Ironia, swag e trash in una parola sola: Discordia

0
Condividilo!

Come recitava la morale di un’antica favola di Esopo (Il contadino e i figli discordi) l’unione e la concordia fanno la forza. Ma ne siamo così sicuri? Nel caso dei Discordia, gruppo di Empoli (Emanuele Tiezzi, Giuseppe La Rocca, Gabriele Gargiulo, Giovanni Dezzoni e Lorenzo Masi) che fa del crossover e del mescolamento di diversi generi una delle sue particolarità, si potrebbe sostenere l’esatto contrario.

Discordia (da sinistra verso destra: Gabriele Gargiulo; Giuseppe La Rocca; Giovanni Dezzoni; Lorenzo Masi; Emanuele Tiezzi)

Nati nel 2016, non riuscivano a mettersi d’accordo sul nome da dare alla band, e così, dopo vari tentativi, si sono rassegnati alla “discordia” che regnava fra loro e hanno adottato questo termine come nome per il gruppo.

Recentemente (19 dicembre) si sono esibiti sul palco dello storico locale The Alchemist di Empoli, e in quest’occasione hanno ufficialmente presentato il loro primo EP, Eris, chiamato con il nome della divinità greca del caos (e in riferimento anche al discordianesimo, religione satirico/parodistica fondata nel 1957 da Greg Hill e basata appunto sul culto della dea greca Eris). Questo particolare evidenzia la loro forte carica ironica, demenziale e una buona dose di “swag” come va tanto di moda oggi.

Discordia in azione

Noi di 5AVI li abbiamo incontrati e ci siamo fatti raccontare da Lorenzo Masi (cantante) la loro storia, il percorso che li ha portati a registrare il loro primo EP, i loro rapporti al di fuori della band e molto altro…

  • Partiamo dal nome, perché avete scelto il nome Discordia? Eravate indecisi fra questo e altri nomi prima di formare la band?

Tutto è cominciato nel lontano 2011, quando Giovanni (batterista) non era ancora nel gruppo. All’inizio ci chiamavamo Jet Lag e avevamo un altro batterista. Poi all’incirca due/tre anni fa, è entrato Giovanni alla batteria, e dopo pochi mesi abbiamo deciso di cambiare nome. Non so nemmeno io perché siamo arrivati a scegliere questo nome; ne stavamo discutendo sul gruppo di Whatsapp e ad un certo punto Peppe (Giuseppe La Rocca, chitarra ritmica) ha scritto “concordia”, e qualcun’altro invece ha scritto “discordia”, da lì siamo andati ad informarci su internet e il resto è storia…

  • E voi al posto della concordia, avete voluto scegliere come nome discordia, proprio per simboleggiare il disaccordo che c’era fra di voi sulla scelta del nome.

Si, esatto.

  • Parliamo dei vostri rapporti interpersonali…

Ogni tanto usciamo per cazzeggiare e divertirci, però ci vediamo più che altro per provare.

  • Come definiresti il vostro stile in poche parole?

Puramente a caso, facciamo cazzate, nel gruppo abbiamo un hipster, uno che gioca a Pokemon go, uno che registra tutto,… Comunque siamo un gruppo che sta dietro a poche cose, suoniamo quello che ci va, dal pop, al punk, al metal, e del resto chi se ne importa.

  • Vi ispirate a qualche gruppo o genere in particolare, oppure vi siete creati un sound tutto vostro e vi ritenete originali perché non prendete spunto da nessuno? 

No, il fatto è che siamo in cinque, tutti con gusti diversi: chi ascolta pop, chi metal, chi punk,… le nostre influenze vengono fuse insieme in un mix incredibile.

  • Si può definire crossover?

Si precisamente, altrimenti con tre punti interrogativi.

  • Per quanto riguarda la composizione dei pezzi, contribuite tutti o solo uno di voi?

Faccio tutto io, gli altri non valgono niente! A parte gli scherzi, buttiamo giù le idee tutti assieme, se qualcuno trova un riff ce lo mandiamo su Whatsapp e ci lavoriamo su alle prove, poi si tira fuori l’argomento e scrivo il testo, altrimenti lavoriamo sulla canzone cercando di tirare fuori qualcosa.

  • A proposito di testi, li scrivi tu o ti fanno fare lo “schiavo”?

Di solito li scrivo io, gli argomenti li troviamo assieme, tranne quando ce n’è uno che mi incuriosisca o che voglio far mio; il testo della nostra prima canzone (Drunk, ndr) l’ho scritto assieme ad Emanuele (bassista), faceva schifo, però alla fine è rimasto quello.

  • I vostri testi prendono spunto solo da fatti di attualità, o anche da altre fonti, come anime, serie tv, film?

Anime solo uno, quello di Stinkmeaner (primo brano dell’EP Eris)  che si ispira a Boondocks, che parla di persone di colore, in particolare del colonnello Stinkmeaner, che è ceco e ha 55 anni ed è infuriato col mondo. Per il resto cerchiamo spunto dall’attualità.

  • Scegliete un tono ironico e demenziale per trattare temi d’attualità? 

Assolutamente si, puntiamo sempre sull’ironia e la simpatia, e ci dispiace tanto per chi se la prende, ma a noi non importa niente, così come gli altri possono tranquillamente fare dell’ironia su di noi e prenderci in giro, non ci interessa granché.

  • Parliamo del vostro EP, Eris, raccontaci com’è nato e quale percorso avete seguito per registrarlo. 

Tutto è iniziato un anno fa, quando improvvisamente ci siamo svegliati in uno studio di registrazione. L’estate scorsa abbiamo deciso di andare a registrare qualche brano; siamo andati due giorni in studio a dicembre dello scorso anno e l’ep esce solo adesso, fai due conti… Sono sei canzoni e ci è voluto un anno per farlo uscire, è stato un processo piuttosto lento.

  • Come mai un’attesa così lunga? 

Non avevamo voglia di fare niente. A parte le battute, ognuno ha i suoi impegni, la scuola, il lavoro, altre cose e quindi abbiamo un po’ lasciato andare la cosa. Tieni conto che siamo andati a modificare il suono delle registrazioni quattro/cinque volte, con risultati pessimi. Ma siamo soddisfatti lo stesso.

  • Qual è il rapporto fra di voi in sala prove? Vi incazzate spesso se qualcuno sbaglia, vi insultate pesantemente o c’è comprensione reciproca?

Ci troviamo una volta a settimana per le prove, un anno di tempo ce lo prendiamo per decidere la scaletta, e quello successivo per scrivere una canzone.. a parte le battute, c’è grande feeling, tutto va a gonfie vele, siamo solo un po’ lenti ultimamente nello scrivere le canzoni, ma chi se ne frega..

  • Vi sentite in qualche modo legati alla cultura “trash” e ad uno stile “swag”?

Swag sicuramente, trash ancora di più. Ogni tanto mi inserisco con le tastiere per dare un tocco swag al tutto, però ci definirei più trash, dato che facciamo musica indipendente. Ma in fondo siamo entrambe le cose.

Ringraziamo i Discordia per la loro disponibilità e simpatia.

Autore

Nato nel 1991, studente di Giornalismo e cultura editoriale a Parma, appassionato di motori, sport, calcio e musica. Amante della lettura, del caro vecchio Rock n' Roll e super tifoso del Cagliari. Scrivo di musica perché sento di essere in debito verso questa nobile arte che tanto mi ha dato e a cui cerco di restituire qualcosa, sperando di render buon servizio.