Le tradizioni contano: la #Listona pasquale

1
Condividilo!

Come da tradizione ad ogni festa segue un certo senso di pesantezza. Si torna a lavoro, dobbiamo digerire il solito quintale di cibo ingurgitato etc etc. Ma, sempre da tradizione, ogni festa è seguita da una #Listona che vi suggerisce un po di buon cinema per attutire il colpo. Si aprano le danze!

Ratataplan (Maurizio Nichetti -1979)

Maurizio Nichetti è uno dei grandi nomi del nostro cinema. Partito come animatore sotto l’ala protettiva di Bruno Bozzetto, esordì al cinema con questo divertito omaggio alla slapstick comedy dell’era del muto. Prendendo la grazia di Chaplin ed il gusto per la costruzione dello spazio di Keaton, il nostro inanella una serie di gag riuscitissime sul sottofondo di una babele di idiomi. Si trova facilmente su Raiplay in ottima qualità, assieme all’altrettanto notevole Volere Volare.

Al servizio segreto di sua maestà (Peter Hunt – 1969)

Una spledida immagine promozionale del film

Tutti, fosse anche per sbaglio, hanno visto almeno un volta un film di 007 ma, esclusi i fan duri e puri, quasi nessuno ha visto l’unica prova di George Lazenby nei panni della spia più famosa della storia del cinema. Il giovane modello ed attore esordiente australiano venne accusato dai fan di non avere il fascino dell’uscente Connery e disertarono in buona misura il film, facendogli chiudere subito l’esperienza nella saga di Broccoli & Saltzman. Merita invece di esser rivisto e rivalutato, per l’inedita autoironia del suo Bond (anni prima che lo scettro passasse a Roger Moore) e due o tre scene d’azione di gran livello.

Messaggero d’amore (Joseph Losey – 1971)

La terza collaborazione fra il regista Joseph Losey ed il drammaturgo Harold Pinter, dopo Il Servo e L’incidente, è il continuo della loro riflessione sui meccanismi della narrazione e sul potere. Nell’adattare il romanzo di Hartley Pinter pone l’accento sul complesso rapporto fra il giovane protagonista di umili origini e la nobile famiglia che lo accoglie come ospite, fra ipocrisie, disprezzo e pulsioni sessuali represse. Dei tre film della coppia sicuramente il più raffinato, merito anche della struttura non banale nell’intreccio.

Cold in July (Jim Mickle – 2014)

I romanzi di Joe Lansdale sono un’oggetto curioso nella letteratura di consumo. Capaci di unire alto e basso, Lovecraft e dime novels, con una disinvoltura sconcertante e forti di uno stile così unico da poter riconoscere dopo poche pagine la mano che li ha scritti. Nonostante il successo internazionale e la prolificità del suo autore però, fino a qualche anno fa gli adattamenti per il grande schermo latitavano, limitate ad un paio di film a basso costo di Don Coscarelli. Come se l’è cavata allora il poco più che esordiente Jim Mickle? Beh diciamo solo che il suo progetto successivo è stato l’adattamento per Sundance Tv della saga di Hap & Leonard, la più lunga ed amata di Lansdale. Ci siamo capiti no?

Assassinio sull’Eiger (Clint Eastwood -1975)

Clint Eastwood negli Anni Settantaera già una garanzia come regista. Qui si trova fra le mani una sceneggiatura a tratti demenziale, dove veste i panni di un professore universitario con un passato da spia, richiamato al dovere dal suo precedente capo, un grasso albino che vive nella completa oscurità (!!!). Il mappazzone viene però gestito con straordinario professionismo da Eastwood che regala splendide scene, su tutte la lunga scalata alpina che occupa la seconda metà del film e nella quale si sviluppa quasi tutto il thriller.

Pronti a morire (Sam Raimi – 1995)

Fra le tante scene tipiche di un western qual è la più emblematica, la più spettacolare? Ovviamente il duello fra pistoleri, quindi perché non fare un film a base solo di quelli? Sam Raimi, forse partendo da questo ragionamento, dà libero sfogo a tutto l’estro nell’uso della macchina da presa di cui è capace, in un tripudio di dolly zoom, carrelli e quant’altro, concentrandosi nel creare un’infinita serie di scene madre. Ad essere onesti nel frattempo c’è anche una trama e dei bei personaggi, ma sono cose che realizzerete passato l’entusiasmo.

Perfect Blue (Satoshi Kon – 1997)

Satosi Kon è noto principalmente per il suo ultimo (bellissimo) Paprika, ma prima ancora mise la sua firma su un’opera altrettanto compiuta e sfaccettata. Perfect Blue è un thriller che, partendo da una riflessione sul rapporto fra gli artisti ed il loro pubblico – nello specifico un’idol che tenta la strada di attrice -, arriva a creare uno stratificato intreccio fra realtà e sogno, rendendo difficlissimo per lo spettatore definire lo statuto delle immagini. Un grande film da riscoprire.

Autore

Volevo avere la classe di Charlie Rose, per ora ho solo la panza di Vincenzo Mollica.

1 commento

Lascia un Commento