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Parigi e il meraviglioso mondo di Giusy

parigiParigi e il meraviglioso mondo di Giusy. Suona strano e sgraziato, rispetto al titolo del film di Jean-Pierre Jeunet Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain, ma cercherò di improvvisarmi una Audrey Tautou dei poveri per raccontarvi le calde storie che si condensano in una fredda Parigi invernale. Tutto quello che ho scoperto sulla Francia, i francesi, i francesismi e i francofoni. Aneddoti e consigli per godersi una piacevole sopravvivenza in Paris. Città dell’amore, del vintage e dello straniero.

Dove il ricco e il povero, il nevrotico e il creativo, lo scemo e l’intellettuale, viaggiano spalla a spalla nello stesso vagone della metro, come un tutt’uno, l’uno si sente un po’ l’altro. Lo scemo si sente un po’ intellettuale, l’intellettuale un po’ nevrotico e così via. Ed io, non posso che fondermi a questo tutt’uno umano che mi circonda ogni mattina, quando per andare a lavoro le porte della metro si chiudono dietro di me.

Quando le porte si chiudonoParigi è questo crogiuolo di anime abbandonate da Dio da almeno 222 anni, da  quando nel 1789 grazie alla rivoluzione, la Francia divenne effettivamente un paese laico. Laicismo di cui il francese  medio, ne vanta con onore l’invenzione, come uno dei migliori prodotti made in France, dopo il bordeaux e il fois gras.

La maggior parte dei francesi che conosco non sono battezzati, non hanno intenzione di sposarsi e trovano l’invenzione di Dio così demodé. Potete capire come io, bruna dagli occhi scuri, con un accento così vicino a quello di Luigi il pizzaiolo dei Simpson, (che è doppiato in francese con un ridicolo tono franco-italiano), in pari con tutti i sacramenti, possa risultare a questi francesi un personaggio talmente esotico.

en flaneur...Quando sei in Francia, partecipi al bene della Francia, che tu lo voglia o no. Anche semplicemente spendendo i tuoi soldi per andare al cinema. Un italiano direbbe: “Amore, andiamo al cinema?”. Un francese direbbe: Chéry, andiamo ad alimentare il mercato della cultura cinematografica francese?”. La loro è una democratica sensazione della Res Publica dove ognuno è responsabile e creatore del benessere dell’altro.

Cercherò di impostare il mio blog su 3 punti cardine: la parola, il luogo e l’artista del mese.

A Parigi puoi ritrovarti tre volte al cinema, poi a un concerto, subito dopo aver visto una conferenza, sapendo che il giorno dopo devi assolutamente andare a quel Vernissage di cui tutti parleranno, sui grandi boulevard Haussmanniani. Tutto questo nella stessa settimana.

La parola del mese è: BoBo. Direi che è la parola chiave di tutto il mio soggiorno parigino. Bobo significa Bourgeois Bohemien, letteralmente Borghese Bohemienne. Il BoBo ha spesso i capelli volontariamente spettinati con il gel, una maglietta a righe marinare, un’estetica che risponde a un finto menefreghismo dell’estetica, è tutto meticolosamente trascurato. J’adore le BoBo e potrei parlarne per ore. Chi mi ama, sa che sto inconsciamente trasformandomi in BoBo. A Parigi tutto è ben suddiviso e il quartiere BoBo è il Marais, la zona del Centre Pompidou fino a Bastille, ne puoi vedere un gregge, ma difficilmente girano insieme, non sono mai più di due, perché il BoBo è alla base un solitario sociale.

La mostra del mese è quella di Ai Weiwei, dissidente cinese al Jeu de Paume. In fondo ai giardini des Tuileries, i giardini che legano il Louvre a Place de la Concorde, trovate due perle architettoniche divenute luogo di cultura. Con il Louvre alle spalle e Place de la Concorde davanti agli occhi, sulla sinistra avete la turistica Orangerie e sulla destra il Jeu de Paume, letteralmente Gioco della Pallacorda, alla base era un luogo sportivo per l’altra aristocrazia, divenuto poi spazio d’esposizione per artisti non francesi, Picasso, Modigliani e Chagall vi esposero. In periodo di guerra diventa un deposito d’opere confiscate agli ebrei. Oggi accoglie esposizioni di artisti che utilizzano come medium la fotografia. Lavorando nel settore, ho il diritto e il dovere di assistere non al Vernissage, ma bensì al pre-vernissage. Dopo più di un anno che abito qui posso dirvi che il mondo dell’arte parigino è paragonabile a quello dei circolini Arci del comprensorio della Valdera, gira che ti rigira, incontri sempre le stesse persone.

Ciao, come stai?

E’ dall’ultima mostra di quell’artista bulgaro che non ci vediamo, come va? Siete riusciti poi a risolvere i problemi di dogana, per quell’artista indiano?

Ciao, come stai?”

Ohi, dai cavolo è dall’ultimo concerto dei Sirranda alla Festa dell’Unità che un ci si becca? Ma poi com’è finita quella storia di contestazione della multa al Lajatico, ce l’hai fatta a non pagare?

I discorsi che si tengono nei Vernissage parigini e nei Circolini Arci, cambiano nella forma, ma nelle sostanza sono più o meno gli stessi.

Il luogo del mese, più che un luogo è un viaggio nel tempo. Per rivivere i mitici anni ’30 della Parigi goduriosa. La Bellevilloise, una sala per concerti a Metro Menilmontain, propone ogni terza domenica del mese una serata elettro–Swing, con musica live che fa revival anni ’30, tutti i veri BoBo si ritrovano per dire addio alle ultime ore del loro fine settimana. Proprio ieri sera ci sono andata. Vi prometto che anche se nella mia mini borsa da BoBo, la macchina fotografica non ci entra, il 25 marzo, scatto qualche foto, così che possiate captarne l’atmosfera. Veri professionisti del ballo Swing ti invitano e ti guidano nella seconda attività più passionale che si possa avere in una relazione a due: il ballo.

Un cordiale saluto mes amies.

2 Responses

  1. Steff scrive:

    Super!
    we love you Giusy..
    ;)

  2. Marta scrive:

    che bell’articolo!
    ed è tutto meravigliosamente vero..Parigi è un posto a cui non credi finché non ci vivi ed i Bobo esistono per davvero! :D
    Quanto mi manca!

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