Ch@t con l’autore: Matteo Grimaldi

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“La famiglia X” è l’ultimo romanzo di Matteo Grimaldi, una storia che colpisce soprattutto grazie alla naturalezza con cui tratta un tema che è particolarmente attuale. Ho avuto il piacere di scambiarci due chiacchiere e questo è il risultato.

Ciao Matteo, per prima cosa ti ringrazio di aver accettato l’intervista. E vorrei parlare subito de “La famiglia X”. Da cosa è nata l’esigenza di scriverlo?
Grazie a te Luca! Questa storia non è nata da un’esigenza, ma da un colpo di fulmine e dalla necessità di rimettermi in gioco. Venivo da una colossale delusione editoriale, un progetto enorme sfumato non per colpa mia, ed era un periodo che mi sentivo un rifiuto. Poi mi sono imbattuto in un articolo. Era la testimonianza di due ragazze che avevano preso in affido un ragazzino di tredici anni. Raccontavano le difficoltà, ma anche la bellezza di un rapporto complesso costruito nel tempo. Ecco il colpo di fulmine. Ho sentito che quel ragazzino aveva molto da dire, la sua voce. Che poi è diventata tutta un’altra storia.
Ecco, effettivamente è qualcosa che si percepisce per tutta la durata della storia, questo colpo di fulmine. Quanto è stato difficile immedesimarsi nelle parole di un ragazzino?
Difficilissimo. È stato il problema principale da risolvere. Continuavo a scrivere dialoghi che non funzionavano. Per quanto avessi perfettamente chiaro il personaggio, avevo l’impressione di parlare io, l’impressione di leggere un adulto che prova a imitare un ragazzino. La chiave l’ho trovata sequestrando i figli di un caro amico per qualche settimana.
La naturalezza direi sia il primo e fondamentale aspetto che salta fuori nel leggere le tue pagine. Come hai fatto con i figli dell’amico? Cosa gli hai chiesto? Sono curioso. 
Con la scusa di aiutarli con i compiti ci chiacchieravo. Mi facevo raccontare delle giornate a scuola. Avevano quel modo di narrare che non riuscivo a trovare io. Quello che a me veniva difficilissimo, per loro, chiaramente, era molto naturale. E da lì ho trovato intanto la voce di Michael, e poi anche lo spunto per le atmosfere scolastiche e le sue amicizie.
Ahah, dev’essere stato divertente, immagino! Il rapporto che Michael ha con la ragazzina, sua amica, in effetti, è facilmente ritrovabile nella memoria di ognuno, penso. La naturalezza di cui parlavo prima non si riflette a mio avviso solo nella voce della storia, ma anche nella maniera con cui è toccato un tema di estrema attualità, ovvero l’adozione da parte di coppie omosessuali. Perché per te dovrebbe essere così naturale?
Intanto attenzione a usale la parola “naturale” perché potrebbe scatenarsi l’inferno! Tutti i giorni mi trovo a rispondere a centinaia di commenti da parte di chi, senza aver letto il mio libro, viene sulla mia pagina Facebook a dire che un bambino cresciuto da una coppia gay è contro natura. Questa è solo la prima di una lunga serie di osservazioni che sfocia nei peggiori insulti. A Michael non interessa stabilire se sia giusto o no che un bambino possa essere cresciuto da una coppia omosessuale, perciò non si preoccupa di trovare una risposta a questa domanda. Ma tu lo stai chiedendo a me Matteo?
Per fortuna do per scontato che la nascita sia un evento naturale, non la crescita, che può e anzi deve avvenire nei modi più disparati. La naturalezza di cui parlo è proprio riferita a questa mia considerazione, per cui per me sì, è naturale che un bambino cresca con una coppia omosessuale, così come è naturale che lo faccia con i nonni, zii, eterosessuali, suore, fratelli maggiori, e chi più ne ha più ne metta. Ma a me interessa sapere cosa pensa Matteo di tutto questo (freghiamocene dei commenti, ce ne saranno sempre e comunque, fortunatamente! Sennò saremmo un popolo senza dialogo).
La mia idea era esattamente sovrapponibile alla tua. Ma non poteva bastare la mia opinione. Mi stavo approcciando alla scrittura di una storia delicata e volevo avere una visione delle cose totale. Così ho incontrato due famiglie arcobaleno, chiacchierato coi loro bimbi, ho rotto le scatole a tutti gli psicologi che conosco, mi sono fatto indicare gli studi più accreditati in materia, ho guardato decine di interviste fatte ai figli di coppie omosessuali. Quella che era un’opinione è diventata un’opinione sorretta da una conoscenza.
C’è una linea di pensiero riguardo allo studio della storia, una teoria avanzata da un po’ di anni a questa parte, per cui anche i romanzi e i racconti di un’epoca servano a delineare il profilo sociale della stessa. Spero che i posteri possano usare il tuo.
Come ti scrissi tempo fa, c’è una frase che secondo me è una frase bellissima che è questa “Non è paura la mia, è più una specie di solitudine in mezzo al temporale.” Vorrei sapere se ti ricordi il momento esatto in cui l’hai scritta e cosa stavi facendo, da dove deriva.
Eh, sì, me lo ricordo. Sai quando mi emoziono io? Quando qualcuno mi cita le frasi e becca quelle nate da un momento emotivamente forte. Tipo questa, appunto. Ero in una casa non mia, lontano dalla mia città, era notte, io scrivevo sotto le coperte col temporale fuori. I vetri tremavano ai tuoni e mi mancava la mia famiglia. Era uno di quei momenti in cui ti domandi se le scelte che hai fatto nella vita le hai azzeccate o no. E non era paura la mia, più una specie di solitudine in mezzo al temporale. Michael senza i suoi genitori e senza sapere cosa succederà alla sua vita si sente così.
Bello e intenso. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro?

