Il re delle tenebre è vivo: Ozzy Osbourne live @ Firenze Rocks

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Care lettrici e cari lettori, sappiate che in questo articolo non sarò super partes e che se non siete amanti del rock ‘n’ roll o dell’heavy metal, quello che ha a che fare con diavoli, croci, cristi e quant’altro, farete meglio ad andare altrove, o semplicemente scegliere un altro articolo dei miei bravissimi colleghi.

C’è un famoso concerto dei The Doors che viene introdotto nel seguente modo: “Ladies and gentlmen from Los Angeles, California THE DOORS!“, per l’importanza del personaggio che mi accingo a descrivere io aprirei nello stesso modo: “Ladies and gentlmen from Firenze, Toscana: Mr. Ozzy Osbourne!”.

È in quel preciso istante in cui lui, Ozzy, il re delle tenebre, lui che si dice abbia morso/mangiato un pipistrello, sale sul palco del Firenze Rocks che si scatena l’urlo della folla bramosa di accoglierlo.

Domenica 17 giugno abbiamo assistito all’unica data italiana del “Farewell world tour”, tour che dovrebbe segnare l’addio alle scene da parte di Ozzy, ma che forse non sancirà definitivamente la fine dei giochi per il nostro padrino dell’ heavy metal.

ll re delle tenebre è vocalmente in ottima forma, riesce a reggere un’ora e mezzo di puro classico heavy metal grazie anche agli ottimi ragazzacci che si porta dietro, “i fantastici quattro”: Zakk Wylde con le sue inconfondibili chitarre spiralate, Adam Wakeman alle tastiere, Tommy Clufetos alla batteria e Rob “Blasko” Nicholson al basso.

Zakk Wylde è sempre una garanzia e tra un cambio di chitarra e l’altro incanta tutta la Visarno Arena con una potenza magistrale, così come anche l’assolo di batteria di Tommy Clufetos, che sembrava non dover finire più.

Il concerto, che è un omaggio alla sua carriera solista, e ai Black Sabbath, si apre con Bark at the moon, per passare poi alle tastiere di Mr. Crowley, e agli anni Novanta con Road to nowhere. I Blackk Sabbath sono degnamente onorati con War Pigs e Paranoid.

L’ora e mezza di Ozzy e soci è una scossa di adrenalina, di storia e follia, io mi sono divertita da pazzi al solo pensiero di avere davanti Ozzy Osbourne mi veniva da ridere e nello stesso tempo ero estasiata. Ozzy è un pezzo di storia del Novecento. Ci sono i politici, i premi nobel, gli scienziati e i capi di stato e ci sono i musicisti. Musicisti che per la loro carica innovativa hanno contribuito a cambiare la società, la forma mentis di intere generazioni tanto quanto un politico, o forse di più, perché agivano attraverso la musica, non in modo impositivo ed ufficiale. E il trucco per cambiare le regole del gioco è sempre lo stesso: non imporre qualcosa, ma lasciare che la goccia scavi la roccia, cosicché, quando ci si accorge della portata del cambiamento, ormai non è più possibile arginarla.

Con la sua camminata folle da una parte all’altra del palco Ozzy ha retto tutto il concerto grazie, oltre alla sua vocalità ancora ottima, alla grande sintonia con il pubblico, folle tanto quanto lui, e ai pezzi che uniscono nel tempo tantissime generazioni, che andavano dai dieci ai settant’anni.

Rob Halford e l’ Harley Davidson

Meteo perfetto, organizzazione interna al festival ineccepibile, che si preoccupava anche di innaffiare il popolo della Visarno Arena con le idropulitrici: concerti all’altezza delle aspettative. La giornata ha visto salire sul palco del Firenze Rocks anche i Judas Priestmagnifici in tutta la loro carica metal e nei loro giubbotti borchiati e come dimenticare quando Rob Halford – cantante dei Judas Priest – è salito sul palco con la sua Harley Davidson: mitico!

Judas Priest in azione

Una parentesi critica

Se mi è concesso essere un po’ politically incorrect, cari rockers, da amante dei concerti, rivendico con una certa forza i posti davanti al palco, che non devono essere appannaggio di coloro che riescono a comprare il biglietto “pit”  (come chiamano l’area davanti al palco), ma vanno conquistati con sudore, spinte e qualche parolaccia. Il vero fan si misura da queste azioni, non da quanto può permettersi di spendere per un concerto, che già sono abbastanza costosi anche se non si acquista l’odioso biglietto “pit”.

Quando siamo ai concerti, cari rockers, mettete i vostri fottuti smartphone da un’altra parte e godetevi il momento, che non vi ricapiterà più tanto presto e tanto facilmente di esser parte di quell’esperienza. Smettiamola di essere così dannatamente attaccati alla mania di dover per forza fare il video di una canzone per mostrare al mondo intero che siamo in quel luogo in quel preciso istante, ma anche se non fosse così e volessimo fare il video per puro piacere personale, che duri poco e non divenga una schiavitù e un fastidio per gli altri spettatori. Il ricordo più grande sarà l’emozione di esser parte di quel giorno speciale ed è ciò che porteremo per sempre dentro di noi.

Lunga vita a Ozzy, ai concerti e alle emozioni della nostra musica del cuore: il rock!

Always stay rock!

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