Breve Vademecum del 4 Marzo per confusi e ritardatari

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L’istantaneità e la liquidità dei concetti

Nell’epoca della post-politica, della post-verità e attraverso la digitalizzazione della politica, le elezioni italiane del 4 Marzo si muovono in un mare di acque tempestose e all’insegna della sinteticità. La campagna elettorale è una delle più brevi che la storia repubblicana ricordi. Tuttavia niente può impedirne la piena realizzazione e la sua riuscita alla luce delle tecniche social di fare politica e del nuovo tempo, a cui si sono adeguati i partiti, che favoriscono l’istantaneità e la liquidità dei concetti che adesso scorrono più velocemente e raggiungono più persone possibile nel più breve lasso di tempo determinato.

Una cosa è ancor più evidente alla luce del voto: nessun partito sarà auto-sufficiente. E ancor più evidente è la componente dell’ingovernabilità che, come un amico di vecchia data, ritorna e strattona nella sua morsa, nella pretesa di essere ingombrante, il Belpaese e lo condanna a una stagione di governi deboli e di coalizioni elettorali (e non politiche) farlocche o quantomeno deboli. Lo scorso 4 dicembre 2016 la componente maggioritaria del paese è stata spazzata via e la maggioranza dell’elettorato italiano ha condannato lo stivale ha un remake di stagioni politiche all’insegna dell’instabilità. È utile in questo senso, all’elettore, un breve compendio sulle modalità del voto e una breve rassegna sui partiti che si presentano alle elezioni.

Quando si vota e come si vota

Gli italiani sono chiamati alle urne per eleggere il Parlamento, ovvero i rappresentanti alla Camera e al Senato. Si vota domenica 4 marzo, dalle 7 di mattina alle 23, per il rinnovo del Parlamento. Per la Camera potranno votare tutti i cittadini italiani che hanno raggiunto 18 anni; per il Senato voteranno i cittadini che hanno compiuto 25 anni. Per esprimere le proprie preferenze è necessario presentarsi ai seggi con un documento d’identità, munito di fotografia, rilasciato dalla pubblica amministrazione e con la tessera elettorale. In Lazio e Lombardia ci saranno anche le elezioni regionali.

 

La Legge elettorale: Il Rosatellum Bis

La nuova legge elettorale introduce nel nostro paese un sistema misto, proporzionale e maggioritario: circa un terzo dei seggi tra Camera e Senato sarà eletto in scontri diretti nei collegi uninominali, e i restanti due terzi saranno eletti con sistema proporzionale.

Alla Camera ci saranno 232 collegi uninominali, in cui ogni partito o coalizione presenterà un solo candidato. Il candidato eletto sarà quello che prenderà almeno un voto in più degli altri nel collegio. Per l’assegnazione degli altri 386 seggi si userà un metodo proporzionale: ogni partito o coalizione presenterà una lista di candidati e si conteranno i voti ricevuti da ogni lista; ogni partito o coalizione eleggerà quindi un numero di parlamentari proporzionale ai voti ottenuti. Nelle circoscrizioni estere saranno assegnati altri 12 seggi.

Al Senato le cose funzioneranno in modo molto simile: i collegi uninominali saranno 102, i collegi del proporzionale 207, e i seggi degli eletti all’estero 6. Non sarà possibile il voto disgiunto, e ognuno potrà esprimere un solo voto: il voto andrà al candidato del suo collegio (per la quota maggioritaria) e alle lista che lo appoggia (per la quota proporzionale). Sarà invece annullato se dovesse essere barrata la casella di un candidato al collegio uninominale e la casella di una lista diversa da quelle che lo appoggiano.

I partiti dovranno ottenere almeno il 3 per cento dei voti su base nazionale. Se i partiti si presentano alleati in una coalizione, quest’ultima dovrà raggiungere almeno il 10 per cento dei voti su base nazionale. I partiti che non raggiungono questa soglia non eleggeranno alcun parlamentare. Sono consentite le pluricandidature, cioè sarà possibile presentarsi in diversi collegi, ma solo nella quota proporzionale: ogni candidato potrà presentarsi in cinque collegi proporzionali differenti. Ci si può candidare in un unico collegio uninominale, ma si può essere contemporaneamente candidati in cinque collegi proporzionali.

 

I partiti politici

Il centrosinistra

Sono quattro i partiti che formano la coalizione del Centrosinistra guidata dal Partito Democratico. La formazione di governo uscente, guidata dal segretario nazionale Matteo Renzi, presenta un programma politico articolato: lavoro, taglio delle tasse alle famiglie, investimenti sul territorio, cultura, welfare, sicurezza, semplificazione burocratica e politiche europee. Al fianco del Pd si presentano altre tre le liste: +Europa di Emma Bonino, con un programma di stampo europeista, ma attento alle tematiche del lavoro e dell’evasione fiscale; Civica Popolare Lorenzin, guidata dal ministro uscente della Salute, Beatrice Lorenzin, che puntano sul recupero del ceto medio e l’ampliamento dell’industria 4.0. Infine la lista Insieme di dichiarata ispirazione ulivista che unisce i tre simboli di Psi, Verdi e Area Civica.

