Esiste davvero l’arte gay?

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Sfumature

Ho bisogno di guardare una cosa da tutte le sue angolazioni. Forse è un approccio che mi deriva dal Liceo Artistico, e dalle ore di disegno dal vero. Ho imparato che uno stesso oggetto si può rappresentare in mille modi diversi, dalla stessa prospettiva, da capacità simili escono fuori risultati diversi. La competizione a volte non basta. Non basta giudicare il meglio e il peggio: a volte due ottime rappresentazioni di un oggetto sono tra loro diverse, a volte anche molto, ma entrambe necessarie per capire meglio l’oggetto rappresentato. La cura di queste sfumature a volte mi scappa di mano e diventa complessità più che strumento di chiarezza e giustezza della valutazione, ma non intendo rinunciarvi.

Ho intenzione di conservare il vizio di considerare sempre le sfumature: non voglio sentirmi soddisfatto dagli assoluti. Da qui nasce la grande questione di oggi: si può parlare davvero di arte gay?

Un pochino di nebbia: per essere chari

Rimane fitta le nebbia di etichette imprecise, frontiere idecise, sensazioni volubili. Il mondo dell’arte cambia faccia, colore e forme ogni volta che può; come l’acqua che si adatta al contenitore che la accoglie. Per questo, le mie, sono idee pronte a mutare, disponibili al confronto di chi crede che, al contrario, sia giusto etichettare questo pezzo di arte e di artisti. Non ci sono certezze in queste righe, perche lo spirito che ne guida la scrittura è quello che nasce dalla passione per l’Arte.

Arte di genere

Ha senso parlare di “cultura gay” (come si parla, ad esempio, di “cultura pop”) soprattutto nei tempi della segregazione, dove essere gay significava chiudersi in un recinto di libertà lasciando il mondo ostile fuori.

Another jender theory, Filippo Romanelli, 2016

Possiamo dire che questo stato di cose esista ancora oggi e dia senso al concetto di arte gay?

Certo, si può parlare di “avanguardie gay”. Negli anni della contestazione, ad esempio, il quartiere londinese di Soho esprime una sua estetica legata alla questione queer. Possiamo parlare di “Stile di Soho” e con questo intendere i riferimenti sessuali e di genere che esprimeva. Ciò accade anche per le avanguardie, per la pop art o per le espressioni artistiche “di sistema”, che in quanto commissionate dal politico o religioso di turno, esprimono la dottrina del tempo. Questi momenti della storia dell’arte non possono prescindere dalla rappresentazione che fanno del sesso, del rapporto di generere e della nudità.

Se per chi vi scrive ha senso parlare di movimenti circoscritti, ha meno senso, oggi, legittimare l’idea ghettizzante che di un’arte gay, perche altrimenti dovrebbe esistere anche un’arte etero. Dovremmo chiederci poi, se una donna faccia arte in modo diverso da un uomo, in quanto donna.

Identità

Intendiamoci, non credo che sia ininfluente; contesto l’equazione: siccome sei gay, dipingi “da gay”. Non credo che si possa dire che un omosessuale, in quanto tale, dipinga in modo diverso da un etero. Mi sembra un approccio superficiale. Se così facessimo perderemmo le mille sfumature che ci sono nella rappresentazione di un nudo, ad esempio.

Certo che dove nasci, quel che ti piace, le persone che incontri ti lasciano un segno. Certo che quel segno ti rimane addosso; in alcuni casi i gusti sessuali sono determinanti nello stile e nel suo sguardo sul mondo; in altri casi prevalgono la provenienza geografica, il carattere, la relazione con i genitori o le esperienze di infanzia. Nel caso di un artista poi, affermarlo diventa veramente ardito. Un nudo, maschile o femminile, può essere rappresentato in modo diverso da uno stesso artista, anche solo a seconda dell’umore che ha; figuriamoci tra artisti diversi! Un artista si innamora di oggetti, volti, mani, rughe; ha la curiosità di ricercare e apprezzare il bello e l’estetica in ogni cosa: in un teschio, in un insetto, in una immagine macabra, nella spazzatura, in delle mani macchiate dall’età, in una natura morta con la frutta passata o in una puzzolente e buia locanda di prostitute e ubriaconi.

Fellini era gay

La fatica di definire il concetto di arte gay non è solo di chi vi scrive. A volte ci si imbatte in mostre, festival e rassegne, che intendono “dare voce alla cultura gay”. Normalemente si tratta di film, libri e opere teatrali in cui i protagonisti sono gay; di quandri o foto nelle quali emerge chiaramente lo sguardo languido dell’autore o l’inclinazione sessuale del soggetto ritratto. Ma nessuno vi saprebbe dire cosa è arte gay e cosa è arte etero.

Potremmo dire che Fellini è arte etero mentre Almodovar è arte gay. Ma è davvero così?

Se Fellini fosse stato gay, avremmo interpretato la rotondità formosa di alcune donne dei suoi film come un riferimento alle forme materne, l’estetica circense fatta di paiettes e colori scintillanti ci sarebbe sembrata un chiaro riferimento al mondo lgbt; per non parlare della scelta di usare il quartiere Eur e quelle sue statue razionaliste tanto muscolose. Se Almodovar fosse etero avremmo parlato delle donne come “muse ispiratrici”, del suo feticismo per i rossetti e la matita per gli occhi. Se ad essere gay fosse Sorrentino il suo Young Pope sarebbe queer-rissimo!

Scaffale d’artista

Io mi diverto a provocare, è chiaro. Però, lo faccio per un fine giusto: un artista dovrebbe meritare un trattamento diverso da quello riservato ad un prodotto del supermercato. Dovrebbe vivere da se, senza troppe etichette, e più attenzione per la bellezza che esprime, per il contento e le emozioni che è capace di raccontare.

Il lavoro dell’artista è indispensabile, perche senza gli artisti non saremmo in grado di immaginare il mondo in modo nuovo, di rivoluzionare la relazione che abbiamo con il nostro corpo, i nostri sensi e con gli altri. L’artista è il soldato di una rivoluzione pacifica fatta di colore, materia, suono e odori. L’artista ha un ruolo sacro.

Le stelle

Su Componidori, foto di Associazione Sa Sartiglia

Ad Oristano ogni anno si corre Sa Sartiglia, giostra equestre dove uomini mascherati compiono acrobazie al galoppo e tentano, durante la folle corsa, di infilzare con uno spadino una piccola stella bucata appesa ad un filo. Ogni anno viene nominato Su Componidori: è stato più spesso un uomo ma anche qualche donna ha avuto questo onore. Quando finisce il rito pubblico della sua vestizione, una maschera bianca ne copre il volto: si trasforma in un semidio. Su Componidori non può toccare terra, ne essere toccato da altri e come ogni persona a cui viene affidata la sacralità diventa asessuato.

Anche un artista indossa una maschera. Anche un artista ha un ruolo sacro e l’unica sua aspirazione è di sfuggire alle domande terrene, correndo senza paura verso le stelle.

ps. Poi dice che noi “cinqueavisti” non siamo rrrromantici!

 

 

Autore

Sardo di nascita, vivo a Firenze dai lontani tempi dell’università. Rimango sardo perché mi va e perché fiorentini non si diventa. Mi piace fare tutte le cose banali. Adoro i luoghi comuni, mi sforzo di essere hipster per occultare i mio lato nerd. Vorrei essere più alto. Amo incondizionatamente chiunque nutra la mia autostima. Credo che il mondo sarebbe più bello se fossimo tutti più stupidi.