Il pensiero federalista di Ventotene contro i nuovi populismi

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Populismo, populismi

Le ultime vicende politiche italiane e l’istaurazione del governo giallo-verde presieduto dal professor Giuseppe Conte confermano la strada che il nuovo mondo globalizzato ci impone di focalizzare. Esistono forze che, facendo leva su sentimenti popolari, esaltano il ritorno a vecchi paradigmi sovranisti: imporre un’ economia chiusa, innalzare i dazi doganali, chiudere le frontiere, aumentare lo stato di Polizia, criticare selvaggiamente il sistema Euro. Oltre a ciò si passa alla proposizione di misure interne – in apparenza vantaggiose ai cittadini – ma di per sé prive di contenuto e senza giustificare le (necessarie) coperture finanziarie.

La crisi del sistema democratico è inserita in questo contesto, nella lotta contro i nuovi populismi che promettono molto e nel minor tempo possibile. Nonostante questo è incontrovertibile asserire che la democrazia non sta riuscendo a cogliere le domande che il nostro tempo ha posto così prepotentemente. Francis Fukuyama, ossservando la caduta del Muro di Berlino, parlò di “fine della Storia”. Vi sarebbe una tendenza a livello globale rivolta a conformare i sistemi politici ai principi della democrazia liberale. Il liberalismo democratico è l’ultima forma possibile per l’uomo, e anche la più perfetta. I successivi eventi a partire dagli anni Novanta non confermano tutto ciò. Le democrazie liberali sono fiaccate in ogni parte del globo e non sono riuscite ad adeguarsi celermente alle trasformazioni multiformi della nostra società.

Pure l’Unione Europea è attaccata su più fronti. Anch’essa non sembra essere stata tempestiva nel saper cogliere i nuovi disagi che si frappongono tra la società e il principio sovra-nazionale al quale ci siamo affidati più di cinquant’anni fa. Paradossalmente il sistema che ha assicurato al continente europeo una pace così duratura è messo all’angolo dai colpi dei populisti che vorrebbero tornare proprio a quella logica che è stata tra le cause dei sanguinosi conflitti mondiali. La chiusura e gli antagonismi tra i popoli e l’anarchia internazionale che si genera senza un sistema di controllo e un ente con poteri attivi sovra-nazionali, hanno condotto sulla soglia del disastro le generazione del secolo scorso. Ecco che il pensiero federalista, con la redazione del Manifesto di Ventotene nel 1941, torna attuale contro gli egoismi dei popoli e le spinte euroscettiche e xenofobe.

I due temi federalisti di piena attualità

Se la dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 costituisce il documento fondatore del processo di unificazione europea sviluppatosi sulla base delle Comunità Europee, Il Manifesto di Ventotene, costituisce il documento fondatore della lotta dei movimenti per l’unificazione federale europea. L’autore principale è stato Altiero Spinelli. Su queste basi il Movimento federalista europeo (MFE) sviluppò la sua azione politica a partire dalla Resistenza sino ai giorni nostri. La redazione del Manifesto poggia sul costrutto teorico che la creazione della federazione europea costituisca l’obiettivo politico necessario per evitare la fine della civiltà e il ritorno alla barbarie. Due temi (che qui sintetizziamo e riportiano a due) possono essere ricondotti dalla riflessione federalista alle esigenze del nostro tempo.

Integrare il sistema liberal-democratico alla giustizia sociale

Innanzi tutto la ricerca di un intergazione tra il sistema liberal-democratico di stampo statunitense e la ricerca di giustizia sociale che il socialismo vorrebbe perseguire. La proposizione insomma di un sistema-misto in economia che da un lato favorisca la libera concorrenza individuale e delle imprese e dall’altro attui le misure sociali volte a preservare i cittadini sia dalle miserie che dagli interessi della corporazioni e i monopoli. Questo orientamento prefigura sia un rifiuto del totalitarismo che l’alternativa comunista che sacrificano l’esigenza della libertà. Tutto ciò si conferma attuale, nella misura in cui lo aggiorniamo alla nostra epoca, nel discorso di integrazione europea che fa leva sulla necessità di conciliare competitività, crescita e occupazione.

Sovranità nazionale e federalismo

Il secondo fattore è la dura critica rivolta all’anarchia internazionale e alla pretesa degli Stati nazione e dei sovranisti di garantire più sicurezza. La crisi dello Stato nazione ha portato con sé l’aderenza al totalitarismo fascista. La convinzione che, se dopo la sconfitta del fascismo non si avvierà la costruzione della federazione europea, torneranno a prevalere i nazionalismi protezionistici e la conflittualità endemica fra gli Stati nazionali e le conquiste liberali saranno nuovamente messe in dubbio. Non più quindi una riflessione sulle ideologie interne in ogni paese, ma una netta divisione tra i difensori della sovranità nazionale e i sostenitori del suo superamento attraverso il federalismo europeo.

Un concetto reale

Non è forse ciò che stiamo vivendo? Non si stanno forse moltiplicando le spinte che vorrebbero fuoriuscire dall’Europa?

Fuoriuscire senza lottare per essa non credo possa portare ad alcunché di positivo. Il ritorno ai nazionalismi, riadattati all’epoca contemporanea, è un fenomeno tangibile nella nostra quotidianità. Di fatto il traguardo finale federalista non è stato ancora raggiunto e i deficit sul piano dell’efficienza e della democrazia da parte dell’Unione europea sono innegabili. Se l’Europa e i sostenitori del concetto – che è sì nobile ma per cui bisogna lottare- non riuscirà a semplificare i processi decisionali, creare una coesione socio-economica sulla base della competitività europea nella globalizzazione, riavvicinare i cittadini all’istituto sovra-nazionale puntando sui pregi e i vantaggi effettivi che esso ha da offrire; il sistema si dissolverà. Ne è un segno premonitore l’avanzate delle tendenze che sopra ho accennato.

Un’altra risposta essenziale è l’Europa come produttore di sicurezza globale. Con l’indebolimento dell’egemonia americana e la formazione di un sistema pluripolare perché non intervenire sulla creazione di un sistema sovra-nazionale di difesa? La cooperazione e l’istituzione sovra-nazionale pare necessaria per affrontare le gravi sfide alla sicurezza europea come il terrorismo o la crisi migratoria. Un ripiego a soluzioni già catalogate dalla Storia, di netta chiusura e ritorno a egoismi nazionali non ha goduto e non godrà dei frutti del progresso umano in senso cooperativista e di eliminazione dei conflitti.

Autore

È uno studente laureato in Storia Contemporanea presso l'Università degli studi di Pisa

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