La società dell’Uguale: la sfida della contemporaneità fra paura e omologazione

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Riflettere sul presente

Una lucida critica della società contemporanea passa altresì attraverso gli aspetti più intimi e negativi che essa genera. Paura, angoscia e solitudine sono concetti che, mutatis mutandis, attanagliano e interessano l’animo dei filosofi e dell’uomo. La parte occidentale di questo mondo ha fatto questo nel corso dei secoli: cercare il senso dell’esistenza. L’esistenza riguarda l’individuo e l’individuo è parte della società. Se da una parte il capitalismo e la globalizzazione hanno portato dei sensibili risultati a favore della lotta alla povertà in determinati paesi che adesso sembrano totalmente avviati verso l’industrializzazione, dall’altra è aumentata la forbice tra ricchi e poveri e di conseguenza le disuguaglienze economiche tra determinate fasce della società.

Il “modello ad elefante”

Il modello realizzato dall’economista Branko Milanovic nel 2012, ovvero il “Grafico dell’Elefante” (così chiamato per la curvatura che assume la linea del grafico, ndr), delinea alcuni aspetti ed effetti del fenomeno della globalizzazione, mostrando chi si è realmente arricchito e chi impoverito. è significativo. In particolare, l’industrializzazione dei paesi meno sviluppati ha portato alla nascita di una classe media nei paesi emergenti, che alla lunga, non ha portato i benefici attesi alla classe media dei paesi sviluppati, con perdita di posti di lavoro e reddito medio stagnante. Sta maturando la consapevolezza che il mondo del capitalismo e della finanza deve essere riformato. E la middle class si è fatta portavoce di questo malcontento, come abbiamo visto con la Brexit e le elezioni di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

Individuo e omologazione

Da questa riflessione l’individuo è catapultato in una sorta di limbo esistenziale e l’attuale sistema economico porta con sé alcuni aspetti che favoriscono l’omologazione e il rifiuto del concetto di Altro. La globalizzazione del pensiero ma la solitudine più intima dei corpi. Una sorta di isolamento di massa, dove siamo soli ma insieme. La società prestazionale impone all’individuo di essere l’imprenditore di se stesso generando angoscia e autodistruttività. La conoscenza e l’esperienza vengono sostituiti dalla parola informazione. Un’informazione effimera e volatile; rifiutiamo tutto ciò che non sia tutto e subito e l’importanza della ricerca e del tempo. Pensiamo a quante volte immagazziniamo un concetto su Wikipedia e poco dopo ce lo scordiamo. Ecco che vediamo il proliferare dei nuovi nazionalismi e del razzismo. La nostra società non favoriesce l’apertura e lo scambio con il diverso. Richiudendoci su noi stessi e nel nostro io narcisistico tendiamo ad isolarci. Senza solidarietà e senso civico la massa diventa insicura, angosciata, e cade nel tranello dei populismi. L’indentificazione del nemico fornisce rapida identità. La rete e il sistema digitale, pur con alcune caratteristiche positive, non favoriscono l’individuo. L’illusione di essere collegati costantemente con chiunque, sempre, ovunque, è la chimera di una condivisione intima. Siamo sempre più portati a rinchiuderci in communitis che ci diano l’impressione di una comprensione. Non cerchiamo un pensiero diverso con il quale confrontarci e crescere. Vogliamo essere etichettati, vogliamo il senso di appartenenza, l’Uguale.

Serve un pensiero coraggioso

Come possiamo quindi migliorare la nostra società? Necessitiamo di un pensiero coraggioso, forse controcorrente. Ripartire dalla diversità, dall’Altro potrebbe essere una soluzione. Un confronto con il diverso che sì, possa generare contrasto, ma che dalla sua forza ricreatrice porti a una comprensione reciproca della diversità e alla convinzione che non esiste un’unica verità ma tanti punti di vista da cui osservare il mondo. L’usuale viene abbandonato per fare nuove scoperte. Un incontro destabilizzante ma vivificante che può fornire una vera identità e sostituire la relazione personale alla connessione telematica.

Autore

È uno studente laureato in Storia Contemporanea presso l'Università degli studi di Pisa

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