Chiringuito, la playa di Montecatini

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Passato il quartiere dei musicisti ci sono due modi per arrivare al centro di Montecatini. Andare dritto o svoltare a destra alla prima traversa. Una sera scelsi la seconda opzione, e in via Fiorini al numero 15, scoprii per caso il Chirinquito, un cocktail bar e tapas gestito da Giacomo e Asha con i quali ho passato un caldo pomeriggio primaverile a parlare e scherzare.

Cos’è il Chiringuito? Da dove deriva questo nome?

Giacomo: Noi siamo un po’ cresciuti col sogno del Chiringuito, il cui significato sarebbe da ricondurre a “chiosco da spiaggia”. Lo avevamo realizzato tantissimi anni fa a Santo Domingo, Caraibi, per molto tempo. Dopo abbiamo avuto la fortuna di vedere altri chiringuiti in Europa come a Tarifa, sullo Stretto di Gibilterra davanti al Marocco.
Il Chiringuito è qualcosa che ci portiamo dentro, il nome alla fine è quello che più ci rappresenta. Noi siamo un po’ così, personaggi da spiaggia. Nel logo si racchiude tutto il nostro piccolo percorso e i nostri affetti. La luna stilizzata rappresenta la figlia mia e di Asha, la mia compagna, con cui gestisco il locale. Le due orecchie e gli occhini stilizzati rimandano ad Accio, il nostro cane, il primogenito della famiglia.

(foto di Marco Giunti e Katia Pepe)

Perchè hai scelto di lasciare l’Italia e trasferirti ai Caraibi?

G.: Avevo un amico di famiglia che gestiva un locale a Santo Domingo, sono andato a trovarlo così, un po’ per gioco, e una volta lì mi sono innamorato del posto e non me ne sono più andato. È nato tutto un po’ per caso senza un progetto ben preciso dietro. Ho iniziato a lavorare al Huracan Cafè a Bavaro (Repubblica Domenicana). Nel 2004 ho conosciuto Asha che era arrivata nel paese da poco. Insieme abbiamo voluto cambiare zona e ci siamo trasferiti in Spagna, a Tarifa in Andalucia, sullo Stretto di Gibilterra davanti al Marocco. La Spagna mi aveva già colpito anni prima quando ero stato a lavorare a Formentera. L’isolano o chi vive il mare ha una solarità e una concezione di accoglienza uniche. Come i sardi, se riesci a farli uscire dal proprio guscio ti darebbero il cuore.

Qual è la tua idea di viaggiare?

G.:Più che un’idea di viaggiare è una voglia di scappare non necessariamente da qualcosa di spiacevole ma da ciò che ho già visto per andare incontro a un’esperienza bella o brutta che sia. C’è una frase del film Mediterraneo in cui mi rispecchio molto: “La fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a lottare”.

Lo stile di questo locale appare molto diverso da quelli che lo circondano. Un sapore esotico pervade l’ambiente. Casuale o voluto?

G.:Questo locale rievoca dalla cucina all’arredamento i posti che ci hanno colpito e che ci portiamo dentro. Il bambù si ispira al bancone dell’ Huracan cafè nella Repubblica Domenicana, mentre i tavoli sono tutti diversi e fatti con le piastrelle come quelli di un locale con impostazione marocchina a Tarifa . Ovunque vi girate trovate lucine che i nostri clienti scambiano sommariamente con quelle di Natale ma che in realtà molti chiringuiti hanno come tratto distintivo. Probabilmente manca solo una cosa ma goliardicamente abbiamo provveduto chiamando un nostro tavolo “Vista mare”.

(foto di Marco Giunti e Katia Pepe)

Perchè aprire un locale simile fuori dal centro di Montecatini? Da quanto tempo avete inaugurato l’attività?

G.:Il Chiringuito è stato inaugurato il 6 Maggio 2017; la data non è casuale. È il giorno del compleanno mio e della mia compagna (si, siamo nati lo stesso giorno!). Fuori dal centro ci sembrava una cosa giusta un po’ per distinguersi e un po’ per allontanarci dalla confusione del centro. Qua devi venire proprio perché ti piace davvero. Ci devi cercare. Ci devi trovare. Se c’avete fatto caso non c’è neanche un insegna. I posti più belli dove sono andato sono stati quelli che trovavo per caso e quando scopri di esserti trovato bene è sempre più bello.

