“E potrai affossarmi”: the last song I’m wasting on you

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Inutile. L’apparenza appare inesistente senza il contrasto, se non esistesse il nero non sarebbe possibile distinguere il bianco. E ciò che accade quando qualcuno sparisce dalla tua vita è che il nero prende possesso di tutti i colori, li rende suoi e li nasconde gelosamente alla tua vista.

Questione di equilibrio, è un gioco di ombre che devono necessariamente incastrarsi, rendersi chiare e scure su una base atona, cacofonica. Gli interrogativi squilibrati che affollano la parete bianca diventano concreti, materiali e non si può fare altro che prenderli a cazzotti e rassegnarsi, che esistono, e che rimarranno sempre punti di domanda, appigli di ragnatele che non sosterranno nessun tipo di peso, tranne quello della tua inappetenza, destinata a rimanere insoddisfatta.

Un circo privato di saltimbanchi deformi, cerchi di divertirti, di sostenere lo sguardo ipnotizzato da qualche gobba o da qualche malformazione/mutilazione per pensare che finirà, in qualche maniera. Aspetti il numero finale di quel macabro spettacolo come fosse l’incontro più importante della tua vita.

E potrai affossarmi, potrai scavare una buca con un ghigno, potrai arredarla come pare a te, perché te lo lascerò fare, hai gusto in questo, mentre io nemmeno riesco a tenere piegati i vestiti, o ordinata la scrivania. Ma sarà comunque palese al mondo che avrai scavato il posto destinato alle mie costole. L’unica a cui ciò non sarà chiaro è quell’entità che ho strappato dal mio intestino e che ho deciso non farà più parte dei miei organi.

Perché, alla fine, rimarrà la constatazione che piuttosto che amare te ho deciso di voler bene a me stesso.

Autore

Di sangue napoletano, di crescita senese, di maturità fiorentina passando per le strade bolognesi, romane e milanesi. Scrivo da paranoico, leggo da affamato. E amo spendere soldi.