“Un amore esemplare”: con Pennac il teatro incontra il fumetto

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Sabato 9 febbraio è andata in scena al Teatro Era la seconda replica dello spettacolo Un amore esemplare. Daniel Pennac insieme alla regista Clara Bauer porta a teatro il fumetto di Florence Cestac, che racconta la storia di due innamorati visti con gli occhi dello scrittore francese. Una di quelle storie che sembrano succedere soltanto nelle favole ma che, come Pennac ci tiene a sottolineare, è proprio una storia vera.

Assaggio

Negli anni Trenta del 1900 Jean de Bozignac, figlio di una ricca famiglia di produttori di vino, si innamora della sarta al loro servizio, Germaine. I due scappano insieme, si sposano senza il consenso delle famiglie e riescono a comprarsi una piccola casetta a La Colle sur Loup. Come? Vendendo le edizioni rare di vecchi libri, che Jean aveva ereditato dal proprio padrino: con una prima edizione di Tristano e Isotta, per esempioottengono in cambio proprio il loro nido d’amore; vendendo Illuminazioni di Rimbaud del 1886 ne rifanno il tetto; la camera da letto la costruiscono grazie a I fiori del male di Baudelaire, edizione del 1857.

La Colle sur Loup, in Costa Azzurra, è anche la meta delle vacanze estiva di Pennac e del fratello Bernard ed è qui che la storia del nostro, giovanissimo, incrocia quella di Jean e Germaine.

Nella cittadina la strana coppia viene osservata con sospetto, poiché estranea a  tutte le pratiche tipiche della classica famiglia borghese: una “coppia improduttiva”, dicono. I due innamorati, infatti, non lavorano, non sembrano avere interesse per la vita sociale, nessuna idea politica e non hanno figli. Passano semplicemente le giornate insieme leggendo, l’uno all’altra, e viceversa. Ma il piccolo Pennac, al contrario, ne rimane affascinato fin da subito.

I ricordi autobiografici si mescolano nel racconto alla storia di Jean e Germaine, i cui nomi risuonano eterei nelle parole del romanziere: il loro matrimonio e la resistenza da parte dei rispettivi genitori; i giochi di Pennac insieme al fratello Bernard; le partite a bridge della nonna e i pettegolezzi sui quei vicini tanto curiosi. Pennac ricorda con divertimento e quell’aria un po’ trasognata, tipica di chi ama fantasticare, gli escamotage inventati per andare a casa loro (quando un pacco da consegnare, quando un pallone calciato al di là del giardino e, talvolta, perfino il gatto “volato” in avanscoperta), il loro modo di vivere e i romanzi letti ad alta voce, fino ad arrivare alla malattia di Jean e alla sua morte, seguita a distanza di una sola settimana da quella dell’amata Germaine.

©Jesus Dupaux

Un amore esemplare è un perfetto esempio di teatro narrazione

Il pubblico si lascia cullare dal racconto dello scrittore, che in estemporanea viene tradotto dal francese all’italiano dall’attrice Ludovica Tinghi, senza per questo affaticare lo spettacolo. Il testo scorre fluido, leggero, e il bilinguismo è talvolta pretesto per qualche divertente battuta. In una luce calda e familiare si svolge quest’opera, che vede come intepreti Pennac, Tinghi e Massimiliano Barbini, abili a interpretare di volta in volta i diversi personaggi, suscitando nello spettatore l’effetto straniante tipico del genere.

Una scenografia essenziale, pochi oggetti evocativi (una cassapanca, una piccola casetta, un carretto con dei libri): tanto basta perché la nostra immaginazione possa scorrere indisturbata. Sul fondale le tavole proiettate della fumettista Florence Cestac, anch’essa sul palco, seduta di spalle al pubblico in un angolo della scena, accompagnano la narrazione divenendone parte integrante.

Uno scrittore, due attori, una fumettista

Interessante connubio quello tra uno scrittore, due attori e una fumettista in scena. I diversi piani su cui si svolge il racconto si intercambiano in un gioco teatrale ben riuscito: Tinghi/Germaine mima schiaffi e pugni e Cestac colloca sulla tavola fumetti con onomatopee (Slap!, Bam!, Ahia!), mentre i rumori tipici delle zuffe dei cartoni animati risuonano in sincrono; o ancora, Pennac racconta le abilità da prestigiatore di Jean, quando faceva “parlare” oggetti e ortaggi, e la banana disegnata sul fondale come per magia finisce “in carne e ossa” nelle mani dello scrittore. Insomma, una messa in scena ricca di fantasia, una storia che si fa ascoltare a bocca aperta, trasportando il pubblico negli anni Sessanta e riuscendo a evocare l’affetto e l’attrazione suscitati dai due protagonisti su quel bambino.

Finiamo così, inaspettatamente, per sentirci un po’ come il piccolo Daniel, che al fratello Bernard una notte confidò:

Jean e Germaine, mi piacciono, ho deciso che gli amerò per sempre!

Autore

Dominata da un fervente eclettismo, i miei interessi vanno dal teatro alla musica, passando per escursioni e viaggi avventurosi fino ad animali e cucina (non necessariamente nella stessa frase). Studio teatro contemporaneo ma a mia mamma, che ogni tanto chiede "quindi cosa farai?", ancora non so rispondere con precisione.

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