I Segreti Di Wind River: una caccia fra i ghiacci

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Taylor Sheridan lo aspettavamo tutti al varco. Entrato nel giro dell’intrattenimento come caratterista per cinema e televisione, il suo nome cominciò a destare un certo interesse dopo l’uscita di Sicario di Dennis Villeneuve ed Hell or High Water di David Mackenzie, entrambi firmati da lui alla voce “sceneggiatura”. Poi l’annuncio. L’ultimo film di Sheridan lo vedrà anche dietro la macchina da presa. Qualche passaggio nei festival – fra cui Cannes, nella sezione Un Certain Regard – ma una data per a distribuzione italiana ancora non c’è. Ma finalmente, ad un anno e più dall’uscita Usa, I Segreti di Wind River è arrivato.

La trama

Siamo in Wyoming, nella riserva indiana di Wind River, in pieno inverno. Temperatura media stagionale fra gli 0 ed i -10 gradi. Cory Lambert (Jeremy Renner) è un agente federale impegnato nel controllo della fauna selvatica. Durante una spedizione trova il cadavere di una ragazza scalza con probabili tracce di stupro. Intervengono la giovane agente FBI Jane Banner (Elizabeth Olsen) e dallo sceriffo nativo americano Ben Shoyo (lo scrittore Graham Greene) ad aiutare Lambert nell’indagine. Indagine che piano piano porterà a galla tante ombre sepolte nella piccola comunità di Wind River.

Sheridan prosegue a descrivere la frontiera, luogo mitico della tradizione americana declinato a teatro delle miserie umane, sviluppando la trama attorno una detection da poliziesco che ha il sapore della caccia. Come Jeff Bridges si affannava in Hell Or High Water ad inseguire i rapinatori e dimostrare a sé ed agli altri di essere ancora un bravo sbirro (nonostante l’imminente pensione) anche in Wind River la soluzione dell’omicidio rappresenta per Lambert altro, su tutto l’espiazione delle colpe per la morte della figlia, avvenuta per negligenza del padre.

Differenti rispetto ai testi precedenti invece sono le motivazioni che creano il conflitto. In Sicario ed Hell lo sfondo drammatico che muoveva le azioni dei personaggi derivava da situazioni originate dall’uomo – rispettivamente la guerra Usa vs Narcotrafficanti e l’indigenza diffusa causata dalla crisi economica – qui invece è l’ostilità della Natura stessa a sviluppare e creare dinamiche di scontro nella comunità di Wind River. Nell’ostinato tentativo di sopravvivere ogni rapporto umano diviene una questione di forza, un legame preda-predatore (ancora l’idea della caccia). Come dice Jeremy Renner, in uno dei momenti più intensi del film

I lupi non uccidono i cervi sfortunati. Uccidono i cervi deboli.

Questo western moderno e glaciale messo in piedi da Sheridan si fa forte anche di altre cose, dalla messa in scena pulita ed asciutta al perfetto incastro della trama ed interpretazioni di livello (su cui spicca Renner, finalmente in un ruolo capace di sfruttare il suo talento). Ma tutto questo forse non conta.
La vera forza del film sta nel suo essere profondamente fisico ed emotivo. Percepiamo il disagio dei personaggi nella continua lotta con la landa ghiacciata che li accoglie, percepiamo le sotterranee ed inespresse sensazioni di amore ed odio che li collegano l’un l’altro e, soprattutto, riusciamo ad esserne partecipi.

Aspettavamo tutti Taylor Sheridan al varco. Possiamo dire ormai che non parliamo più di una giovane (?) promessa, ma di una garanzia.

Extra – A proposito di Western

Autore

Volevo avere la classe di Charlie Rose, per ora ho solo la panza di Vincenzo Mollica.

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