Con un conseguente alto rischio di fraintendimento. Ho provato a spiegarlo anche in questo articolo, uno dei primi di questa rubrica: http://www.5avi.net/397/2011/11/questione-di-toni/

5 – L’aspetto a mio giudizio più rischioso. Ovvero quello di generare una doppia personalità. Quella virtuale, spesso fortemente propensa alla socializzazione e allo sviluppo di interessi e attività (il nostro cosiddetto avatar) e quella reale, depressa e incapace a confrontarsi spesso con il mondo esterno. Del resto, almeno ad estremo oriente, è piuttosto diffusa la sindrome denominata hikikomori, di cui parla nel suo bell’articolo su questo sito il nostro Andrea Graziano: http://www.5avi.net/5577/2012/03/hikikomori-non-solo-del-sol-levante/.

http://youtu.be/AjoY20hc4BA

Detto questo vengo alla domanda ispirativa di questo articolo: come fare rete in rete?

Provo a dare consigli di semplice buonsenso, partendo da una sorta di “analisi di bilancio” tra le cose positive e quelle negative sopra menzionate:

1 – Preoccuparsi di caricare contenuti attendibili e verificati con sufficiente premura (un po’ di buona fede è concessa, errare è umano)

2 – Prima di caricare foto o video, cercare di maturare un obiettivo senso del gusto, almeno minimo. Ci sono tante belle mostre di fotografia da visitare (possibilmente dal vivo), tanti bei film da vedere (scaricati e non) e tanti bei blog di foto, tanti bei filmati su Youtube ecc, ma anche tanta merda. Fatevi prima un giro. La bellezza la si percepisce senza necessariamente essere laureati in estetica. Se non siete in grado lasciate fare a chi è più capace. Darete una mano a lui e a voi stessi.

3 – Se avete da caricare notizie, per favore, fatevi questa domanda: ma se leggessi questa notizia caricata da altri, mi interesserebbe? Mi sarebbe utile a qualcosa? E’ per tutti o solo per alcuni? Eventualmente chi? Come e dove posso meglio raggiungerlo? Possiamo scegliere i nostri interlocutori. Evitiamo almeno di “sparare nel mucchio”.

4 – Se scrivete in italiano, preoccupatevi di conoscerlo. Ci sono molti vocabolari e dizionari di sinonimi e contrari anche online. Per piacere consultateli. Stessa cosa per chi scrive in inglese o altre lingue. Avere la possibilità di divulgare la cultura e divulgare viceversa ignoranza è insopportabile.

5 – Uscite di casa. Continuate a scaricare possibilmente a gratis, ma andate ai concerti, alle mostre, al cinema. Non è la stessa cosa. Le emozioni non sono intercambiabili. Gli odori, i rumori, gli sguardi (per quanto pesanti) degli altri, non sono ancora stati digitalizzati. Internet ci aiuta a sensibilizzarci, nel gusto e negli interessi. Ma non confondiamo il mezzo con il fine. La curiosità è sacra. Internet serve a stimolarla e svilupparla, poi va sfogata altrove.

Ed ecco infine come riassumere in questo strumento (il web) le caratteristiche principali del mio personale concetto di rete:

http://www.youtube.com/watch?v=fORsmplcqlc

  1. Gratuità: non è ammissibile nessun costo per le informazioni che riceviamo. Il rapporto deve essere di 1 a 1. Se tu mi dai un’informazione, io te ne do un’altra della stessa importanza. Oppure, la tua soddisfazione (non storcete il naso, sono cose che regolarmente già accadono) è data semplicemente dal fatto che io leggo o guardo o ascolto interessato ciò che pubblichi. Senza che ti chieda o che tu mi chieda niente a parte del tempo. Fa star bene sapere di aver dato qualcosa a qualcun altro che non sia denaro e che ugualmente (anzi maggiormente) gli serva. Più persone raggiungo, più feedback positivi ricevo, più il mio bisogno di benessere è soddisfatto.

  2. Sviluppo culturale e sociale: Più informazioni = Più sapere. Fin troppo elementare. Come sopra specificato, preoccupiamoci di mettere in circolazione contenuti il più possibile interessanti, leggibili e soprattutto veritieri.

