Buffalmacco torna “a casa” nel Camposanto pisano

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Grande successo e partecipazione per il ritorno del celebre ciclo di affreschi “Il Trionfo della morte” dipinto da Buonamico Buffalmacco nel Camposanto monumentale di Pisa. L’atteso evento è stato aperto al pubblico mercoledì 6 giugno, in orario serale, dalle 19 alle 22.

IL CAMPOSANTO MONUMENTALE PISANO

L’edificio è un antico cimitero situato in piazza dei Miracoli, la cui lunga parete di marmo ne delimita il lato nord. Fu costruito nel 1277 per opera di Giovanni di Simone, su commissione dell’Arcivescovo di Pisa, Federico Visconti, e delle autorità cittadine, per accogliere le tombe che fino a quel momento erano sparse attorno al Duomo.

L’esterno del Camposanto è in semplice marmo bianco, con 43 archi ciechi e 2 porte. L’accesso principale è situato ad oriente, decorato con un maestoso tabernacolo gotico situato sopra la porta, con statue raffiguranti la Madonna col Bambino e quattro Santi. All’interno il Camposanto ricorda un chiostro, con arcate a sesto acuto finemente decorate, sostenute da esili colonnine, arricchite da traforature plurilobate, completate nel 1464 in stile gotico.

PANTHEON PISANO

Nel Camposanto venivano sepolte le maggiori personalità cittadine, come i rettori e i più prestigiosi docenti dell’Università di Pisa, i governanti e le famiglie più in vista, spesso riutilizzando sarcofagi di epoca romana di grandissimo pregio. Dal XVI secolo iniziò un processo di “musealizzazione” con l’apposizione di iscrizioni romane sulle pareti e altri preziose testimonianze della storia cittadina.
Questo “pantheon” pisano divenne così per vocazione naturale il primo museo della città. Nell’Ottocento vi furono raccolte opere d’arte provenienti dagli istituti religiosi soppressi per le riforme napoleoniche, impedendo la dispersione del patrimonio cittadino, oltre ad altri oggetti di natura artistica o archeologica acquistati per il museo.
Questa commistione tra antico e moderno, vita e morte, fu alla base del fascino malinconico che esercitò sui viaggiatori dell’epoca romantica.

IL TRIONFO DELLA MORTE

Il ciclo del Trionfo della Morte fu uno dei primi ad esser stati realizzati, tra il 1336 e il 1341. Dipinto dal fiorentino Buonamico Buffalmacco, si compone di tre diverse scene: le Storie dei Santi Padri, il Giudizio Universale e l’Inferno e il Trionfo della Morte. Il messaggio del ciclo di Buffalmacco è la celebrazione della vita eremitica e contemplativa, da opporre al timore della morte alimentato dal laico attaccamento all’esistenza terrena. Un tema ispirato al predicatore domenicano Domenico Cavalca.

È soprattutto ne Il Trionfo della Morte che il pittore raggiunge la sua massima espressione, combinando diversi nuclei narrativi autonomi, funzionali alla rappresentazione del tema. Il primo vede, in alto a sinistra, la vita contemplativa degli eremiti, mentre più in basso è raffigurato l’episodio dell’Incontro dei tre vivi e dei tre morti. Al centro un gruppo di storpi e mendicanti nell’atto di invocare la rapida fine che già ha raggiunto laici ed ecclesiastici al loro fianco; sulla destra, infine, si svolge l’amorevole conversazione delle cortigiane raccolte in un rigoglioso giardino. Su tutti incombe la Morte- peste, accompagnata da una schiera di demoni alati che lottano in cielo contro gli angeli per conquistarsi le anime dei defunti, raffigurate come bambini. Ogni zona dell’affresco segue un proprio ritmo narrativo, dinamico e coinvolgente.

Anche la scena del Giudizio Universale è impostata su due livelli: Cristo e la Madonna in mandorla posti in alto, affiancati dagli angeli, mentre nell’ordine inferiore i morti vengono divisi tra eletti, trattenuti alla destra di Cristo, e dannati, trascinati nei gironi dell’Inferno. Le scene mostrano cardinali, vescovi, giovani e anziani che si imbattono nella morte, tanto crudele quanto egualitaria.

Tutti i personaggi sono caratterizzati da una forte carica espressiva e da un turbinio di gesti, quasi incontrollato. Degno di nota è il demonio imponente con sguardo dannatamente umano, fissa gli spettatori mentre divora carni umane. Terrificante e affascinante.

La narrazione prosegue con la scena successiva, le Storie dei Santi Padri. Trenta scene di anacoreti si dispiegano, nelle quali sono tentati nel deserto egiziaco dal demonio che si presenta sotto numerosi travestimenti.

LA GUERRA

Era il 29 luglio 1944 quando una bomba incendiaria alleata cadde sul tetto del Camposanto, fondendone l’impianto. L’incendio durò tre giorni e tre notti che sfigurò gli affreschi fino ad allora conservati. Molti studiosi, restauratori e anche i Monument Men statunitensi, noti per aver salvato il patrimonio artistico mondiale durante la seconda guerra, arrivarono a Pisa per cercare una soluzione al disastro.

L’11 settembre di quello stesso anno vennero staccati gli affreschi dalle pareti attraverso una particolare colla e sistemati su delle tavole di eternit. La scelta migliore che potevano fare, con i mezzi dell’epoca, che poi si è rivelata deleteria a causa della colla che rischiava di compromettere l’opera.

I RESTAURI

Gli interventi di restauro sono stati realizzati delle maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana e, a partire dal 2009, con il controllo della Direzione Lavori presieduta dal professor Antonio Paolucci e con la supervisione dei capi restauratori Carlo Giantomassi e Gianluigi Colalucci.

Il team di esperti coinvolti ha permesso il recupero degli affreschi e la loro definitiva ricollocazione. Grazie ai restauri è possibile visitare nuovamente il Camposanto con i suoi immensi affreschi, che dopo molti anni sono tornati “a casa”.

Autore

Studentessa in Storia delle Arti Visive e dello Spettacolo presso l'Università di Pisa. All'età di 6 anni ho abbracciato l'affascinante mondo della danza e del teatro, che tutt'ora continua a regalarmi grandi emozioni. "Che cosa è il teatro? Una delle testimonianze più certe del bisogno dell’uomo di provare in una sola volta più emozioni possibili". (Eugène Delacroix)

  • Taigermen

    Non vedo l’ora di rivederlo nella sua collocazione originale <3