Italia 2018: ecco i tre possibili scenari di governo

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Paure e speranze. Gioie e dolori. Apoteosi e catastrofi. Nelle ultime quarantotto ore abbiamo assistito nel Paese a qualsiasi stato d’animo. Le elezioni politiche più importanti dell’ultimo decennio hanno sancito la vittoria del populismo e il trionfo del Rosatellum.

Chi ha vinto, chi ha perso e quali sono gli scenari possibili?

Il centro-sinistra esce sconfitto in modo roboante, pagando una campagna elettorale povera di contenuti, presentando un programma vacuo e in linea di continuità con i governi passati. Ennesima sconfitta, clamorosa e totale, per Matteo Renzi, evidentemente in difficoltà dopo la debacle del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Il giudizio dei cittadini è assordante. Renzi ha eccessivamente personalizzato il Partito Democratico, inducendo personaggi quali Bersani e D’Alema a uscire, e ha proseguito sulla propria strada riproponendo la stessa retorica e gli stessi messaggi che dopo le europee del 2014 lo hanno fatto sempre perdere. Ma sarebbe troppo semplicistico, riduttivo e alquanto poco corretto dare la colpa a un singolo individuo di una crisi sistemica che le forze di centro-sinistra sono chiamate ad affrontare sia in Italia che nel resto d’Europa. La sinistra riformista, sociale, democratica è forse confluita in altri movimenti politici, lasciando i partiti tradizionali a rappresentare le élite e a non capire le reali esigenze del popolo?

I vincitori indiscussi di queste elezioni sono il Movimento 5 Stelle e la Lega. Luigi Di Maio è riuscito a presentare un M5S compatto, nonostante “rimborsopoli”, con un programma chiaro e ha sfruttato in modo astuto il fatto di presentare prima delle elezioni una squadra di eventuali ministri eccellente ed estremamente competente. Matteo Salvini, da parte sua, è stato abile a trasformare la Lega da partito territoriale a partito nazionale – nonostante al Sud riscuota ancora pochissimo successo – quadruplicando il suo elettorato rispetto al 2013, quando si attestava al 4%. Entrambi sono riusciti ad ottenere un successo molto importante grazie a diversi demeriti altrui e ad alcuni meriti loro. Entrambi sono rimasti all’opposizione di fronte a quelli che erano a torto o a ragione definiti i governi dell’ “inciucio”. Entrambi si sono presentati come forze anti-sistema e avverse alle politiche di austerity dell’Unione Europea. Entrambi hanno cavalcato il vento di protesta che spirava impetuoso contro i quattro governi precedenti, accusati di aver fatto pochissimo per le classi meno abbienti e le periferie geografiche e sociali dell’Italia. Entrambi adesso hanno la sfida più grande davanti a loro, ovvero quella di tentare di formare un governo.

La pessima e orripilante legge elettorale con cui siamo andati al voto obbliga le forze politiche a trovare un compromesso sui temi, un accordo sulle questioni più importanti, alleanze di lunga durata per la formazione del nuovo esecutivo.

Un’analisi sugli scenari possibili

CAMERA (magic number 316):

Centro-destra 37% (Lega 17.37%, Fi 14 %, FdI 4.35%, Noi con l’Italia 1.3%), 260 seggi

Movimento 5 Stelle 32.66%, 221 seggi

Centro-sinistra 22.85% (Pd 18.72%, +Eu 2.55%, Insieme 0.6%, Civica Popolare 0.54%, Svp-Patt 0.41%), 112 seggi

LeU 3.39%, 14 seggi

SENATO (magic number 158):

Centro-destra 37.49% (Lega 17.62%, Fi 14.42 %, FdI 4.26%, Noi con l’Italia 1.19%), 135 seggi

Movimento 5 Stelle 32.22%, 112 seggi

Centro-sinistra 22.99% (Pd 19.12%, +Eu 2.36%, Insieme 0.54%, Civica Popolare 0.52%, Svp-Patt 0.42%), 57 seggi

LeU 3.28%, 4 seggi

Gli scenari possibili sono tre: 

1) Movimento 5 Stelle + Lega  

Luigi Di Maio (31) dell’M5S e Matteo Salvini della Lega, i veri vincitori delle elezioni.

Il governo populista che impaurisce l’elettorato moderato italiano, che farebbe tremare l’Europa e che assesterebbe un colpo netto al centrismo di Renzi e Berlusconi, usciti sonoramente sconfitti dalle elezioni. Posto che l’M5S ha sempre detto di essere aperto al dialogo con tutti e alla eventuale stipula di un contratto di governo, non ad alleanze o spartizione di poltrone, ritengo improbabile – non impossibile – che Di Maio e Salvini possano effettivamente creare un governo, pur avendo potenzialmente i numeri. Infatti, nonostante la vicinanza su alcune questioni sociali, ci sono delle divergenze nette sia sul piano fiscale che su quello del rapporto con l’Europa. Ma, soprattutto, dopo il grande risultato ottenuto, Salvini accetterebbe di diventare la stampella di secondo piano di un governo a maggioranza cinquestelle, avendo l’opportunità di essere l’uomo di punta di un esecutivo di centro-destra?

