La moda che sarà: Milano Fashion Week

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Considerazioni sulla settimana della moda

Fine febbraio, a Milano, come ogni anno, si conclude una delle settimane più attese di tutta la stagione. È la settimana delle feste esclusive, del jet-set internazionale, modelle ed influencer bloccano il già compromesso traffico meneghino, i fotografi sono piazzati ovunque, dalle strisce pedonali, alle vetrine dei ristoranti esclusivi. È la settimana della moda, la settimana che celebra un tenace Made in Italy, duro a morire nonostante tutto.

Le più grandi maestranze nostrane stanno per svelare al mondo il loro ideale femminile per l’inverno che sarà, una collezione che sia in grado di interpretare concettualmente, con eleganza o con provocazione, la nostra società. E qualche provocazione c’è stata in questa Milano Fashion Week, poca roba però, niente di serio. Dai cani che hanno sfilato nelle passerelle TOD’S, tra le braccia di modelle coperte di giacche in vera pelle, allo stormo di droni che hanno aperto la sfilata DOLCE & GABBANA.

Abbiamo visto le creature ibride di MOSCHINO, stani essere in bilico tra hostess Anni Sessanta e la bellezza ultraterrena di Jacqueline Kennedy, abbiamo assistito allo scontro tra il revival Anni Novanta di VERSACE, con i suoi vestiti dalle gigantesche spalle maschili e l’eleganza femminile di GIORGIO ARMANI che lascia sfilare abiti per una donna ormai consapevole della sua forza, una donna che non ha più niente da dimostrare al sesso forte perché, come dice il maestro: “Non c’è più bisogno di vestirsi da uomo per entrare in un Consiglio d’ Amministrazione” .

AFP

 

Jamie Stoke

Il provocatore

Forse GUCCI è l’unico vero provocatore, con una sfilata così scenica e controversa da far impallidire persino il più impavido Karl Lagerfeld. Tra teste mozze e cuccioli di drago dentro una sala operatoria allestita per l’occasione, a voler paragonare il proprio lavoro di taglio e cucito a quello di un vero chirurgo. Un messaggio forte che lascia spazio a qualche domanda.

imaxtree

Forse ognuno ha il proprio ruolo da rispettare? Forse nella società siamo tutti importanti, forse non sempre servono sfide e provocazioni per dimostrarlo? Forse il vero trucco sta nel prendersi un po’ più alla leggera?

Una Milano Fashion Week in cui si è visto di tutto, come ormai accade da anni, ogni brand è rimasto perlopiù fedele alla propria immagine aziendale, pochi rischi, poche novità, poca arte. Sono mancati i giovani emergenti, la voglia di lasciare il vecchio alle spalle per costruire nuovi sogni, nuovi ideali. Oggi più che mai tornano alla mente le parole di Alberta Marzotto:

La moda è il più acuto e spietato specchio dei tempi, ma anche il primo incubatore di ciò che sarà.

E ancora qualcuno continua a credere che la moda sia cosa frivola per la società.

Autore

Nata in Toscana una trentina di anni fa. Ho studiato come Esperta di linguaggi multimediali e tendenze moda. Amo le foto in bianco e nero, le sere d'estate, l'odore del gelsomino e dell'erba appena tagliata.

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