Rompiamo le regole: l’apertura dei Dialoghi sull’Uomo a Pistoia

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Ieri venerdì 25 aprile si sono ufficialmente aperti i Dialoghi sull’uomo, nona edizione del festival sull’antropologia del contemporaneo che si tiene a Pistoia, nell’ultimo fine settimana di maggio e che quest’anno è dedicato al tema “Rompere le regole: creatività e cambiamento”.

Se “antropologia del contemporaneo” può essere una definizione che spaventa chi non è del settore, posso permettermi di semplificare e dire che si tratta di un festival  “plurale”, che garantisce la pluralità di un pensiero di qualità in un mondo in cui parliamo, parliamo e scriviamo, scriviamo ma per dire “tutto e nulla”.

Rompere le regole, andare oltre i nostri limiti

Superare confini è una costante dell’essere umano, dai tempi degli antichi romani e di Alessandro Magno, fino ad arrivare ai giorni nostri, senza mai perdere consistenza. Rompere le regole per sovvertire il sistema, è questo che Alessandro Baricco ha cercato di veicolare con la conferenza d’apertura “Sette cose da sapere sulla insurrezione digitale”, breve anticipo anche del tema del suo ultimo libro “The game”, che uscirà ad ottobre 2018.

Ma sovvertire quale sistema?

Quella che lui chiama “insurrezione digitale” è la rivoluzione digitale nella quale siamo immersi ma della quale sappiamo pochissimo, perché ci limitiamo ad utilizzare in modo superficiale i prodotti nati nella testa di giovani ingegneri nella California degli Anni Settanta, senza domandarci “perché” li hanno inventati, “cosa” li ha spinti a voler modificare un sistema, a volerlo, appunto, sovvertire attraverso il movimento e la velocità.

stewart brnd

Quel “sovvertire il sistema” ha un retrogusto decisamente anarchico e no global, ma non è così

I papà dell’attuale rivoluzione digitale hanno vissuto il Novecento e hanno deciso che dovevano trovare il modo di “fregare il sistema”, letteralmente, perché non volevano assistere ad un altro Novecento. La rivoluzione digitale è figlia di una élite che voleva ridurre a zero la possibilità che una tragedia come quella del secolo passato accadesse di nuovo, perché nessun’altra tragedia sembra reggere il passo con quella perpetrata nel secolo scorso. Abbiamo avuto Aushcwitz perché era tutto “piombato”, immobile e silenzioso: se silenzio e immobilismo hanno permesso tante atrocità, Stewart Brand, padre, in nuce, della rivoluzione in cui viviamo, insieme a gruppi di ingegneri pionieristici gli oppone movimento e velocità. Se c’è movimento la comunità civile è informata e può prevenire.

La volontà sovvertitrice di quel gruppo di ingegneri “freak” è stata inglobata completamente dal sistema, perché, si sa, la società può sopportare solo fino ad un certo livello di eterotopia e distacco dalla norma, dopodiché deve inglobare dentro il sistema quella diversità in base a meccanismi di normalizzazione, facendole automaticamente perdere l’originale spinta alternativa che la caratterizzava.

Ma l’alto significato originale, quello di allarmare la comunità civile in caso di rischi di violenze e atrocità, è andato  perduto o è ancora presente?

Sembrerebbe serpeggiare, bonariamente, nelle trame del web ed emergere quando serve, perché ne sono prova provata le Primavere Arabe, le prime “web rivoluzioni in cui il web  ha aiutato a  creare una rete di solidarietà virtuale che ha avuto ricadute pratiche nelle città.

Non è tutto ora quel che luccica

In mezzo a tanta velocità possono celarsi insidie notevoli, ed ecco, allora, che accanto allo strapotere tecnologico degli ingegneri della Silicon Valley, dobbiamo tornare prepotentemente ed orgogliosamente a contrapporvi quell’umanesimo spiccatamente europeo che permette qualche minuto in più di riflessione dinanzi al fremere della tecnologia.

Alessandro Baricco ha degnamente aperto questa nona edizione dei Dialoghi sull’uomo dandoci un infinità di spunti di riflessione

È una edizione al sapore di rottura, che si prospetta essere interessantissima e bella da vivere e da guardare come la mostra fotografica “Dove nascono le idee. Luoghi e volti del pensiero nelle foto Magnum”.  Sono foto che mettono in risalto i più grandi artisti del Novecento (Ernest Hemingway o Frida Kahlo, Leonardo Sciascia o Yves Saint Laurent) immersi nei loro studi, che non per forza devono essere il luogo dove nasce l’idea, ma sono sicuramente il luogo in cui viene fuori il genio che è in loro, in cui l’estro artistico si manifesta in tutto il suo vigore.

Andate e buoni Dialoghi a tutti

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