Pisa Folk Festival: la taranta ai piedi della torre con il Canzoniere Grecanico Salentino

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Domenica mi sono immersa nelle calde atmosfere mediterranee grazie al Canzoniere Grecanico Salentino, ospite della terza ed ultima giornata del Pisa Folk Festival, giunto alla sua sedicesima edizione.

Il Canzoniere porta i suoni della tradizione, quella che unisce sole, musica e parole, da oltre quarant’anni. È un progetto musicale che si fonde con un progetto culturale, nato dalla volontà di  Caterina Durante, intellettuale e scrittrice salentina del secolo scorso.

Da sinistra: Giulio Bianco e Mauro Durante ci raccontano il CGS

Un progetto culturale (e politico)

Negli anni Settanta era in atto un movimento di folk revival, ovvero una ripresa delle musiche tradizionali regionali con un intento politico: capire da dove si proveniva per capire dove si stava andando. Era un moto che rappresentava il riappropriarsi delle proprie origini, cultura e tradizioni da parte delle classi sociali più basse, che in tal modo si scagliavano contro la mercificazione della cultura, perpetrata dalle classi egemoni.

Il canzoniere delle origini

Era composto da cinque ragazzi che si trovavano davanti ad una scelta di carattere sociale particolarmente delicata: cambiare il ruolo principe della musica popolare per presentarla al grande pubblico, dunque dall’immediatezza di una serenata o di una canzone per il lavoro nei campi, alla sua spettacolarizzazione. Il CGS cerca però di dare una certa “linea poetica”, o una “filosofia di pensiero” alle proprie scelte musicali, non limitandosi nella mera imitazione delle atmosfere dei tempi che furono, ma dandone una lettura attualizzante, attraverso tematiche atemporali e socialmente rilevanti. Il Canzoniere è molto legato a far sentire la voce della propria terra nel mondo, spesso i temi delle musiche raccontano proprio le bellezze naturali e culturali di un territorio che ha il sapore “te lu sule, te lu mare, te lu jentu”.

Il Canzoniere Grecanico Salentino è un bellissimo progetto che mantiene intatta una certa purezza e integrità, sia nei temi che nella sua formazione. Parte degli attuali componenti sono infatti i figli dei primi musicisti entrati a far parte di questa grande famiglia composta da bouzouki, cornamusa, violino, tamburi, basso, organetto, voci bellissime e una danzatrice che rende le performance del Canzoniere “veraci”.

La danzatrice che accompagna il Canzoniere nel mondo ci ricorda come quei suoni siano stati la cura di tanti mali, di tante persone “tarantate”. Se è vero che la musica ha un potere curativo, in tal caso i suoni della pizzica aiutavano veramente le persone affette da un profondissimo male di vivere ad abbandonarlo, a gettarlo via in modo violento e brusco anche attraverso forme di trance che aiutavano a uscire dal proprio corpo per poi rientrarvi diversi, guariti. La violenza della danza, taranta o pizzica, rispecchiava una vita che, nel Sud Italia degli anni Settanta, era ancora molto dura e attraverso il tarantismo le generazioni che furono riuscirono a dare una personificazione zoomorfa di un malessere che ti impediva di vivere.

Donna “tarantata”

La storia del Canzoniere Grecanico Salentino è lunga, variegata e interessante, si intreccia alla cultura salentina e del Sud Italia ed è riduttivo dover sintetizzare tanti anni di esperienza in così poche righe, ma ahimè, devo sottostare alla dura legge del giornalista: riuscire a rendere la realtà dei fatti in modo conciso.

Foto di Marco Pisano

Il concerto si è svolto in Piazza dei Cavalieri, e quando i nostri iniziano a suonare è tutto un tripudio di tamburi, tamburelli, voci suadenti e danze per quasi due ore, due ore di piedi che non possono non seguire quei ritmi che mentre ti arrivano accanto per “pizzicarti”, sembrano sussurrarti all’orecchio: “Ma come, non balli al ritmo di pizzica e taranta?. Forza, muoviti! Aprite una ronda e danzate fino a notte fonda. Guarite da tutti i mali!”. D’altronde, anche una delle tracce del loro ultimo album si intitola Intra la danza e recita: “Datevi alla danza” – perché non seguire il suggerimento? Se le pizziche ti suggeriscono con irruenza di darsi a danze forsennate, i pezzi più lenti ti fanno emozionare, lasciandoti una sensazione dolce amara e dolcemente amara e quelli che parlano della loro terra natia ti fanno sentire piccolo, perché ti mettono di fronte alla forza della natura, come “Ientu”.

Auguro lunga vita al Canzoniere Grecanico Salentino, altri quarant’anni di bellezza e danza.

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