Cosa proponete alla vostra clientela?

G.:Il Chiringuito è vissuto prevalentemente sulla sera. I clienti arrivano sul presto e rimangono fino a tardi. Non si parla di una semplice cena ma di un’esperienza di condivisione. “Mi casa es tu casa”. Mettere al centro le tapas, condividere un momento, passare del tempo insieme con un sottofondo di buona musica. Abbiamo avuto il piacere di collaborare con dei professionisti del settore come il percussionista di Alex Britti, ma anche con Riccardo Onori, il chitarrista di Jovanotti e cerchiamo di curare sempre ogni particolare per creare un prodotto di alta qualità.

[Dalla cucina arriva Rodrigo, il cuoco]

Rodrigo, cosa sono le tapas e che tipo di cucina possiamo trovare da voi?

La tapas non è un piatto vero e proprio bensì un’unità di misura. Tapas, mezza porzione, porzione intera. Tu puoi fare la tapas di qualsiasi cosa. La parola tapas deriva dall’usanza di coprire (tapar, in spagnolo) i bicchieri di vino con piattini con cose sfiziose da stuzzicare per evitare che potessero entrarvi moscerini o polvere.
Accanto alle tapas potete trovare anche due piatti tipici del nord della Spagna: le tostas e i pinchos .Quest’ultimi sono degli stuzzichini caratterizzati dalla presenza di uno stuzzicadenti che “pincha” tre bocconcini di cerdo iberico (maiale spagnolo). Proponiamo una cucina di tipo spagnolo che incontra la tradizione italiana nella ricerca del particolare e del bello estetico, oltre che a valorizzarne il sapore.

(foto di Marco Giunti e Katia Pepe)

Mia madre viene dal Nord della Spagna, da Burgos, Paesi Baschi, che sono le zone a me più affini e più conosciute. Il lato bello della Spagna è che, come in Italia, ogni posto ha la sua storia a sé. Molti piatti spagnoli che proponiamo non sono conosciuti in Italia e quindi è difficile spiegare in che modo personalizzo i piatti che cucino, ma l’ importante è capire la diversa impostazione di pasto, che è visto più come un compartir che come un semplice mangiare. Abbiamo la fortuna di lavorare con un grosso fornitore spagnolo per la maggior parte dei nostri prodotti a partire da los embutidos (gli affettati classici) fino ad arrivare a sardine e acciughe e a quesos e pimentòn, una spezia che usiamo nei nostri cocktail e non solo. Tutto ciò che facciamo si basa sulla sperimentazione e sulla ricerca della qualità che inzia già dal primo pomeriggio.
Giacomo spesso tende a rivisitare “bevute” ormai inflazionate usando frutta, verdura (come il centriolo nel Raoul Tonic, una versione del Vodka Tonic) e spezie per creare qualcosa di fresco, piacevole e leggero. Giacomo è una persona molto istintiva ma che ha grande passione per quello che fa. Questa è la cosa che mi ha colpito di lui. Sono due mesi che lavoro al Chiringuito e sembra che ci si conosca da una vita.

Ringrazio i ragazzi del Chiringuito per il tempo dedicatomi. Amo le persone che si mettono in gioco. Quelle determinate che realizzano i loro progetti. Quelle che nonostante le difficoltà non si arrendono. Quelle che nulla li può fermare perché sono nate libere. Proprio come Asha, Giacomo e il loro “Chiringuito”. Ma non solo. Parte integrante e fondamentale del locale è di sicuro lo staff. Raoul, Allegra, Rodrigo, Emily, Giovanni e Osvaldo. La passione e l’amore che mettono in tutto ciò che fanno mi ha sempre colpita. Il valorizzare ogni cosa che creano o che scelgono di fare ti ammalia. Passare le serate con loro è una vera esperienza, dalla cena in cui il cameriere diventa un amico che ti spiega con dedizione ciò che andrai ad ordinare al dopocena dove tutto è speciale perché le persone si sento libere e unite in questa magia.

E poi torni a casa con un po’ di sabbia nelle scarpe.

 

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