Il flamenco puro e aspro di Antonio Gades

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Questa settimana la dedichiamo ad un grande ballerino di flamenco, coreografo e regista: Antonio Esteve Ródenas, in arte Antonio Gades, un rivoluzionario nella vita e nell’arte.

Antonio nacque a Elda (Alicante) il 14 novembre del 1936, in una famiglia operaia e anti franchista: proprio la persecuzione politica e la povertà che lo circondava alimentarono il suo impegno sociale, destinato a diventare il fil rouge della sua vita.

L’incontro con la danza

L’incontro con la danza avvenne “per fame”, all’età di quindici anni. Rimasto senza lavoro, su consiglio di una vicina di casa, Gades s’iscrisse a una scuola di flamenco per lavorare nei locali di Madrid. In quegli anni incontrò Pilar López, colei che gli suggerì il nome artistico di Antonio Gades, da Cadice, la città già lodata da Marziale per la leggiadria delle danzatrici destinate alla Roma dei Cesari.

Nel 1951 entrò a far parte della compagnia di Pilar, nella quale approfondì lo studio di tutte le danze popolari spagnole e contemporaneamente della danza classica. L’insegnamento della Pilar spaziava dal folclore regionale a quello andaluso e segnatamente flamenco, fino alla «escuela bolera», frutto della contaminazione culturale ispanica e franco-italiana.

Federico García Lorca

Colui che ispirò le creazioni coreografiche di Gades fu il celebre scrittore Federico García Lorca. Il primo grande “innamoramento” per la sua poesia avvenne tramite un’edizione clandestina (ricordiamo che la Spagna era sotto il regime Franchista) del Romancero Gitano. Da qui Gades capì che i sui mezzi d’espressione dovevano essere il flamenco, il baile e il cante andaluso.

Grandi successi anche in Italia

Tra il 1962-1964 fondò il primo nucleo della sua compagnia, che più tardi diverrà il suo Ballet de Antonio Gades. Allo stesso periodo risalgono i suoi inizi in Italia come ballerino e coreografo del Teatro dell’Ópera di Roma (coreografia con Antón Dolin per il Bolero di Maurice Ravel), qui chiamato “el bailaor de la esencia andaluza”, e nel Festival di Spoleto con Giancarlo Menotti (coreografia per la Carmen di Georges Bizet), e alla Scala di Milano (con le coreografie Carmen e El amor brujo di Manuel de Falla).

Lo stile

Secondo Gades era necessario eliminare tutto quanto fosse di troppo per trovare e cercare di tirare fuori l’essenza della danza. In questa ricerca fu senz’altro importante la conoscenza e l’attenzione da lui poste sui movimenti artistici contemporanei, come l’astrattismo, il surrealismo, nella lettura e nella pittura.

Antonio sapeva il valore del trasmettere il suo pensiero sul flamenco e sulla società che lo circondava. Infatti è stato il primo a creare un repertorio contemporaneo per il flamenco che si discostasse dai caricati folklori propinati ai turisti in Spagna, per divulgare una danza pregiata, vera e aspra, a prescindere dalle origini popolari gitane. Espresse sempre le sue opinioni con forza e libertà, dando riconoscimento mondiale al folklore spagnolo.

Gades conferì al baile una nuova vita. Come ballerino, la sua figura riempiva las tablas di freschezza. Antonio aveva un grande carisma e un carattere che gli spagnoli definiscono ‘duende’, estro, passione, anarchia, imprevedibilità. Così si sposa e divorzia, balla con compagnie diverse e si sposta per tutto il mondo. Il suo impegno politico lo espose anche a pericoli nella Spagna franchista, che lo costrinsero a rifugiarsi a Cuba.

L’apice della sua carriera

Nel 1963 tornò in Spagna dove mise assieme un piccolo gruppo di ballo. In un night di Barcellona frequentato da intellettuali, Gades colpì l’artista internazionale Miró, che lo segnalò alla New York World’s Fair del ’64, un’esposizione internazionale, che gli conferì la celebrità mondiale.

L’amicizia con Mirò e Matisse fu per lui formativa: lo studio della loro arte pittorica, fatta di luce, spazi, geometrie, condizionò la creazione delle sue coreografie.

Nel 1968 torna alla Scala di Milano insieme a Rudolf Nureyev dove Gades riaffermò le sue capacità nel trasmettere la purezza del baile spagnolo.

La Spagna del dopo Franco, nel 1978, lo innalzò agli onori ufficiali dandogli la direzione di una compagnia nazionale. Venne infatti nominato direttore del Ballet Nacional Español, nel quale resterà solamente per due anni.
È nel 1981 che mise su pellicola “Bodas de Sangre” con Carlos Saura, un autentico cult per gli amanti del balletto. Con Saura realizzò altri film: El Amor Brujo (1986), Carmen (1983) e Flamenco (1985). La sua trilogia coreografica fonde musica aulica a canti popolari iberici, in una partecipazione diretta con l’eleganza di danzatori in vaqueros a vita alta e danzatrici cinte da ruote sgargianti e a pois.

Di seguito un estratto del potente ed energico duetto tra Antonio Gades e la sua ballerina Cristina Hoyos.

Ultimi anni

La sua ultima produzione come coreografo fu Fuente Ovejuna, su un testo di Lope de Vega e adattamento di José Manuel Caballero Bonald. La corografia che esaltava la classe rurale e la sua capacità di reagire alle violenze del potere. Venne presentata all’Opera di Genova nel 1994, oltre ad essere portata in una tournée mondiale in Giappone, Italia, Francia, Regno Unito, Spagna, Cuba, e vari paesi latino americani.

Morì di cancro nel 2004 a Madrid nel 2004.

Onorificenze

Fra gli altri premi ricordiamo il Premios Nacionales de Teatro y Danza, Galardón Flamenco Calle de Alcalá 2002.

Dal 2001 è stato titolare di uno dei premi per il baile (Farruca, Zapateado, Martinetes) del Concurso Nacional de Arte Flamenco de Córdoba.

Infine Fidel Castro onorò Gades nel luglio 2004 con la Orden José Martí, la distinzione più alta che concede il Governo Cubano, per “il suo amore, amicizia e fiducia indiscussa. Per la sua arte innovativa, la sua riconosciuta eccezionalità come ballerino e coreografo, per il suo amore per chi lotta” .

Quello che oggi è il baile flamenco si deve anche a questa figura eclettica. Un’artista che fece conoscere al mondo intero il flamenco della vera Andalusia, quello arido, aspro, forte e intenso.

Come ulteriore omaggio vi lasciamo alla visione di una parte della Trilogia di Saura con Gades.


El Amor Brujo

Autore

Studentessa in Storia delle Arti Visive e dello Spettacolo presso l'Università di Pisa. All'età di 6 anni ho abbracciato l'affascinante mondo della danza e del teatro, che tutt'ora continua a regalarmi grandi emozioni. "Che cosa è il teatro? Una delle testimonianze più certe del bisogno dell’uomo di provare in una sola volta più emozioni possibili". (Eugène Delacroix)

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