Isadora Duncan: una vita tra amori, rivoluzioni e tragedie

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Ricorre oggi 27 maggio, il compleanno di una delle più straordinarie danzatrici del primo Novecento, ricordata non soltanto per l’indiscutibile talento, ma anche per le sue intemperanze e rivoluzioni, Isadora Duncan. Ballerina di prim’ordine fra la fin de siècle e i primi anni del Novecento, Isadora interpretava una nuova esigenza di libertà con la sua danza leggera e fluida.

Isadora naque il 27 maggio 1877 a San Francisco, ma presto si trasferì a Londra nel 1898. L’Europa, che l’artista girerà instancabilmente tra spettacoli a Parigi, Vienna, Budapest, Berlino, sarà la culla della sua nuova filosofia della danza.

Una vita tra amori e tragedie

Oltre a danzare Isadora “amava” liberamente; non era una grande sostenitrice del matrimonio, infatti ebbe diverse relazioni e tre figli da uomini diversi. La sua esistenza è stata molto movimentata, tra successi artistici, delusioni personali ed eventi tragici. Fra questi ultimi la morte prematura e contemporanea di Deirdre e Patrick, i suoi due figli, che nel 1913, rispettivamente a 7 e 3 anni, annegarono nella Senna insieme alla governante.

Nel corso della sua vita ebbe intense relazioni affettive, fra cui quella con il regista e attore Edward Gordon Craig, con l’industriale Paris Singer (figlio del fondatore della celebre impresa di macchine da cucire) e con il celebre poeta sovietico Sergej Esenin, che sposò nel 1922. Insieme girarono Europa e America, ma la loro burrascosa relazione si concluse l’anno successivo ed Esenin rientrò nella madre patria. Due anni dopo si suicidò in circostanze controverse.

La formazione

Isadora iniziò a esibirsi verso la fine dell’Ottocento negli Stati Uniti, senza riscuotere grande successo. Nel 1900 danzò a Londra e fu la prima di una lunga serie di esibizioni nel continente europeo, dove ottenne l’ammirazione di molti artisti e intellettuali dell’epoca.

Nella capitale inglese Isadora trascorse lunghe giornate al British Museum, contemplando le opere greche. Studiava con passione i miti che le ispiravano e i movimenti delle sculture, leggeva testi sull’influsso dell’arte classica che aveva sulla musica e nella danza.

A Berlino, nel 1903, tenne una famosa conferenza sulla danza del futuro, ritenuta una sorta di manifesto della danza moderna. Nel 1904, dopo aver riempito i più importanti teatri di tutte le capitali d’Europa, partì per una tournée a San Pietroburgo dove influenzò a sua volta il mondo del balletto russo. Lo stesso Diaghilev, il grande fondatore dei Ballets Russes, futuro committente di Stravinskij Picasso, dichiarò che era stata proprio Isadora a indicargli la giusta via da intraprendere. In seguito tornò in Russia per aprire una scuola di danza a Mosca su invito di Vladimir Lenin.

Isadora aveva anche una spiccata vocazione pedagogica, sentendo l’insegnamento come una missione. Fondò varie scuole: due in Germania, una a Parigi, che fu costretta a chiudere quasi subito per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, e una a Mosca, dove fu chiamata dal commissario del popolo per l’istruzione. Proseguirono l’opera di diffusione delle sue teorie le sue prime allieve, che Isadora aveva adottato ufficialmente: Anna, Theresa, Irma, Lisa, Gretel ed Erika, le cosiddette “Isadorables”.

Lo stile

Quella della Duncan era una visione diversa della danza classica: per lei, infatti, l’aggettivo “classica” è da intendersi come “ellenica” e, proprio liberandosi degli “strumenti di costrizione” delle ballerine tradizionali, ritrovava il contatto con le radici, con l’energia vitale della terra. Liberando il busto dai rigidi e stretti corpetti, permetteva al ventre di pulsare. Sciolse i capelli, mostrando un corpo nudo velato solo da leggere tuniche ispirate ai costumi dell’Antica Grecia, di cui fin da giovane era fortemente appassionata. I suoi movimenti erano naturali, istintivi, la fonte di ogni movimento era situata nel plesso solare. L’immagine emblematica di questo movimento, che Isadora cercava di riprodurre nelle sue danze, era l’onda, un’elegante fusione di luce, suono e passi di danza, che simboleggiavano la ciclicità e l’energia della natura, che continuamente si rigenera.

In un’epoca in cui il balletto classico era prevalentemente dominato da étoile maschili, la Duncan delle danze anticonvenzionali era adorata dal pubblico femminile.

Isadora Duncan, il declino e la morte

Negli ultimi due anni di vita Isadora si divise tra Nizza e Parigi, spesso ubriaca, sempre squattrinata, assistita dai pochi amici che le erano rimasti. Era il 14 settembre del 1927 quando a Nizza, Benoît Falchetto, un pilota automobilistico italo-francese, le offrì il posto del passeggero sulla sua Bugatti. Nel salire sulla potente vettura, prima che la lunga sciarpa che le avvolgeva il collo si impigliasse nelle ruote dell’auto strangolandola, Isadora prese commiato dai suoi amici pronunciando una frase fatale, destinata a restare tristemente famosa:

Adieu, mes amis. Je vais à la gloire!

Ovvero “Addio, amici miei, vado verso la gloria!”. Le parole vennero riportate da Mary Desti, che in seguito disse che erano state un’esagerazione per rendere la morte dell’artista ancor più spettacolare. Le sue ultime parole sarebbero state, in realtà:

Je vais à l’amour

Una frase che suona come “vado all’amore” o “sono innamorata”, riferendosi al pilota della Bugatti con cui si accompagnava all’albergo. Aveva sempre amato i veli e le sciarpe, Isadora, al punto che erano diventati i suoi costumi di scena preferiti.

La sua fortuna

Oltre ad aver ispirato Sergej Diaghilev, Isadora ha influenzato anche un’altra pioniera della danza, Martha Graham. Inoltre è stata la musa ispiratrice dello scultore Auguste Rodin.

Della vita di Isadora Duncan venne girato un film, nel 1968, dal titolo “Isadora”, diretto da Karel Reisz ed interpretato da Vanessa Redgrave.

Inoltre recentemente è uscito Isadora Duncan – Una biografia disegnata, di Sabrina Jones, pubblicato da NdA, nel quale non solo vengono raccontati i momenti salienti della danzatrice, ma anche le passioni dell’artista. Il fumetto riesce a far emergerne pensieri, entusiasmo, amore, dolore, ma anche la capacità continua di rinnovarsi e di ricominciare.

Una donna che ha rivoluzionato la danza e che continua a ispirare, oggi come allora, giovani danzatori di tutto il mondo e che abbiamo voluto omaggiare ricordando la sua intesa e tumultuosa esistenza.

Autore

Studentessa in Storia delle Arti Visive e dello Spettacolo presso l'Università di Pisa. All'età di 6 anni ho abbracciato l'affascinante mondo della danza e del teatro, che tutt'ora continua a regalarmi grandi emozioni. "Che cosa è il teatro? Una delle testimonianze più certe del bisogno dell’uomo di provare in una sola volta più emozioni possibili". (Eugène Delacroix)

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