Dal Metastasio a Vargas: “Briciole” di Adelaide Mancuso

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Eravamo sedute una davanti all’altra prendendo appunti (lei) e disegnando distratta (io) alla presentazione del copione di uno spettacolo che ci sarebbe stato di lì a un mese al Teatro Metastasio. Notò i miei disegni. Strappai la pagina dal quaderno e glie la regalai e lei in cambio mi diede un bottone verde.

Il ricordo di quel momento e di Adelaide, questa ragazza spumeggiante dai folti riccioli neri è rimasto sempre con me e, ritrovata per caso dopo tantissimi anni, ho voluto prendere un caffè virtuale con lei per raccontarvi la sua storia.

Qual è stata la tua formazione?

Dopo il Liceo ho fatto il DAMS a Bologna e in quel periodo parallelamente lavoravo con Riccardo Massai come assistente alla regia e con un’attrice della Rai, Anna Maria Sanetti, dalla quale facevo lezioni private per prepararmi ai provini. Finita l’Università mentre facevo un tirocinio al Festival di Fabbrica Europa venni a sapere che c’erano dei provini per una scuola di teatro nell’allora stabile della Toscana, il Metastasio. Così un pomeriggio faccio il provino e mi prendono e comincio questa formazione triennale. Finita l’accademia parto e vado due anni in Francia e due in Spagna dove lavoro con il circo e con compagnie diverse.
Non credo che la formazione sia una cosa circoscritta in un inizio e una fine; penso che il lavoro teatrale richieda una formazione continua e quindi ancora oggi imparo cercando di spaziare dal teatro classico al contemporaneo alla ricerca al sensoriale. Adesso, per esempio, mi piace molto il teatro di narrazione, poi dopo chissà.

c’è stato un momento preciso in cui hai sentito che il teatro sarebbe stata la tua strada?

La mia famiglia è cattolica e quando ero piccola mia nonna paterna mi ripeteva sempre: “Quando entri in una chiesa puoi chiedere tutto a Gesù!”
Mi ricordo bene quando, a sette anni, mi sedetti sull’ultima panca della chiesa del paese e decisi di fare la mia prima domanda a Dio. A quell’età i luoghi sacri mi sembravano cabine telefoniche enormi tramite le quali ti potevi mettere in contatto con l’infinito, l’universo, il mistero,…Insomma, tutto quello che non capivo. Mi ricordo che proprio chiesi: “Gesù ma io devo fare l’attrice da grande? Perché a me piacerebbe”.

Ho sempre visto il teatro ma in generale l’arte come un luogo prezioso dove per entrarci devi chiedere il permesso. Se guardo indietro oggi posso dirti solo che il teatro è una bellissima e mostruosa arma a doppio taglio. È stato necessario in alcuni momenti della mia vita per compensare mancanze e lasciarmi quella libertà che io non mi concedevo ma è stato anche pericoloso. Certo è che per me è come una cicatrice :rimane sulla pelle e cresce con te.

Cosa ti piace fare nel tuo tempo libero?

Nel mio tempo libero adoro perdermi nelle librerie, viaggiare, leggere, andare nei musei, ai concerti ,ai festival e al cinema. Adoro il mare i miei amici e i miei momenti di solitudine.

Teatro Metastasio. Paolo Magelli. Cosa ti ha lasciato quest’esperienza?

Il teatro Metastasio è stato importante per me per diversi motivi: mi ha fatto capire che cosa mi piace del teatro e cosa no. Mi ha permesso di vedere spettacoli e conoscere artisti che altrimenti non avrei mai avuto occasione di incontrare. Con Paolo Magelli ho avuto la possibilità di fare uno spettacolo: “Il topo”. Mi piaceva molto la sua visione teatrale e anche se per un periodo breve è stato molto intenso e importante lavorare con lui.

Come conclusione della mia esperienza al Metastasio ho avuto l’opportunità di fare uno spettacolo itinerante di un mese lungo il cammino della Francigena dopo il quale ho deciso di allargare i miei orizzonti oltre i confini italiani.

Teatro de Los Sentidos, Enrique Vargas. cos’hai scoperto,ritrovato, imparato?

