La #Listona per le ferie

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Si intravedono in lontanaza le ferie. Mare o montagna? Apriamo le finestre nonostante le zanzare? Ma se andiamo in Calabria almeno un paio di giorni dobbiamo passare dai parenti lo sai? Sennò quelli ci restano male.
Ci sono tante cose da fare e tante decisioni da prendere, rischiamo quasi di non avere tempo per deciderci quale bel film guardarci la sera oziando. Cosa? C’è una #Listona fatta da 5AVI per salvarci?

Sì, eccola!

Zardoz (John Boorman – 1974)

A fine Anni Sessanta Boorman provò a mettere in cantiere una versione psichedelica de Il Signore Degli Anelli, con tanto di spettacolo kabuki a metà film. Il progetto fu poi deviato a Ralph Bakshi, ma l’idea di un film drogoso rimase da qualche parte rintanata nel cervello del regista. Dopo il successo di Deliverance ottenne un certo credito e la Fox decise di finanziargli una sceneggiatura scritta assieme a Rospo Pallenberg – l’uomo con il nome più bello mai apparso nei credits di un film – di realizzare questa specie di fantasy/sci-fi distopico pieno di riflessioni sulla vitaluniversotuttoquanto e, vedere per credere, Sean Connery in perizoma e baffoni. Che belli gli anni della massiccia diffusione degli allucinogeni.

The Anderson Tapes (Sidney Lumet – 1971)

Continua la penitenza per farmi perdonare della stroncatura di The Wiz. Lumet assembla un prezioso film di rapine, giocando con gli intrecci temporali ed anticipando certi timori dell’epoca (il sentirsi perennemente sorvegliati da forze invisibili) che troveranno forma più compiuta qualche anno dopo ne La Conversazione di Coppola. Come ogni heist movie che si rispetti presenta un piano bellissimo e studiatissimo, che per nostro diletto prenderà a un certo punto la piega peggiore. In fondo, che c’è di bello in una storia dove tutto fila liscio?

Gone Baby Gone (Ben Affleck – 2007)

Se dieci anni fa avessi detto a qualcuno che un film diretto da Ben Affleck averebbe vinto un Oscar di lì a qualche anno probabilmente (sicuramente) la reazione del mio interlocutore avrebbe oscillato fra lo stupore e la sincera presa per il culo. Ma, dove Argo è il suo film di maggior successo, l’esordio dietro la macchina da presa Gone Baby Gone è ancora il suo lavoro più compiuto. Un thriller teso, emotivo, sullo sfondo di una Boston violenta e terribile. Viene quasi da perdonargli quella robaccia di Amore estremo. Non domandate, chi ha visto sa.

La Spia Che Venne Dal Freddo (Martin Ritt – 1965)

Il primo adattamento di un romanzo di John Le Carrè batte ancora i successivi di varie lunghezze per molte ragioni. Ritt riporta fedelmente su schermo il ritmo compassato del testo originale, incorniciando ambienti e gesti in uno splendido bianco e nero. Richard Burton poi è perfetto nel dipingere con pochi segni e sguardi un infinito universo di emozioni sotterranee. Il suo viso, stanco e sempre più provato via via che l’intreccio si evolve, inonda lo schermo in potentissimi primi piani che restano addosso anche a film finito.

Il Nostro Agente Flint (Daniel Mann -1966)

Lo sguardo di chi la sa lunghissima

Dopo l’incredibile successo della saga di James Bond realizzata da Saltzman e Broccoli qualche executive alla Fox deve aver detto “Ehy, perché non lo facciamo anche noi?”. L’agente Derek Flint ha il volto di James Coburn, il quale sembra sinceramente divertirsi nei panni di una versione too much del rivale inglese. Flint sa fare tutto, ha un harem di mogli bellissime, un erudizione in qualsiasi campo dello scibile umano e conosce il kung fu. Il film è fondamentalmente tutto qui, un continuo mostrare le incredibili abilità del nostro in scenari sempre più colorati mentre un cattivo vuole distruggere il mondo (mai sentita questa eh?). L’accrocco è talmente esagerato da essere scemo, ma fortunatamente qualcuno deve essersene reso conto in tempo per non valicare la linea che passa dal buffo all’involontariamente comico. 

Autore

Volevo avere la classe di Charlie Rose, per ora ho solo la panza di Vincenzo Mollica.

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