La fatica di leggere e l’Istat

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La banalità di un anno finito porta al suo consueto tirare le somme, tra chi è convinto che l’anno appena cominciato risulterà un cambiamento importante e chi invece vive l’ultimo giorno di dicembre come una giornata normale, una di quelle di un calendario che altro non è che convenzione.

Il 2016 si è concluso con quelle che a mio parere sono delle sconfitte difficili da valutare, molte delle quali forse inevitabili, altre evitabili, ma comunque importanti per la formazione di una coscienza che si sta dirigendo sempre di più con l’avere un aspetto collettivo. La mia riflessione di oggi riguarda il rapporto Istat, pubblicato negli ultimi giorni di dicembre, intorno all’abitudine della lettura degli italiani.

Il rapporto

L’indagine è stata fatta su un campione di persone di età varia e proveniente da diverse parti dell’Italia. A parte i dettagli tecnici (reperibili presso il sito dell’Istat), quello che desta maggiore interesse sono le reazioni del mondo italiano sul web. Escludendo i personaggi di spicco, tra cui non sono mancati gli allarmisti che identificano gli italiani (tutti eh, non solo una parte) come delle capre ignoranti senza interesse nei confronti della lettura e in senso lato della cultura, la maggior parte degli interventi che ho letto sono caratterizzati dal tentativo di assolvere e di sperare. E anche io mi ritrovo tra questi ultimi.

Ancora in calo i lettori, passati dal 42,0% della popolazione di 6 anni e più del 2015 al 40,5% nel 2016. Si tratta di circa 23 milioni di persone che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali.

La popolazione femminile mostra una maggiore propensione alla lettura già a partire dai 6 anni di età: complessivamente il 47,1% delle donne, contro il 33,5% dei uomini, ha letto almeno un libro nel corso dell’anno.

Leggono di più i giovani tra gli 11 e i 14 anni (51,1%) rispetto a tutte le altre classi di età.

Personalmente, non reputo determinante questo tipo di analisi, per una serie di semplici motivi.

Motivo uno

Il primo è che nella percentuale sono esclusi coloro che leggono libri legati all’ambiente scolastico e professionale. Già questa mi sembra un’enorme boiata (ma io lo so, sono un essere pensante con limiti e senza legittimità di intervento), semplicemente perché l’Università e la scuola in generale risulta essere uno dei veicoli più importanti per la fruizione del sapere, e gli studenti che sono costantemente bersagliati da tomi infiniti di sapere, quanto piacevolmente aprirebbero altri libri? Siamo in un’epoca in cui la distrazione e l’intrattenimento sono dietro l’angolo, ci sono innumerevoli mezzi e modi per permettere al cervello di svagarsi, e personalmente ritengo una crescita la sostituzione della lettura di gialli, rosa e noir con partecipazioni a eventi culturali o fissazioni su serie tv.

Motivo due

Il secondo riguarda la presa in considerazione da parte dell’analisi Istat la sola vendita di libri. Bisognerebbe riflettere che sì, magari si sono venduti meno libri e di conseguenza letti meno libri, ma, di nuovo, il web è parte attiva di questo cambiamento. Per quanto rivolga il mio animo romantico all’insostituibile odore della colla dei libri e alla deleteria attività di violare le pagine con penne e angoli piegati, non posso far finta di essere stato il primo che quest’anno si è dedicato a leggere più racconti e brevi articoli di riviste letterarie web che libri. Ma questo è solo un cambiamento, non significa che non ci siano altri che lo fanno o che gli italiani abbiano smesso di leggere.

Buoni propositi

Ultima considerazione. Buoni propositi per l’anno nuovo, se non per una reazione di riscatto, quanto meno per una riflessione: se avete smesso, cominciate a leggere di nuovo, che sia il catalogo dell’ikea, racconti sul web, Dostoevskij, libri di ricette, a prescindere dall’Istat che vi fa sentire analfabeti, leggete, è l’unico modo per comprendere davvero e conoscere. Non siamo un numero, tantomeno una percentuale, e nemmeno un’età, siamo individui con una mente unica e gli unici a dover scendere a patti con noi stessi.

Autore

Di sangue napoletano, di crescita senese, di maturità fiorentina passando per le strade bolognesi, romane e milanesi. Scrivo da paranoico, leggo da affamato. E amo spendere soldi.