Seraphic Eyes: grunge italiano e speranzoso

0
Condividilo!

L’apertura della quarta serata del Pistoia Blues è affidata ai Seraphic Eyes, grunge band italiana made in Biella.

Ci presentiamo e confesso a Laura, Alberto, Laura e Alessio, rispettivamente chitarra e voce, basso e batteria  che sono un po’ emozionata, perché si tratta della mia prima intervista all’interno di un festival così importante, e Alberto mi prende in contropiede: “Se sei emozionata te, figurati noi che abbiamo appena suona su quel” palco”. Insomma, eravamo tutti presi dall’emozione delle nostre rispettive prime esperienze.

I Seraphic Eyes sono un gruppo basico, denso di suoni potenti e che sul palco ci sa fare.

I Seraphic Eyes in azione sul palco del Pistoia Blues

Seraphic Eyes, cosa vi ha spinto a dare questo nome al gruppo, vista la differenza con il tipo di musica che suonate?

Alberto: È un aggettivo legato agli angeli, ma è letto in modo più ampio da me: serafico è qualcuno che non è toccato dagli eventi esterni, che affronta con serenità qualsiasi problema si presenti. Noi non siamo “serafici”, ma Seraphic Eyes può essere un punto d’arrivo per noi, un obiettivo, al quale forse non arriveremo mai ma per il quale lavoriamo: tutti i problemi della vita possono essere risolti. Laura: come si nota dal titolo del nostro ultimo disco, “Hope” , che in copertina ha la foto della nostra bambina (di Laura e Alberto).

Tranquillità, speranza, circolarità della vita e duro lavoro… 

Alessio ha un tatuaggio che fece prima di conoscere Laura e Alberto, si tratta di un occhio con sette ciglia sopra e sette sotto: l’occhio è l’elemento del nome del loro gruppo e sette sono gli anni di differenza dei componenti del gruppo, casualità o destino?

Alberto: Sentendo Vedder e Cornell, non sono riuscito a non suonare, e quando iniziai i primi accordi già avevo delle canzoni scritte, e anche ora mi sento come un fiume in piena, non riesco a non scriverle. Sempre riguardo al nome della band, siamo tutti convinti che nonostante le sventure e le avversità della vita, te in quanto persona, puoi lavorare per cambiarle e lavorando sodo ci riesci. Tramite il lavoro e la speranza riesci a modificare anche l’impossibile, nessuno può toglierti la speranza che è il nostro motore.

Riagganciandomi al vostro amore per la speranza, è per questo che avete suonato la cover di “Break on Through” dei Doors, che significa “aprire un varco, apri un varco dall’altra parte”?

C’è un doppio scopo: Break on through ha un suo testo con un suo proprio significato, in più a noi piaceva l’idea di omaggiare le band storiche, a modo nostro e nel nostro stile, ma omaggiarle, perché la società sta perdendo la coscienza storica. Ricordare che sono esistite band di quel calibro fa bene alle giovani generazioni e non solo…

Sulla sinistra Alberto dei Seraphic Eyes e sulla destra l’iniviata di 5AVI.net

Dal vostro sito si legge che siete nati in un incidente, dallo sferragliare dello scontro tra due auto

Alberto: i Seraphic Eyes nascono a Biella venti anni fa, ma in quel momento tutti facevano metal e io invece rimasi fulminato dal movimento grunge.  Arrivavo dal metal, ma sentire questa musica così pregna di emozioni mi coinvolgeva ad un livello superiore di quanto non facessero i Metallica o i Guns e così ho iniziato a suonare. Provai dieci batteristi, ai quali piacevano le canzoni ma che appena avrebbero trovato una band metal, sarebbero andati via, per cui dopo il decimo decisi di chiudere il progetto. Ora arriviamo al momento dell’incidente: a trentacinque anni ero in macchina e un tizio rimasto senza benzina, di notte, si ferma in tangenziale, spegne le luci, scende dalla macchina e io rischio quasi di investirlo. Accese le quattro frecce io le vedo all’ultimo minuto, sterzo all’improvviso e riesco ad evitare l’incidente, ma tutto ciò mi tiene in casa per un mese perché in quel frangente non avevo la patente. In questa circostanza  inizio a suonare e facendo ascoltare le tracce a un mio ex bassista mi dice che il tutto non era malvagio e se potevamo rimettere in piedi il gruppo. Dopo chitarra e batteria abbiamo cercato il basso ed è arrivata Laura.

“JFK spoke about this”, terza traccia di Hope, come mai avete scomodato questo personaggio?

Alberto: Riprendiamo un discorso di Kennedy sui complotti, in cui parla di un complotto politico, economico e militare atto a togliere la possibilità e la libertà di pensiero al popolo americano. E’ orribile il solo pensare che ci possa essere anche solo la minima possibilità di togliere la libertà di pensiero ad un popolo ed è emblematico che a dirlo sia un presidente degli Stati Uniti.

“Rules are made to enslave”?

Alberto: si tratta di regole che non sono a beneficio dell’umanità ma fatte per renderci schiavi.

“When I Suffered- Ode to smell” , come mai avete fatto un tributo ai Nirvana?

Alberto: se Vedder riconosce che tutti loro, Pearl Jam, Soundgarden, Alice in Chains e tutti i successivi sono riusciti ad avere la visibilità che hanno avuto e hanno grazie a Kurt Cobain e a Smells like teen spirit, noi non potevamo che riconoscere altrettanto tributo.

Alessio e Laura dei Seraphic Eyes durante l’intervista

“Losing Souls”, prima traccia di “Hope”, qual’è il suo significato?

Alessio: è inneggiare ad una presa di coscienza, allo stare insieme; oggi andiamo in direzioni sempre più individuali e individualistiche, noi ribadiamo che le cose si fanno insieme. Alberto: Insieme agli altri sei più potente, l’unione fa la forza, il tutto è diverso dalla somma delle singole parti.

Ci salutiamo e ci diamo appuntamento al prossimo concerto.

Stay tuned rockers!

Autore

Lascia un Commento