L’altra sera al cine: “Puoi baciare lo sposo”

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Buio in sala. Berlino. Una soggettiva leggermente tremolante sul volto di Antonio (Cristiano Caccamo) visibilmente emozionato. Antonio comincia a raccontare di un incontro, della nascita di un amore. Un amore che passa sopra anche tutti i litigi ed i difetti della sua “tamarra napoletana”, un amore che è ora si realizzi in un matrimonio. Un matrimonio con Paolo (Salvatore Esposito) che felicissimo dice subito di sì. Ma è solo l’inizio. Bisogna tornare in Italia ed avvertire i genitori di Antonio – ai quali mai aveva confessato apertamente la propria omosessualità – per avere la loro benedizione e cercare di riconciliare Paolo con la madre, con la quale non parla dai tempi del suo coming out. A complicare il tutto si uniscono al viaggio i due gregari Benedetta, ricchissima ed instabile padrona di casa dei promessi sposi, e Donato, nuovo coinquilino crossdresser in crisi depressiva.

L’occasione mancata

A dispetto delle possibilità che lo spunto di partenza pare offrire, questa nuova variazione di “Indovina chi viene a cena” lascia a fine visione un certo amaro in bocca, il sapore delle occasioni mancate.

Puoi Baciare lo sposo evolve la narrazione in maniera episodica, alternando una sequenza all’altra in maniera slegata, depotenziando il pathos dei momenti drammatici ed annacquando quelli comici – principalmente costruiti attorno al personaggio di Donato, un Dino Abbrescia in forma smagliante – limitando le possibilità degli spettatori di empatizzare e appasionarsi alle vicende.

Il film ha sicuramente i suoi momenti (l’introduzione già citata e la cena dove si annuncia il fidanzamento su tutte), ma altrove scivola vistosamente. Ad esempio, la comparsa di Enzo Miccio, chiamato ad organizzare le nozze di Paolo ed Antonio, nonostante i tentativi di farlo passare per un simpatico riferimento culturale alle passioni ed ossessioni dell’Italia di provincia, è platealmente uno dei più maldestri inserti pubblicitari dai tempi del seminario sulla Tisanoreica in Operazione Vacanze. E cerchiamo di non parlare del Musical finale.

Oltre le cadute…

L’ultima fatica di Alessandro Genovesi, in doppia veste di regista e sceneggiatore, è insomma un film modesto, incapace di districarsi fra le varie sottotrame che tira in ballo e privo di una vera carica emotiva. Ma c’è dell’altro.

Puoi Baciare lo sposo è anche un film da vedere e da far vedere, a dispetto di quanto detto sopra, per l’immagine che restituisce dell’amore omosessuale e della questione delle unioni civili. Nel cinema mainstream italiano, dove vige un’immagine affatto delicata della comunita LGBT e dove è stato eletto senatore uno dei fondatori del Family Day (recentemente impegnato in una ridicola campagna contro la stregoneria), la questione è particolarmente importante. I due protagonisti sono descritti come persone qualsiasi, senza caratterizzazioni eccessive e senza marchi particolari, lontani dagli stereotipi  tipici con cui gli omosessuali sono dipinti di solito in questo tipo di narrativa. Sono persone qualsiasi, persone che vogliono vedersi riconoscere il diritto ad amare.

La cosa suonerà gratuita e pretenziosa, ma credo che sia necessario sostenere lavori come questi che –  in quanto pensati e realizzati per il grande pubblico – possono diffondere timidamente idee negli spettatori o comunque proporre loro un’immagine nuova e meno dispregiativa degli omosessuali e (forse, molto forse) influenzare in maniera positiva il pubblico.

Autore

Volevo avere la classe di Charlie Rose, per ora ho solo la panza di Vincenzo Mollica.