Se per autobiografico intendi le esperienze vissute, non c’è niente. Ma c’è molto. Michael mi assomiglia. Ha quell’ottimismo battagliero che non si arrende di fronte a niente. Zoe ad esempio ha quello che manca a me: la capacità di lasciar andare le cose perse. Davide ed Enea, i due papà affidatari, sono ispirati a due miei amici, pur essendo molto diversi. Poi ci sono atmosfere che conosco. Girone ad esempio assomiglia al paese di mia madre, Caporciano, in Abruzzo. Fra l’altro Girone esiste davvero ed è qua in Toscana, e io non lo sapevo. Un abitante mi ha anche scritto, arrabbiandosi molto perché la popolazione di Girone non ne esce benissimo.

Stupendo! Quindi insomma vogliamo anche chiarire che a Girone non creerebbero davvero un gruppo facebook contro l’adozione di un ragazzino da parte di una coppia gay?

Eh questo me lo auguro. Il signore mi diceva che era dispiaciuto che avessi scelto proprio Girone per rappresentare una comunità bigotta. Agire per il bene di qualcuno è quasi sempre un abuso. Perché chi ce lo dice cosa è meglio? La comunità di Girone, il Girone del mio romanzo, è convinta che la decisione degli assistenti sociali sia sbagliata, che un bambino debba crescere in una famiglia tradizionale e fonda questo gruppo proprio per difenderla. Sono certo che il Girone reale sia un posto migliore. E poi alla fine il signore mi ha invitato alla sagra del tartufo. Ci andrò!

Per forza, quanto meno per sfatare questa credenza! Le ultime due domande e ti lascio libero…se dovessi pensare ad un brano musicale da allegare al tuo romanzo, quale sceglieresti?
E anche perché a me il tartufo fa impazzire. Un brano? Direi il concerto per violino di Tchaikovsky: tumultuoso e soave, rapido e lento, romantico e sferzante. Tanti colori diversi che si incontrano e scontrano, in un continuo cambiamento.
Bene, vorrà dire che rileggerò il romanzo con Tchaikovsky di sottofondo. Ultimo interrogativo, un po’ promozionale: progetti futuri? Romanzi in cantiere?
A breve uscirà un’antologia di racconti a tematica lgbt il cui ricavato andrà in beneficenza, e sono felice di aver dato il mio contributo. E poi sto lavorando a due idee. Non so quando vedranno la luce. Posso sicuramente dire che la letteratura per giovani lettori mi ha aperto un mondo e offre l’immensa possibilità di parlare ai ragazzi, e agli adulti tramite questi. Perciò la direzione sarà ancora questa.
Bene, nonostante non sia più un giovane lettore aspetto con ansia i tuoi nuovi lavori. Ti ringrazio per queste quattro chiacchiere e ti auguro, di cuore, buona fortuna.
I libri per ragazzi sono sì indirizzati a loro, ma non vietati ai grandi, anzi! Io da un po’ leggo quasi soltanto libri per ragazzi. Grazie a te luca, per l’intervista e l’augurio che io giro a te per i tuoi prossimi progetti. E un saluto a chi sta leggendo queste parole. A presto!

Autore

Di sangue napoletano, di crescita senese, di maturità fiorentina passando per le strade bolognesi, romane e milanesi. Scrivo da paranoico, leggo da affamato. E amo spendere soldi.

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