  3. Sostenibilità Economica e Ambientale: Con internet consumeremo un po’ di corrente elettrica. Ma sempre meno che: accendere la televisione, lo stereo, il lettore dvd. Spostarsi in macchina (emettendo CO2) per andare in qualche ufficio o in qualche banca a fare operazioni che consumano carta, soldi (quindi altra carta, quindi alberi), non battere a macchina o scrivere a mano e quindi non consumare altra carta, inchiostro, buste (carta = alberi), non spendere soldi di telefono, non stampare necessariamente manifesti (abbiamo già salvato diverse foreste). I giornali online sono ormai di più e più informati di quelli cartacei (altri alberi abbattuti in meno) e così via. Senza contare il contributo che internet di per sé sta dando alle cause ambientaliste e alla controcultura. Un computer decente, ha prezzi alla portata di tutti. Altrimenti ci sono biblioteche e altri spazi pubblici che mettono a disposizione terminali per la navigazione. Non facciamo gli gnorri.

Per ora chiudo qui. Ho scritto anche troppo. So di non essere stato per nulla esaustivo, ma spero di aver comunque fatto riflettere qualcuno e spero altrettanto che questo qualcuno, o qualcun altro, dia il suo contributo a questo articolo. In una parola, spero che qualcuno faccia rete.

Chi è Michele Baldini

Sono un essere umano, di sesso maschile, che ha da poco superato i trent'anni, ha una laurea piuttosto inutile, sa abbastanza bene tenere in mano una chitarra e poco suonarla, ha un rapporto molto conflittuale con il resto della propria specie (a volte amore, altre disprezzo, mai odio, perché l'odio presuppone la stima) e che crede in alcune cose tra cui la fedeltà, l'arte e soprattutto la curiosità.

3 Responses

  1. andrea scrive:

    condivido appieno… se ne potrebbe parlare all’infinito, quindi inserisco un solo punto di riflessione ulteriore alla discussione: molti degli aspetti negativi verrebbero filtrati da un uso critico del mezzo, che in quanto mezzo è strumento e non deve essere fine, e in quanto tale è di per sé neutro. è l’utilizzo che ne declina la forma di trasmissione di idee. quindi basterebbe educare le masse (impossibile forse…). vale questo anche per le potenzialità positive. basterebbe educare le masse all’utilizzo (impossibile forse ribadisco…)

  2. Inventata scrive:

    L’avvento della rete ci ha cambiato la vita. Non solo, ha creato anche lavoro: social media specialist, social media marketing, manager ecc. E occuparsi di network è il mio lavoro: community manager. Mai avrei pensato che con l’avvento di Facebook e i social media nascessero nuove professioni. E invece è andata così. Inoltre, ha portato allo sviluppo di piattaforme di Enterprise Social Network, come dire: la rete non è solo “cazzate” ma si può usare come strumento di collaborazione, di condivisione della conoscenza e di cloud computing, ripulendo notevolmente i nostri computer da documenti, file e foto. Con questo concludo.

    Ah, deformazione professionale, vi butto là due annotazioni per il vostro sito :
    1) Non scrivete articoli troppo lunghi – l’utente medio rimbalzerà sulla pagina
    2) Rispondete sempre ai commenti – altrimenti che web 2.0 è se non ci si relaziona? Un monologo?

    Community management? ESN? Social Media Marketing? Non c’avete capito una mazza?
    Date un’occhiata su http://www.yooplus.com. Il futuro è già qui!

  3. Michele Baldini scrive:

    ciao “inventata”. Intanto sono contento che il tuo contributo non sia di pura critica (o meglio di contenuto offensivo) né di elogio o di condivisione, bensì altamente costruttivo, cosa che vivamente auspico ogni qual volta mi viene in mente di pubblicare qualcosa.

    Sulla lunghezza hai perfettamente ragione, io stesso, se hai fatto caso, non perdo mai occasione di scusarmi, durante gli articoli. Tuttavia, la mia non vuol essere una scusante, mi sforzo di essere anche il più completo e puntuale possibile, e talvolta mi dilungo.

    Confido nella clemenza di chi sa usare, come te, consapevolmente questo mezzo, e che quindi, ha anche il giusto “allenamento” per resistere alle mie “tirate”

    Per il resto, non ho mai mancato di rispondere ai commenti, direttamente qui, o altrove, nei social network dove condivido l’articolo

    Grazie Ancora, Michele

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