Leggere il cinema con Sidney Lumet

0
Condividilo!

Uno dei primi articoli che pubblicai per 5AVI era dedicato a un musical chiamato The Wiz (It’s Magic nella distibuzione italiana) del quale mi dissi deluso, soprattutto considerando il nome dietro al progetto, Sidney Lumet. A suo tempo inserii il dato così, senza darci troppo peso, ignorando invece che il buon regista non era (è) un autore molto noto fuori dalla cerchia dei cinephiles e che questa mia aspettativa non era esattamente comprensibile.

Ora, Lumet è uno di quei rari casi di autore meno famoso dei film famosi che ha firmato – come suona male con tutte queste effe, vero? – fra cui rinomati capolavori della settima arte (Quinto Potere, La parola ai giurati) e grandi successi che hanno influenzato l’immaginario collettivo (Serpico su tutti) quindi non un minimalista polacco morto giovane suicida copie vendute due, ma nonostante questo il suo nome suona ancora oscuro ai più. E io utilizzando questo spazio concessomi avevo pensato bene di raccontarvi uno dei suoi pochi film malriusciti, non aiutando certo i miei lettori a riscoprirlo. Una cosa piuttosto antipatica dite? Meglio cercare di rimediare allora.

Sidney Lumet

Ho deciso quindi di consigliarvi un libro scritto da Lumet intitolato Making Movies del 1995 che è credo uno dei migliori testi sul cinema che possiate leggere, ma partiamo prima da una premessa.

Cosa spinge un regista dopo 38 anni e quasi altrettanti film realizzati a pubblicare un volume sul come si realizza una pellicola?

Interrogato sulla cosa, Lumet disse di essersi stupito anni addietro, durante alcune lezioni universitarie da lui tenute, dell’ignoranza da parte degli studenti di Cinema sull’argomento. Tutti conoscevano gli autori e le correnti, molti sapevano fare intelligenti considerazioni estetiche, ma quasi nessuno conosceva il set e i suoi meccanismi. Era quindi ora di spiegare qualcosa ai giovinastri.

Fare un film, questo il titolo italiano, descrive ogni fase del processo produttivo dalla pre-produzione all’editing dando ogni informazione necessaria ma evitando di scadere nel tono distaccato del saggio. Ogni cosa è raccontata dal punto di vista del regista – l’uomo che nelle parole dell’autore fa “il mestiere più bello del mondo” – in un modo che rivela da una parte la sincera passione per tutto ciò che gravita attorno alla realizzazione di una pellicola e, dall’altra, un insospettabile pragmatismo. Per darvi un’idea; parlando del lavoro con gli attori Lumet dice di considerare dolorosa la pratica dietro al tentativo di dipingere un personaggio e di rispettarli per questo, mentre in un capitolo successivo consiglia di sfruttare metà della pausa pranzo per un pisolino, in vista degli straordinari di cui ci sarà sicuramente bisogno per chiudere una scena.

Sempre lui, ma Supergiovane

La “narrazione” di meccanismi e fasi talvolta complessi è quindi alleggerita e insaporita con aneddoti su grandi nomi come Marlon Brando (con Lumet in Pelle di Serpente) o Sean Connery (The Offence) e spaccati di vita vera dal set. Molte sono le considerazioni interessanti che via via affollano le pagine, ma su tutte spicca il ritratto sulla figura del regista, non supremo artefice di un’opera ma coordinatore di persone e talenti, colui che cerca di fare in modo che ognuno “faccia lo stesso film” per dirla come Lumet. Una visione di questo genere – tipica dell’idea del Cinema come industria – rompe (o meglio ridimensiona, modifica) il modo di intendere la professione evolutosi dopo le politique des auteurs dei Chaiers du cinéma. Certo non è stato il primo a dirlo, ma è fra quelli che l’ha fatto meglio.

Una volta chiesi ad Akira Kurosawa perché avesse scelto di inquadrare una scena di Ran in un certo modo. Mi ripose che, se avesse spostato la macchina di due centimetri più a sinistra, la fabbrica della Sony sarebbe stata lì ben in mostra, e che, se l’avesse spostata due centimetri più a destra, avremmo visto l’aeroporto – nessuna delle due cose poteva far parte di un film in costume. Solo chi fa film sa quali decisioni da prendere su qualsiasi parte del lavoro. Le decisioni possono dipendere da tante cose, dalle esigenze di budget fino all’ispirazione divina. Questo è un libro sul lavoro che implica il fare cinema.

Dalla prefazione del libro

Extra – 1

Ecco ora che vi ho consigliato il libro, vi ho detto di cosa parla e come mai è bello, inseriamo anche una parentesi sul come procurarselo, perché 5AVI pensa sempre alle necessità dei lettori [occhiolino]. Sui principali canali di e-commerce (ma si dice ancora così?) lo reperite ad un prezzo onesto, fra i 18 e i 20 euro circa, ma tende ad andare spesso fuori stampa. In Italia comunque ha avuto una discreta diffusione e volendo si trova con facilità ai vari mercatini dell’usato/pusher di fiducia di libri l’edizione del ’96 della Pratiche Editrice che lo inserì nella collana Strumenti per scrivere e comunicare. Di solito con un pezzo da 5 lo portate a casa. Non so niente di e-book perché l’unico lettore da me posseduto è rimasto su un locale Firenze SMN-Lucca e non ci siamo più incontrati. Se ne avete notizie ditegli che lo odio per questo.

EXTRA – 2

Una bella intervista su Making Movies di Charlie Rose.

Autore

Volevo avere la classe di Charlie Rose, per ora ho solo la panza di Vincenzo Mollica.

Lascia un Commento