San Michele in Orto: l’oratorio fiorentino di Orsanmichele

0
Condividilo!

La chiesa fiorentina di Orsanmichele si trova in via dei Calzaiuoli, a metà tra il Duomo e il Palazzo della Signoria; il suo aspetto attuale, tuttavia, non corrisponde a quella originario. Inizialmente, infatti, si trovava in questo luogo una struttura risalente all’epoca longobarda, edificata nell’VIII secolo. Tale costruzione prendeva il nome di San Michele in Orto, da cui sarebbe derivato il nome di Orsanmichele, ed era un piccolo oratorio, affiancato ad un convento femminile, circondato da orti e giardini.

Facciata di Orsanmichele (San Michele in Orto) vista da via dei Lamberti

Facciata di Orsanmichele (San Michele in Orto) vista da via dei Lamberti

Da San Michele in Orto a loggia del grano

Dopo l’abbandono del complesso, avvenuto progressivamente durante il Basso Medioevo, nel 1239 il governo fiorentino ne decide la demolizione. Al suo posto viene edificata nel 1290 da Arnolfo di Cambio  una loggia per la vendita del grano, all’interno della quale si trovava un’immagine della Madonna dipinta su di un pilastro a cui si attribuivano numerosi miracoli. Un incendio distrugge l’opera di Arnolfo agli inizi del Trecento, per cui l’Arte della Seta commissiona ad un gruppo di architetti – Neri di Fioravante, Benci di Cione e Francesco Talenti – la sua ricostruzione, che viene portata a termine nel 1349

La chiusura della loggia

A questo punto, l’edificio acquista un carattere maestoso, non più consono ad ospitare il mercato. Conserva tuttavia una doppia funzione, dato che la loggia viene dotata di due piani superiori utilizzati come granaio, mentre quello inferiore è adibito al culto. Alla fine del Trecento, inoltre, la chiusura delle dieci arcate su progetto di Simone di Francesco Talenti insieme alla realizzazione dei tabernacoli conferiscono all’edificio l’aspetto attuale.

Particolare di una trifora con le aperture tamponate

Particolare di una trifora con le aperture tamponate

Il linguaggio architettonico

Ciò che colpisce della chiesa di Orsanmichele è l’aspetto non convenzionale della struttura, atipico per un edificio di culto. L’esterno in pietra forte fiorentina, le aperture regolari – trifore tamponate a pianterreno e eleganti bifore ai piani superiori – lo configurano più come un palazzo signorile che come luogo religioso.

Le trifore si concludono con vetrate policrome illustrate con storie della vita della Vergine realizzate da Niccolò di Pietro Gerini

Le trifore si concludono con vetrate policrome illustrate con storie della vita della Vergine realizzate da Niccolò di Pietro Gerini

L’interno, a pianta rettangolare con una coppia di pilastri al centro, mantiene l’impianto originario della loggia. Lo spazio, infatti, è scandito da volte a crociera costolonate.

Interno della chiesa di Orsanmichele, con particolare del tabernacolo di Andrea Orcagna che racchiude la Madonna di Bernardo Daddi

Interno della chiesa di Orsanmichele, con particolare del tabernacolo di Andrea Orcagna che racchiude la Madonna di Bernardo Daddi

La particolarità della struttura, comunque, si riflette nella decorazione dei tabernacoli collocati sulle pareti esterne della struttura.

I tabernacoli e le Arti fiorentine

Sono le Arti fiorentine, in quanto proprietarie, ad occuparsi della decorazione scultorea dei tabernacoli di Orsanmichele.

Si scatena dunque una vera e propria competizione volta ad assicurarsi l’artista migliore; non a caso, dunque, gli autori delle statue sono personaggi come Lorenzo Ghiberti, Donatello, Nanni di Banco, Filippo Brunelleschi e Baccio da Montelupo (e solo per citare i più noti). Gli artisti hanno l’incarico di scolpire l’effige del santo patrono dell’Arte. Gli esempi più mirabili sono il San Luca di Ghiberti e il San Giorgio di Donatello

San Giorgio di Donatello, commissionato dall'Arte dei Corazzai e Spadai

San Giorgio di Donatello, commissionato dall’Arte dei Corazzai e Spadai

Una delle ultime statue ad essere collocata nella nicchia è il gruppo raffigurante l’Incredulità di San Tommaso. L’opera viene realizzata da Andrea del Verrocchio, il maestro di Leonardo.

L'Incredulità di San Tommaso di Andrea del Verrocchio per il tribunale della Mercanzia

L’Incredulità di San Tommaso di Andrea del Verrocchio per il tribunale della Mercanzia

La decorazione scultorea dei tabernacoli, infine, si protrae sino al Seicento, quando viene posizionato il San Luca di Giambologna, per l’Arte dei Giudici e dei Notai. Ad oggi, gli originali sono visibili in parte nel Museo di Orsanmichele, in parte in altri musei fiorentini. Per preservare tali capolavori, infatti, è stato necessario sostituirli con delle copie.

Autore

Sono una storica dell'arte amante dell'architettura, che studio con passione all'Università di Pisa. Amo leggere, passeggiare con i miei cani e trascorrere le giornate in tranquillità all'aperto. Spero di diventare, in futuro, una ricercatrice nell'ambito dei beni culturali.

Lascia un Commento