La basilica di San Piero a Grado e la diffusione del cristianesimo

0
Condividilo!

La splendida basilica di San Piero a Grado è una costruzione romanica che testimonia l’avvio della diffusione del cristianesimo in Italia. Oggetto di numerose modifiche dalla costruzione fino ai giorni nostri, l’edificio è una pietra miliare nella storia della Chiesa e dell’architettura.

Le origini

La basilica di San Piero a Grado

La basilica di San Piero a Grado

La basilica sorge sul sito in cui anticamente si trovava uno scalo fluviale denominato “Grado”, da cui prende il nome; qui, secondo la tradizione, sarebbe sbarcato San Pietro nel 42 d.C. e vi avrebbe eretto il primo altare cristiano della penisola, consacrato da Papa Clemente I. In piena epoca romana imperiale nella zona fu edificata una villa con numerosi ambienti interni che costituisce il primo nucleo di costruzioni presenti nel sito. Il complesso divenne un luogo di culto verso la fine del IV secolo, quando sulle fondazioni della villa romana fu costruita una chiesa a tre navate. Il nuovo edificio, tuttavia, venne devastato da un incendio nel VII secolo; questo portò alla realizzazione di un’altra chiesa, con tre absidi ma di dimensioni inferiori alla precedente. Gli scavi archeologici condotti negli anni Venti e Cinquanta all’interno dell’attuale basilica hanno portato alla luce le fondazioni di questi edifici preesistenti.

Resti delle strutture semicircolari delle absidi emerse all'interno della basilica di San Piero a Grado durante gli scavi archeologici

Resti delle strutture semicircolari delle absidi emerse all’interno della basilica di San Piero a Grado durante gli scavi archeologici

La basilica di San Piero a Grado

Il cantiere che porta all’attuale costruzione venne aperto nel X secolo; fu concepita, infatti, una basilica dal tradizionale orientamento, con facciata ad occidente ed abside ad oriente. Tuttavia, la distruzione della facciata, forse dovuta ad una piena dell’Arno nel XII secolo, oltre a comportare l’accorciamento del corpo della basilica di circa 12 metri, ha sovvertito l’impostazione tradizionale.

La quarta abside costruita al posto della facciata

La quarta abside costruita al posto della facciata

Fu infatti costruita una nuova abside al posto della facciata, così che adesso la basilica di San Piero a Grado presenta una struttura ad absidi contrapposte con ingresso sul lato nord, che ricorda la soluzione del Westwerk adottata dalle basiliche romaniche di area tedesca. Sempre nel XII secolo fu costruito il campanile, distrutto nel 1944 dai tedeschi in ritirata. Oggi, la struttura è stata parzialmente restaurata.

I resti del campanile

I resti del campanile

La struttura

L'interno della basilica

L’interno della basilica

L’interno della chiesa è suddiviso in tre navate tramite un colonnato realizzato con colonne e capitelli di recupero, culminante con un’abside maggiore e due minori. La quarta abside, invece, raccoglie l’altare di San Pietro entro un raffinato ciborio in pietra serena e costituisce lo spazio più importante di tutta la basilica.

Il ciborio in pietra serena che protegge l'altare di San Pietro

Il ciborio in pietra serena che protegge l’altare di San Pietro

I restauri effettuati nel XIX secolo hanno riportato alla luce il ciclo originale di affreschi realizzati nel Trecento dal pittore lucchese Deodato Orlandi. Di questi fa parte una serie di ritratti dei pontefici, unica nel suo genere.

La serie dei ritratti dei pontefici di Deodato Orlandi (1300-1312)

La serie dei ritratti dei pontefici di Deodato Orlandi (1300-1312)

L’esterno è costruito con vari materiali, fra cui si riconoscono la pietra verrucana, la panchina livornese e il calcare di Filettole. Vengono utilizzati anche materiali di recupero di epoca romana imperiale e frammenti marmorei dell’VIII secolo, soprattutto lungo la parete nord della basilica. Una teoria di archetti ciechi, infine, sottolinea l’andamento a spiovente dell’edificio e ne decora i volumi.

Il fregio di archi ciechi

Il fregio di archi ciechi

Al di sotto di questi, anticamente si trovava una serie di oltre duecento bacini ceramici di provenienza varia – Sicilia, Marocco, Tunisia ed Egitto. I superstiti sono oggi conservati al Museo Nazionale di San Matteo a Pisa.

Autore

Sono una storica dell'arte amante dell'architettura, che studio con passione all'Università di Pisa. Amo leggere, passeggiare con i miei cani e trascorrere le giornate in tranquillità all'aperto. Spero di diventare, in futuro, una ricercatrice nell'ambito dei beni culturali.

Lascia un Commento