La palazzina Marconi a Coltano: una riflessione sulla tutela

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Oggi vorrei parlare un po’ con voi di un problema che affligge molti monumenti del patrimonio architettonico mondiale. Diversi mesi fa, infatti, ho avuto l’occasione di potervi raccontare lo scempio che, durante l’occupazione dell’ISIS, aveva patito il sito archeologico di Palmira. Molto recente è, invece, la demolizione della chiesa di San Lamberto, ormai sconsacrata, nella Renania Settentrionale, per allargare una miniera di carbone. Il caso italiano che voglio portare alla vostra attenzione è costituito dalla Palazzina Marconi, costruita a Coltano, che oggi versa in uno stato di assoluto degrado.

Demolizione della Chiesa di San Lamberto, nella Renania Settentrionale Westfalia, foto tratta da https://nucleareeragione.org/2018/01/11/sacrificati-sullaltare-del-carbone/

Demolizione della Chiesa di San Lamberto, nella Renania Settentrionale Westfalia. Foto tratta da https://nucleareeragione.org/2018/01/11/sacrificati-sullaltare-del-carbone/

La storia di Coltano

Il territorio di Coltano è una delle tenute del Parco di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli. Dotato di un villino di caccia, sistemato da Bernardo Buontalenti per ordine della famiglia de’ Medici, era famoso in passato per l’allevamento del mucco pisano. Tuttavia, pochi sanno che Coltano, all’inizio del secolo scorso, era dotato di un radiotrasmettitore che gli permetteva di comunicare con tutto il mondo: la palazzina Marconi.

Foto d'epoca della palazzina Marconi, con le alte torri di trasmissione. Foto tratta da http://www.mediasuk.org/archive/coltano/1924_1.jpg

Foto d’epoca della palazzina Marconi, con le alte torri di trasmissione. Foto tratta da http://www.mediasuk.org/archive/coltano/1924_1.jpg

La palazzina Marconi

La struttura venne edificata nel 1905, nel luogo scelto da Guglielmo Marconi. Il fisico, infatti, voleva costruire un centro di trasmissioni radio mondiale, che potesse comunicare addirittura con l’America. Allora la scelta ricadde su Coltano proprio per la sua natura paludosa, fattore che avrebbe minimizzato la dispersione del segnale. Il centro di trasmissioni venne messo in opera nel 1911 e in breve tempo fu ribattezzato “il più potente del mondo”. Infatti è proprio attraverso la stazione radio di Coltano che Marconi riuscì ad accendere le luci del Cristo Redentore di Rio de Janeiro, il 12 ottobre 1931.

Lo stato della palazzina Marconi ad agosto 2006. Ovviamente le condizioni attuali sono notevolmente peggiorate. Foto tratta da http://www.radiomarconi.com

Lo stato della palazzina Marconi ad agosto 2006. Ovviamente le condizioni attuali sono notevolmente peggiorate. Foto tratta da http://www.radiomarconi.com

La causa che dette avvio al degrado della centro radio fu ovviamente la guerra. La palazzina, infatti, venne occupata dai tedeschi e le sue antenne radio minate e fatte saltare in aria. Sebbene alla fine del conflitto fossero stati fatti dei tentativi per riqualificare la zona, questi non servirono a salvare lo stabile dall’inesorabile decadenza.

Qualche anno fa, insieme ad alcune colleghe dell’università, realizzammo un progetto di recupero delle zone e dei monumenti disagiati nella tenuta di Coltano. Già allora giungemmo alla conclusione che, purtroppo, per la palazzina Marconi sarebbero state necessarie delle soluzioni drastiche. Purtroppo oggi è fin troppo comune arrivare a questi risultati; l’incuria e il degrado in cui versano le “opere minori” – e le definisco così soltanto per distinguerle da quelli che attirano il grande pubblico, non certo per sminuirne l’importanza – difficilmente vengono arginate in tempo, intervenendo soltanto quando ormai le situazioni sono irreversibili. 

Elettra Marconi

Poche settimane fa è stato rinnovato da Elettra Marconi, figlia di Guglielmo, l’appello per salvare almeno ciò che resta della stazione radio. Questo ha riportato un po’ di attenzione sull’immobile ed il comune di Pisa ha dunque stanziato dei fondi per la sua bonifica, che consisterà nella rimozione delle piante che crescono all’interno della struttura. Con un po’ di amarezza, viene da dire che è come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati, ma alla fine è sempre meglio di niente. 

Autore

Sono una storica dell'arte amante dell'architettura, che studio con passione all'Università di Pisa. Amo leggere, passeggiare con i miei cani e trascorrere le giornate in tranquillità all'aperto. Spero di diventare, in futuro, una ricercatrice nell'ambito dei beni culturali.