Il centrodestra

Anche la coalizione di Centrodestra scende in campo con quattro forze politiche. Al triumvirato Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si è aggiunta, poco prima della presentazione delle liste al Viminale, la cosiddetta “quarta gamba” della coalizione: Noi con l’Italia di Lorenzo Cesa e Raffaele Fitto. Tutte e quattro le forze arrivano davanti agli elettori con un programma unico e suddiviso in 10 punti cardine a partire da quello sul taglio delle tasse. Seguono quelli sulla riforma della macchina statale, sui minori vincoli con l’Europa, sull’aiuto alle classi meno abbienti, sulla sicurezza, sulla riforma della giustizia, sul sostegno alle famiglie, sulla scuola, l’università e la sanità pubblica, sulle autonomie territoriali e, infine, sullo sviluppo tecnologico, culturale, turistico e ambientale. Le forze del triumvirato guidate da Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni si sono unite in un simbolo unico per la circoscrizione Estero.

Il Movimento 5 Stelle

Guidato da Luigi Di Maio, il movimento si presenta con un programma in 20 punti a partire da quello sulla semplificazione legislativa che si propone di tagliare da subito “400 leggi inutili”. Seguono i capitoli lavoro, reddito di cittadinanza, taglio delle tasse, taglio ai costi della politica, investimenti, sicurezza, immigrazione, pensione di cittadinanza, superamento della legge Fornero. L’undicesimo punto è quello dedicato all’aiuto delle famiglie con figli a carico. La lista prosegue poi con la tutela dei risparmi dei cittadini, la creazione di una banca pubblica per gli investimenti, la lotta alla corruzione e alle mafie, riforma della giustizia, green economy, riduzione del debito pubblico, miglioramento della Sanità, superamento della Buona scuola e valorizzazione e tutela del made in Italy.

Le Sinistre

Ampio lo schieramento alla sinistra del Partito Democratico. La principale novità è Liberi e Uguali, formazione guidata dall’ex presidente del Senato ed ex magistrato antimafia Pietro Grasso. Insieme agli ex Pd e Sel Giuseppe Civati, Nicola Fratoianni e Roberto Speranza, Grasso propone un programma che parte da istruzione e ricerca e si articola poi nelle grandi tematiche della sinistra tra cui welfare universale, parità dei diritti e taglio alle spese militari. Fanno parte del blocco delle Sinistre anche la Lista del Popolo per la Costituzione, di Antonio Ingroia, Potere al Popolo, di Viola Carofalo, Per una Sinistra Rivoluzionaria di Claudio Bellotti e il Partito Comunista guidato da Marco Rizzo.

Le Destre

Guida lo schieramento delle formazioni di estrema destra, il partito antieuropeista di CasaPound Italia guidato da Simone De Stefano. Quattro i punti del programma: abbandono dell’euro, riforma del debito, immigrazione, demografia e piano casa. Nello stesso alveo si trovano i partiti di Italia agli Italiani, formato da Forza Nuova di Roberto Fiore e Fiamma Tricolore di Attilio Carelli; Destre Unite di Massimiliano Panero e il Blocco nazionale per le libertà guidato da Benito Mirto, Denis Stefano Martucci e Massimo Renato Lorenzo Mallucci de Mulucci.

Altri partiti

L’universo è vasto e nuotarci dentro, con qualche emicrania, è compito vostro. Da citare il camaleontico Denis Verdini che riprende l’edera e il nome del vecchio Partito Repubblicano Italiano e gli accoppia la sigla della sua Ala (Alleanza Liberalpopolare-Autonomie).

Gli ultimi sondaggi pubblicati prima dell’entrata in vigore del divieto di diffusione

Secondo i sondaggi pubblicati prima dell’entrata in vigore del divieto di diffusione, nel Parlamento che sarà eletto il prossimo 4 marzo non ci sarà una chiara maggioranza. È un’ipotesi di cui i leader politici ovviamente preferiscono non parlare durante la campagna elettorale – in questi giorni sono tutti impegnati a dire che riusciranno a ottenere i voti per formare un governo – ma è decisamente l’ipotesi più probabile. A questo punto restano tre le ipotesi e gli scenari possibili:

  • il primo è che in assenza di una maggioranza vengano indette nuove elezioni (ipotesi alquanto improbabile);
  • la seconda possibilità è un governo presieduto da Pd, Forza Italia e altri partiti; il
  • terzo scenario è un governo presieduto da M5S, Lega, Fratelli d’Italia e altri partiti.

Ovviamente non sono tutti e tre probabili allo stesso modo e giocherà in questo senso un ruolo chiave il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una cosa è certa: queste saranno le elezioni dell’incertezza e i governi che si susseguiranno saranno connotati da un alto grado di conflittualità.

 

Autore

È uno studente laureato in Storia Contemporanea presso l'Università degli studi di Pisa

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