Il Pistoia Blues spegne trentanove candeline

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Il Pistoia Blues è un festival che porta bene i propri trentanove anni di onorata carriera e che tra alti e bassi, sapendo crescere e modificarsi, è arrivato fino ad oggi. È uno dei più longevi festival italiani in cui a farla da padrone è la musica, suonata all’interno di una cornice suggestiva e intima, ma non per questo meno sentita o rinomata a  livello nazionale, anzi forse è proprio l’intimità di quella piazza, Piazza del Duomo, che crea maggiore vicinanza tra pubblico e artista ad essere il segreto della longevità del festival.

La ricetta magica del “Blues”

La ricetta magica del Blues (come lo chiamiamo amichevolmente noi pistoiesi), è il risultato di una miscela costituita da: anni di esperienza,  persone qualificate che portano tecnica e passione e artisti magnifici, nostrani e internazionali; il tutto condito da eventi collaterali di alto livello e che garantiscono sempre performance sfiziose, che non deludono e soddisfano pubblico e organizzatori, perché il blues è così: ti soddisfa e ti tocca il cuore. (per non citare poi tutti i tecnici delle luci, del suono,  che montano il palco, i medici pronti a soccorrere gli spettatori, tutti coloro i quali sono “dietro” al festival proprio in quei giorni”)

Durante l’inverno scorso si sono avvicendati sui palchi pistoiesi artisti importanti, grazie soprattutto a quegli eventi collaterali che rendono Pistoia un festival 365 giorni all’anno.

Nell’ambito del “Road to Pistoia Blues” a marzo abbiamo avuto “Sugar Blue” al Santomato Live Club, un armonicista o meglio un “harmonica extraordinaire” che ha catapultato per qualche ora il pubblico in un’America così diversa dall’attuale, che forse non riusciamo più neanche ad immaginare.

Chiuso un festival, se ne apre subito un’altro

Il 29 giugno si è concluso “Obiettivo BluesIn” 2018 al Teatro Bolognini con  gli otto finalisti del progetto e il 4 luglio Graham Nash ha chiuso “Road to Pistoia Blues” in modo discreto e a piedi scalzi, per lasciare quella strada libera agli artisti che saliranno sul palco il 10, 13, 14 e 15 luglio.

Il festival nelle prime due date ospita Alanis Morissette e James Blunt, artisti che, non me ne vogliano i loro fan, non scalderanno troppo l’aria di Piazza del Duomo, perché non hanno quell’allure di mistero o di passionalità che arriverà con il fine settimana, quando si farà il fatidico “botto”.

Dal progressive ai campi di grano

Il 14 luglio saremo lietissimi di ascoltare la classe tutta “made in Great Britain”, del prog rock di Steve Hackett, l’ex Genesis che ha inciso “Selling England by the pound”, per citare solo uno dei lavori capolavoro di questo artista, che, lasciati i Genesis si districò con un certo stile e notevole successo anche nella carriera solista. Quando si dice “il ragazzo ci sa fare”.

Musica senza tempo negli anni…

Dalle atmosfere un po’ oniriche e tutte british, che richiamano elfi, folletti e venditori di salvia, rosmarino e timo alla fiera di Scarborough, di Steve Hackett,  passiamo il testimone a Mark Lanegan e ai Suepersonic Blues Machine with Billy F. Gibbons, binomio, questa volta tutto “made in USA” e che ci porta ad atmosfere più cupe e introspettive con Lanegan e più scanzonate e “southern” con I Supersonic Blues Machine.

Buon festival lettrici e lettori!

P. S. Francois Truffaut una volta ha detto: “Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla morte”. Se parliamo di film vi rimando alla rubrica “Cinephagus”, se ci sono di mezzo i libri a “La paroleria” e “La piccola Libreria”, e per la musica non mi rimane che invitarvi al Pistoia Blues 2018, non ve ne pentirete!

Playlist ufficiale del festival

 

 

Questo è invece il quarto volume del “Pistoia Blues Next Generation”

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