“The Post”: bentornato Señor Spielberg

0
Condividilo!

Steven Spielberg non ha certo bisogno di presentazioni. Un nome che appare un po” ovunque nei credits dei grandi successi degli Anni Ottanta – ora come regista ora come produttore – e in molti titoli delle stagioni successive. Eppure, nonostante una fama meritata e consolidata ancora riesce a stupire. Ancora quel Directed By è apparso a chiusura di un grande film, The Post.

Sai no?

La storia della pubblicazione dei Pentagon Papers sul Washington Post ad inizio Anni Settanta viene ricostruita a partire da due nuclei fondamentali. Le difficoltà della redazione capitanata da Ben Brandlee (Tom Hanks) di reperire i preziosi documenti e di aggirare la censura governativa ed un’altra battaglia, più intima, quella che la neo-proprietaria del Post Katharine Graham (Maryl Streep) affronta contro sé stessa nel tentativo di scegliere il suo ruolo nel mondo, combattuta fra un’immagine che altri hanno disegnato per lei e che ormai ha accettato, e la possibilità di abbandonare i modi remissivi di moglie/madre/angelo del focolare.

Il tutto viene portato avanti con i ritmi e i modi di un thriller e, nonostante i fatti siano noti, l’abilità di Spielberg riesce a farci appassionare alle vicende, ad empatizzare con i personaggi.
È una narrazione decisamente popolare – nel senso più alto del termine – tutta rivolta allo spettatore e al piacere della visione, tutta tesa nel tentativo di suscitare emozioni. Lo sguardo della macchina si insinua negli uffici del giornale, pedina i nostri personaggi in un susseguirsi di long take virtuosissimi ma mai eccessivi per poi, nel terzo atto, fermarsi a contemplare volti e spazi.

Il film chiude accennando alle vicende che portarono allo scandalo Watergate e in molti hanno fatto notare una certa adiacenza nei modi e nelle intenzioni al grande Tutti gli uomini del presidente – sempre la stampa, sempre un thriller, sempre l’ostilità dell’amministrazione Nixon – ma bisogna fare una doverosa distinzione.

Dove il film di Pakula era dovuto all’urgenza di raccontare e drammatizzare un evento recente e contemporaneo, The Post appare più come il tentativo di rimandare lo spettatore ad un insieme di valori e di conquiste di quell’epoca in un momento delicato della storia americana. Si parla di una donna che si ribella ai ruoli stabiliti da un mondo tutto al maschile, nello stesso periodo in cui i rapporti uomo-donna sono stati rimessi in discussione dallo scandalo Weinstein e dal movimento #metoo. Si parla della libertà e dell’etica intorno alla stampa e di pressioni governative, alla fine del primo anno di mandato di Donald Trump e nel pieno della guerra alle fake news. Tutto senza salire in cattedra, suggerendo invece di dare lezioni.

The Post – si sarà ormai capito da come ne ho parlato – è un grande e bellissimo film, ed è un film troppo grande per uno schermo più piccolo di un cinema. Fatevi un favore, andate in sala e vivete un bel momento.

Autore

Volevo avere la classe di Charlie Rose, per ora ho solo la panza di Vincenzo Mollica.

Lascia un Commento