Ipocondria: come riconoscerla e curarla

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Ipocondria: dal dubbio al problema

Fra i problemi che incontro più frequentemente nell’attività clinica c’è la paura di avere una malattia fisica grave. Tale condizione, chiamata comunemente ipocondria, nello specifico consiste nel dubbio o nella convinzione di avere una malattia, nonostante gli specifici controlli medici dimostrano il contrario.

L’ipocondria nasce da una preoccupazione per il proprio stato di salute, che nella maggior parte dei casi si origina da informazioni relative ad una malattia specifica, con le quali la persona può venire in contatto attraverso i più svariati canali: internet, mass media, letture, esperienze di familiari o conoscenti.

Il tarlo mentale che piano piano si sviluppa è: “E se avessi anch’io un tumore per ora asintomatico? Se avessi la sclerosi multipla ecc..”

Come tutti i disturbi su base ossessiva, se tali dubbi non vengono assecondati velocemente si dissolvono e la persona percepisce l’irragionevolezza delle proprie preoccupazioni.

Ciò che trasforma una preoccupazione passeggera in un problema sono le possibili reazioni che il soggetto mette in atto per tranquillizzarsi o meglio per disconfermare il dubbio, analizziamole una per una spiegando il loro effetto paradossale.

1) Cercare informazioni su internet

La reazione più frequente è quella di cercare informazioni su internet, l’effetto tipico è che invece di disconfermare l’ipotesi iniziale si alimentano ancora di più i propri dubbi, in quanto si ritrovano inevitabilmente dei sintomi fisici in cui ci riconosciamo. La quantità di informazioni riguardo la salute è così grande in rete che è quasi impossibile non diagnosticarsi una malattia, e spesso chi cade in questa trappola passa da una possibile diagnosi ad un’altra perdendosi in un labirinto di possibilità che ingigantisce il senso di insicurezza personale.

2) Consulti medici ed esami continui

La seconda reazione disfunzionale è quella di sostenere continui consulti medici al fine di disconfermare l’ipotesi nefasta di una grave malattia. Ingenuamente si potrebbe credere che una diagnosi negativa tranquillizzi l’ipocondriaco, in realtà questa nella maggior parte dei casi alimenta altri dubbi: si chiedono esami sempre più approfonditi o si cambiano medici, in cerca di quello veramente bravo. La persona vuole essere certa al 100%, ma in medicina come in altre attività cliniche il 100% non esiste, ci può stare il 99%, ma questo non basta mai.

3) Parlare del proprio stato di salute con le persone vicine

La terza reazione che alimenta il dubbio è il chiedere rassicurazioni agli amici o ai partner e familiari. Questi ultimi cercano di tranquillizzare la persona, ma ciò ha un effetto positivo solo nell’immediato. Per il semplice fatto di parlare della propria salute il dubbio si ingigantisce e spinge a chiedere rassicurazioni sempre più approfondite. Chiaramente questa dinamica relazionale diventa esasperante per le persone che stanno vicino al soggetto ipocondriaco, fino a condurre ad accesi scontri.

4) Monitorare costantemente il nostro corpo

L’ultima reazione possiamo dire che costituisce la base del problema ed è il continuo ascolto delle proprie sensazioni fisiche e la ricerca visiva di segni corporei. Queste due attività portano a scambiare reazioni fisiche normali per patologiche e quindi a costruire l’idea di avere una malattia. Inoltre l’attenzione continua riferita ad un parametro corporeo aumenta l’intensità con la quale lo percepiamo, infatti spesso chi soffre di ipocondria afferma: “ma io lo sento, non è un problema immaginario!”

La psicoterapia di questo problema, dal punto di vista strategico-costruttivista consiste nel bloccare o riorientare tutte queste reazioni che trasformano, agli occhi dell’ipocondrico, un problema immaginario in un problema reale.

Autore

Psicologo e Psicoterapeuta. Specializzato in Psicoterapia Breve Strategica. Membro dell'Istituto di Psicoterapia Strategica- Interazionista con sede a Livorno. Esercita la libera professione a Livorno, Empoli e Lucca.

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