2) Movimento 5 Stelle + LeU e gran parte del PD

Michele Emiliano, minoranza dem, e Bersani, Liberi e Uguali, hanno detto di essere disposti a dialogare con l’M5S per trovare un accordo di governo.

Sul PD incombe ancora la presenza del segretario Renzi, qui in una foto durante uno spettacolo teatrale del giornalista Andrea Scanzi.

Impossibile? Attualmente sembrerebbe di sì, nonostante l’M5S e Liberi e Uguali siano disponibili al dialogo. L’incognita è rappresentata dal Partito Democratico e in particolare dal suo segretario. Accertata la sconfitta, Renzi ha usato parole estremamente dure nei confronti dei rivali esterni e ha lanciato fendenti contro la minoranza interna, continuando ad essere spaventosamente refrattario a qualsivoglia autocritica. Nel suo intervento ha comunicato di rassegnare le dimissioni da segretario solamente dopo la costituzione del nuovo esecutivo, nel quale il PD sarà all’opposizione. Si dimette, ma non si dimette. Decide lui il come e il quando, non lasciando trapelare la possibilità di un proficuo e immediato dialogo interno. Detta la linea a un partito personalizzato fino all’inverosimile, come se nel frattempo il partito non esistesse quasi più e non fosse dilaniato da spaccature enormi.

La mossa di Renzi di non dimettersi nell’immediato favorendo la nomina di un segretario di transizione in grado di dialogare con le parti è politicamente astuta. Non solo tiene il controllo del partito fino alla conclusione delle consultazioni, con la possibilità di far eleggere successivamente un uomo a lui vicino oppure un personaggio che non metta in ombra la sua figura (Richetti, Gentiloni, Calenda, Chiamparino, … ?), ma davanti ad una sconfitta di tale portata sa perfettamente che il PD potrà rialzarsi facendo una dura opposizione e sperando nell’incapacità a governare dei vincitori.

Renzi non si è dimesso: ha solamente rilanciato la sfida. Come reagiranno Emiliano e quella parte dei dem di fronte ad un segretario ancorato alla poltrona e al dominio fino al Congresso e alla sua volontà di chiudere a qualsiasi dialogo con il Movimento 5 Stelle, consegnando di fatto il potere in mano alla destra?

3) Centro-destra unito + Civica Popolare, alcuni PD ed eventuali espulsi M5S

Pier Ferdinando Casini e Silvio Berlusconi in una delle innumerevoli volte insieme. Saranno ancora una volta insieme per un governo di centro-destra, nonostante l’ineleggibilità del leader di Fi?

Salvini possibile premier in pectore, uomo forte del centro-destra ed erede del ruolo che fu di Silvio Berlusconi. Il Rosatellum bis, d’altronde, è nato proprio per scongiurare il “pericolo” che il Movimento 5 Stelle, certo di essere il partito di maggioranza relativa, creasse facilmente il governo. Ecco, dunque, che la coalizione di centro-destra, frutto dell’eccellente capacità federativa di Berlusconi, ottenuto il 37% dei consensi, potrebbe trovare i 56 deputati mancanti per governare nel centro-sinistra, nell’M5S e in quell’orrendo pentolone del gruppo misto, causato dall’inesistenza del vincolo di mandato, per il quale un politico diventato deputato può decidere in completa autonomia di passare a un altro partito, infischiandosi di fatto della volontà dei suoi elettori. Beatrice Lorenzin, Pier Ferdinando Casini, Raffaele Lombardo e politici cresciuti nell’UdC e nell’Mpa, precedentemente con Berlusconi e ora candidati tra le fila del Partito Democratico o nella coalizione di centro-sinistra, uniti agli espulsi dell’M5S ma eletti in Parlamento come Caiata e Cecconi – nel caso ovviamente in cui quest’ultimi non rinunciassero ai loro seggi a Montecitorio – potrebbero dare alla coalizione di centro-destra i numeri mancanti per la formazione di un esecutivo guidato da Salvini. Non c’è da stupirsi che in caso di dissidi con gli altri esponenti di partito il segretario della Lega decida di convergere su un nome più moderato per la presidenza del Consiglio, in grado comunque sia di seguire i suoi diktat.

Se questa possibilità diventasse realtà e la destra andasse effettivamente al potere con l’appoggio di alcuni esponenti del centro-sinistra, lasciando clamorosamente fuori l’M5S, si replicherebbe la situazione di quando, nel 1976, il Partito Comunista Italiano andò all’opposizione pur avendo il 33% dei consensi. Allora sì che il cambiamento per l’Italia si procrastinerebbe di alcuni anni, con un PD colpevole di aver lasciato il governo alla triade Salvini, Meloni, Berlusconi, e un Movimento 5 Stelle che al termine del prossimo esecutivo sfonderebbe sicuramente la soglia del 40%, senza leggi elettorali costruite ad hoc che tengano.

Tutto è nelle mani della responsabilità dei partiti e in quelle del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lui, presentatosi come giudice imparziale e fino ad ora rimasto all’oscuro della vita politica, sarà chiamato a prendere una decisione importante per il futuro dell’Italia e dell’Europa.

Al Presidente della Repubblica spetta l’incarico di affidare il mandato per avviare le consultazioni per la costituzione del nuovo esecutivo.

Autore

I'm a student of early modern history at the University of Pisa

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