La #Listona – Guida a RaiPlay

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Da qualche anno la Rai ha aperto i sigilli dei suoi archivi riversando molto del materiale prodotto o distribuito in una piattaforma di streaming chiamata RaiPlay. “Sai che roba” direte voi, avvezzi ormai a Netflix o (se siete cinefili dai gusti fini) a Mubi. Vi capisco, ma i dati importanti sono due;  primo, il tutto è gratis, e gratis è una parola bellissima. Secondo, spulciando fra i titoli ed evitando i vari Don Matteo e Un Medico in famiglia, si trovano tanti prodotti meritevoli o di difficile reperibilità. Ecco allora una nuova #Listona per orientarsi al meglio ad un primo approccio.

Maps To The Stars (David Cronenberg – 2014)

L’ultima pellicola di Cronenberg in senso cronologico – e probabilmente anche in senso assoluto – è la sintesi perfetta fra forma e sostanza del racconto. Tanto disgustosi, meschini e miseri sono i personaggi, tanto antispettacolare e algida è la messa in scena, rendendo la visione programmaticamente ostica e respingente allo spettatore. Il disagio che percepiamo passa anche dalla realizzazione di quanto di vero ci sia nelle storie a cui assistiamo. Immeritatamente snobbato al passaggio in sala, è ora di riportarlo all’onore delle cronache.

Gli Astronauti (Chris Marker e Walerian Borowczyk – 1958)

Questo raro cortometraggio realizzato assemblando foto originali, cartoline ed immagini di repertorio, racconta il viaggio surreale e poetico di un inventore nello spazio, per mezzo di un’astronave fatta di carta di giornale. Oltre all’importanza dei nomi coinvolti – Marker realizzerà anni dopo il capolavoro La Jetèe, Borowczyk opere provocatorie come Racconti Immorali – è interessante riscoprirlo perché qui si trovano già i semi di tanto altro cinema successivo, su tutto le animazioni del Flying Cyrcus di Terry Gilliam che da lavori come questo riprendono più o meno direttamente il ritmo, le tecniche ed un certo umorismo.

La Proprietà Non è Più Un Furto (Elio Petri – 1973)

La chiusura dell’ideale “trilogia della nevrosi” di Petri, nonostante la rivalutazione critica (postuma) dell’autore, è ancora il suo film più trascurato. Nel parlare della “nevrosi del denaro”, per non dire dell’ossessione della ricchezza, il regista mette in piedi uno stravagante teatro di maschere stilizzate, assorte in ruoli che la società gli impone e che si ostinano a perpetrare ad ogni costo.

Il Signore Degli Anelli (Ralph Bakshi – 1978)

Sebbene adombrata dal successo della trilogia di Peter Jackson (che comunque deve molto a questo primo adattamento) il tentativo di Bakshi di portare sullo schermo l’opera di Tolkien ha ancora qualcosa da dire agli spettatori, nella sua singolare unione di attori animati al rotoscopio e animazione tradizionale. Un film ambizioso e ricco di idee, quasi una singolare finestra su quello che il cinema d’animazione popolare poteva essere e che non è stato. La storia copre solo metà dell’arco narrativo, in quanto la United Artist non mise in cantiere neanche la pre-produzione del seguito. Va detto però che come finisce la faccenda di Frodo lo sa pure mia nonna, quindi non disperate.

Nikita (Luc Besson – 1990)

Ne parlai già qui su 5avi in questo articolo. Tendiamo forse a considerare Besson un fenomeno del cinema europeo del passato, storicizzato, ma vale sempre la pena andare a riscoprire come si è meritato il successo e come è riuscito a raccontare notevoli personaggi femminili nel contesto del cinema d’intrattenimento.

Il Mistero di Oberwald (Michelangelo Antonioni – 1981)

Altra rarità, difficile da reperire sul mercato home video ed avvistato solo in peregrini passaggi nei palinsesti notturni. Antonioni adatta Cocteau e, galvanizzato dalle possibilità dei primi effetti video, porta ancora avanti il suo personalissimo tentativo di rappresentare la percezione umana del reale, lavorando sulla manipolazione elettronica del colore per raccontarci le emozioni dei suoi protagonisti. Non tutto è perfetto e (forse) si tratta di un Antonioni minore, ma vale comunque la pena vederlo per aggiungere un tassello alla lunga opera di questo Maestro.

Autore

Volevo avere la classe di Charlie Rose, per ora ho solo la panza di Vincenzo Mollica.

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