La scelta di Saramago: consigli politici di una distopia augurata

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04.03

Il 4 marzo si avvicina. Appare retorico e ripetitivo constatare che gli italiani si stanno trovando in una situazione di disorientamento distorto, e appare ancora di più retorico pensare che il peggio debba ancora venire. Partiti senza spine convinte, demagogie vuote e discorsi fittizi infestano le strade con i loro volti ritoccati e le orecchie affamate di chi riversa sui social la propria rabbia.

La tendenza destrofila che sta caratterizzando l’atmosfera politica globale di certo non rassicura: c’è chi ha paura del ritorno del (l’ex) Cavaliere, nonostante ineleggibile, paura dell’ascesa del partito stellato ma troppo inesperto, paura di un partito democratico che di democratico sembra non avere più nulla, paura del nome del gruppo di Salvini che esplica direttamente l’intento politico. C’è solo un unico comune denominatore: la paura.

Qualsiasi sarà il risultato, ci aspettano ancora anni di incertezze.

E quindi, la letteratura

Ed è qui che in qualche modo entra la letteratura. Una via di fuga e un possibile retroscena non considerato. E chi meglio può consolare, se non José Saramago?

Ci sono due libri, entrambi due capolavori, che propongono un intervento semi-divino e uno completamente umano come soluzione alle inettitudini della società.

Cecità

Senza svelare troppo della trama, succede che, improvvisamente, un’intera società si trova a dover fare i conti con un’improvvisa epidemia di cecità. Tutti diventano ciechi senza nessun tipo di spiegazione plausibile. E quella che è l’unica risorsa veramente fondamentale per l’umanità arriva in soccorso dei personaggi: l’adattamento, la rielaborazione. Ci si trova di fronte ad un riassetto totale di quello che era il substrato sociale e politico tradizionale, si creano nuove forme di aiuto, si costruiscono nuovi rapporti, molti dei quali deleteri e incapaci di nascondere la vera natura dell’uomo, ovvero il calpestare, l’obbligare l’altro a sottostare a una supremazia decisa da nessuno, l’ingannare, il distruggere. Eppure qualcosa, alla fine, funziona.

Saggio sulla lucidità

Questo è senza dubbio il romanzo ideale per chi, nell’incertezza di un voto, vorrebbe semplicemente che la cosa si risolvesse da sé. Questo romanzo è il seguito di Cecità. La stessa società che tempo prima si era ritrovata a combattere contro qualcosa che non poteva controllare si troverà ad essere essa stessa la causa di una immobilità molto simile alla precedente. A seguito, infatti, delle elezioni, il risultato totale di schede bianche porterà a uno stallo auspicato e senza ritorno. Scontri, ricerca rincorsa di un capro espiatorio, colpe date a casaccio lottano contro l’unico diritto da sempre valido per l’uomo: la scelta di non scegliere.

Ed è dunque questo che io mi auguro nell’ingenuità che mi contraddistingue: guarire dalla cecità e votare scheda bianca.

Autore

Di sangue napoletano, di crescita senese, di maturità fiorentina passando per le strade bolognesi, romane e milanesi. Scrivo da paranoico, leggo da affamato. E amo spendere soldi.

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