Colobraro, la storia di quel paese

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Oggi parliamo di iella. Sì, signori, la sfortuna. Quella signora poco simpatica e un po’ imbronciata che a differenza della fortuna ci vede benissimo. Ci piace un pochino darle la colpa quando le cose non vanno come dovrebbero, quando una giornata sembra accanirsi contro di noi. Ma lo sappiamo no? Che è tutta una nostra creazione, un condizionamento, una condizione che creiamo con la nostra mente. Ed effettivamente la nostra mente è estremamente potente, da rendere la sfiga un fatto quasi reale. Ma quei casi in cui la iella si perpetua nei secoli e diventa maledizione? Lì come la mettiamo?

Colobraro e la sua fama

Voglio raccontarvi oggi la storia di un paesello italiano, in provincia di Matera, in Basilicata: Colobraro. Meno di 2000 anime abitano il luogo. Forse il suo nome non vi è noto, perché poche volte capita di sentirne parlare. Dalle persone dei paesi vicini è chiamato “quel paese là”, poiché sembra che nominarlo porti sfortuna. Per questo se vi trovate nelle sue vicinanze e provate a chiedere indicazioni per arrivarci, partiranno una serie di scongiuri, prima che un aiuto. Colobraro, o il paese senza nome, ha fama di essere il paese più sfortunato d’Italia. Anche il suo nome è infelice; deriva infatti dalla parola latina coluber, che significa serpentario, luogo in cui si fanno nascere serpenti. Porterà sfortuna anche scrivere il suo nome? Speriamo di no, ma vi farò sapere.

La leggenda

Ma quando è iniziata questa triste nomea che il povero paesello arroccato sulle montagne della Basilicata si porta dietro? Nel secolo addietro, prima della Seconda Guerra Mondiale, negli Anni Quaranta. Una leggenda piuttosto recente quindi rispetto alla media. Il potestà del paese, allora Don Virgilio, noto avvocato, durante una riunione nel salone della Provincia di Matera, diede inizio con una frase alla iella del suo paese.

“Se non dico la verità, che possa cadere questo lampadario!”

E così fu. Il lampadario della sala cadde schiacciando molti dei presenti, provocando morti e feriti. Da qui iniziò la lunga serie di sfortune e sfighe attribuite al povero paesello. Eventi forse cercati tra gli avvenimenti normali di una vita. O chissà davvero colpa del povero Colobraro. Chi può dirlo? Ma sicuramente dobbiamo tener presente che non appena la leggenda si diffuse, più storie sul suo conto divennero note. Non solo l’origine sinistra del suo nome, ma anche il mito delle streghe. Si dice che Colobraro sia stato nel passato anche un covo di fattucchiere, come spiega Ernesto de Martino, in “Sud e magia” , uno dei libri fondamentali dell’antropologia italiana. In particolare la strega più nota del paese sembra che fosse una tale Maddalena La Rocca, specializzata in fatture e riti contro il malocchio, detta la Cattre. Si parla anche della celebrazione dei famosi Sabba.

La Cattre

Oltre la leggenda

Dunque questo accade. Gente che si tocca se il destino ti ha fatto nascere in quel paese. Persone che ti raccomandano di non nominarlo o di guidare con prudenza nelle sue vicinanze; persino i tanto odiati vigili chiudono un occhio se la causa dell’eccesso di velocità è fuggire dalla iella. Si tramandano poi storie di bimbi nati con due cuori, di catastrofi naturali che avrebbero colpito Colobraro, di incidenti stradali, di problemi alle macchine e ad altri oggetti di ogni tipo. Ma si di dice che la sfortuna colpisca solo i visitatori. Immuni gli abitanti ed immuni anche tutti coloro che in un modo o nell’altro abbiano un discendente del luogo. Resta poco da dire se non, che paese il nostro Bel paese!

Colobraro oggi

Colobraro è stato oggetto di notevole attenzione mediatica, che ha fatto diventare il paesino sperduto un luogo noto. Varie testate giornalistiche se ne sono occupate, ed è stato anche al centro di un servizio del programma televisivo “Porta a Porta” nel 2008. I suoi cittadini accettano la fama in silenzio, non smentendo e non confermando, mantenendo il fascino. Forse gli fa anche comodo, mantenere un alone di mistero, ad avvolgere insieme alla nebbia la loro rocca. Il paese ci ha ricamato intorno, e della disgrazia ha fatto la sua forza. Molti appassionati lo visitano per constatare la leggenda. Inoltre viene anche organizzata ogni estate una manifestazione che richiama milioni di persone, “Sogno di una notte… a quel paese!” , sfruttando l’appellativo e la mala leggenda. Da questo paese tutti dovremo prendere esempio. Ad ognuno di noi sta il compito di trasformare il proprio veleno in medicina.

Autore

Se dipendesse dalla mia volontà sarei sicuramente a Londra in questo momento. Se non facesse ingrassare vivrei di Nutella. Non mi piace il caffè anche se per molti è una cosa incomprensibile. Amo la matematica, anche se non mi è mai riuscita più di tanto. Scrittura, moda, e tutto ciò che è anche lontanamente imparentato con magia ed esoterismo, le mie fissazioni. Attualmente studio Scienze Umanistiche per la Comunicazione all'UNIFI; e questo è il momento dove la gente esclama “Wow, accidenti!” senza avere la più pallida idea di cosa farò nella vita.