Uscire dalla penisola mi ha fatto benissimo. Scoprire modi diversi di fare e insegnare teatro mi ha rincuorato. L’accademia mi aveva tolto la voglia di fare questo mestiere e invece in Francia ho cominciato a capire che fortunatamente il teatro è molto di più e si può fare in tanti di quei modi che annoiarsi è proprio difficile. Poi dopo due anni per caso, anche se il caso non esiste, ho incontrato Enrique Vargas che dopo una lunga chiacchierata mi ha proposto di andare a Barcellona e lavorare con lui.

Sono stati anni bellissimi e duri in cui ho imparato tantissimo e ho incontrato persone magnifiche da tutto il mondo. Entrare in una compagnia internazionale di certo ti cambia la prospettiva e ti apre la mente. In special modo se la compagnia di cui stiamo parlando è un gruppo che è guidato da un maestro per eccellenza del teatro mondiale e che per di più lavora sui sensi.

Non vorrei fare paragoni catastrofici tra Italia e Europa, anche perché, per quanto difficile il sistema teatrale italiano, a dispetto di tutto e tutti io sono tornata qui dopo quattro anni di estero. Credo sia giusto dire che è diverso. Penso sia meraviglioso e ineccepibile sotto certi punti di vista osceno e discutibile sotto altri. Certo se potessi oggi esprimere un desiderio vorrei più meritocrazia rispetto e soldi e soprattutto professionalità ma anche apertura e non autocelebrazione sterile.

Oggi esistono molti modi di fare teatro (performance, prosa,musical, lirica,…) a quale tipo ti senti più vicina? C’è uno spettacolo che sei andata a vedere che ti ha colpito profondamente (anche da spettatrice)?

Io sono una persona curiosa e inaccontentabile, quindi penso che la mia vita sarà una ricerca continua e un’implacabile voglia di sperimentare tutto e il più possibile. La cosa che mi piace di più è la magia del teatro e l’effetto adrenalinico che ha su di me.
Non ho un attore preferito ma pagherei per andare a vedere domani uno spettacolo dal vivo della Duse o di Pina Baush o incontrare Beckett o Ionesco o tutte quelle persone che hanno lasciato un segno nella storia del teatro. Mi basterebbe anche un caffè.
Non credo che ci sia stato un momento preciso in cui ho detto ora faccio teatro. Credo che ci siano stati tanti momenti in cui non ho mollato e avrei potuto farlo. Non tutto penso si possa scegliere o controllare nella vita; penso che sia andata così e spero che lo resti sempre anche se dipende dall’amore. Nel senso che il giorno in cui non avrò più un motivo, un vero bisogno di fare teatro smetterò senza nessun rimpianto perché questo mestiere se non lo fai con amore passione è inutile farlo.

L’arrivo dell’estate spesso coincide con proliferare di concerti,mostre, eventi interessanti in Toscana e non solo. Festival copula Mundi e Briciole, di cosa stiamo parlando?

Il Festival Copula Mundi si svolgerà dal 7 al 10 giugno nel parco di Villa Favard (Firenze sud).

Questa meravigliosa cornice ospiterà performance di arte, musica, teatro, danza, workshop e laboratori gratuiti e aperti a tutti. Quest’anno la manifestazione compie cinque anni e si propone come un festival culturale intento ad abbracciare ed esaltare l’eterogeneità dei linguaggi espressivi creando uno spazio dove possano coesistere ed interagire in modi nuovi e differenti.
Io parteciperò con degli estratti di Briciole, il mio spettacolo di teatro di narrazione scritto in collaborazione con Francesco Niccolini con la regia di Anna Meacci. Briciole è una storia per bambini grandi che attraverso la favola calabrese di Italo Calvino “Re pipino fatto a mano” e la leggenda del Filo di Arianna tratta i temi dell’amore, la follia, l’abbandono, la gelosia, la vendetta in maniera ironica e pungente. Sono briciole quello che rimane di queste due storie, pezzettini di vita che toccano lo spettatore

Quel bottone non l’ho né perso fra il disordine della mia vita né buttato via. È rimasto per anni nel mio portafoglio a ricordo dell’energia e della passione che questa ragazza ha e mette in tutto ciò che crea. Il teatro italiano sta vivendo un periodo molto difficile ma non per questo lo dobbiamo abbandonare o darlo per morto. Festival come Copula Mundi e persone come Adelaide stanno cercando di farlo vivere e rinnovare e ognuno di noi può contribuire a questa rinascita semplicemente concedendosi quattro giorni di pura magia nel parco di Villa Favard.

Io ci sarò, e voi?

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