Dai pionieri della danza contemporanea a Virgilio Sieni

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Nella conferenza “Quando la danza entra nei luoghi storici: Virgilio Sieni”, da me tenuta lo scorso weekend ho illustrato come i pionieri della danza contemporanea del Novecento abbiano cercato altri luoghi al di fuori del teatro, esplorando nuove possibilità di movimento e conferendo agli ambienti più vari, e alcuni insospettabili, una dignità performativa e un valore di riscoperta del rapporto tra il corpo, la danza e lo spazio. Una ricerca portata avanti da molti coreografi contemporanei, tra i quali Virgilio Sieni che ha realizzato lavori in luoghi storici e musei, proponendo un nuovo modo di abitarli e stimolando il pubblico verso una fruizione della danza e degli spazi inedita e coinvolgente. Il 17 e 18 dicembre scorsi Sieni ha presentato il progetto Cantieri del gesto#3 di Livorno, con azioni performative presso la Forndazione d’Arte Trossi-Uberti e nel Nuovo Teatro delle Commedie.

Tutto ebbe inizio…

Il Novecento è stato definito il Secolo della Danza, non per il declino del balletto classico, che anzi rinvigorì grazie ad artisti come George Balanchine e Maurice Bejart. Il secolo scorso ha visto svilupparsi stili e nuove consapevolezze del proprio corpo in rapporto con la modernità. La modern dance è nata dal distacco con il balletto classico accademico, ritenuto troppo rigido e schematico, a favore di una “danza libera”. In essa veniva privilegiato il gesto in grado di esprimere la personalità del danzatore ed i suoi drammi interiori. Pioniera di questa nuova danza è stata sicuramente Loïe Fuller (1862-1928) nata in un borgo nei pressi di Chicago, influenzata dalla mistica orientale e motivi dell’occultismo. Nelle sue coreografie sperimentò un nuovo tipo di danza a spirale, sfruttando gli effetti della luce elettrica sopra la veste molto ampia.

Isadora Duncan (1878-1927) nata a San Francisco, studiò in un’accademia danza classica, ma proseguì da autodidatta perché inadatta al suo temperamento. Viaggiò Londra e Parigi danzando nei salotti frequentati da artisti ed intellettuali. La sua danza si ispirava alla Grecia antica, eseguita a piedi scalzi e con una semplice tunica bianca. Il suo movimento ondulatorio ricordava le onde del mare.

La danzatrice Ruth St. Denis (1877-1968) del New Jersey ricercava la purezza della danza nell’Estremo Oriente, ancora legata al sacro. Nelle sue coreografie interpretava una sacerdotessa o una donna divinità, ponendo l’accento sulla natura simbolica del movimento.

Infine Martha Graham (1894-1991) nata a Pittsburg, realizzò assoli ispirati ai temi sociale e a situazioni legate al contemporaneo quali l’intolleranza, la repressione e tutte le forme di discriminazione.

Merce Cunningham

Il danzatore e coreografo Merce Cunningham (1919–2009) nato a Centralia ha posto le basi per la post modern dance. Insieme al musicista John Cage hanno formulato il metodo compositivo aleatorio: ad ogni danzatore era stata assegnata una serie di gesti e in base alla sorte di una monetina ne era stabilito l’ordine, la durata e la direzione. Per Cunningham la verità della danza era da ricercare nella coincidenza casuale di scenografia, musica, danza e costume. Il primo happening, un evento improvvisato del “qui e ora” fuori dai teatri, è stato l’Happening Black Mountain College nel 1952 (North Carolina), al quale parteciparono tra gli altri l’artista Robert Rauschenberg. La casualità determinava i rapporti tra suono, gesto e immagine, coinvolgendo il pubblico presente.

La post modern dance

Il termine post modern dance venne usato per la prima volta dalla coreografa e allieva di Cunningham Yvonne Rainer (1934) di Richmond District, (San Francisco), che proseguì la rivoluzione della danza moderna.

Negli Anni Sessanta il compositore Robert Dunn, allievo di Cage, diede vita a un laboratorio sperimentale nello studio di Cunningham, dando spazio all’improvvisazione a partire dagli stimoli del quotidiano. Il gruppo si spostò nel 1962 nel Judson Theater, spazio di aggregazione e condivisione delle arti.

Trisha Brown (1936-2017) nata ad Aberdeen negli Stati Uniti, è stata una delle cofondatrici del Judson Theater e sperimentò una danza oltre gli spazi convenzionali con i suoi Equipment Pieces, nei quali i danzatori equipaggiati di attrezzature da scalatori hanno camminato con estrema naturalezza lungo i muri dei palazzi, alterando la prospettiva degli spettatori New York, mostrando l’oggettività del movimento. Le sue creazioni hanno trovato posto anche nei musei, all’aperto nei parchi o nei giardini.

Tra gli anni ’68-70 la danza entrò nelle strade unendosi anche ai cortei di protesta, inglobando fisicamente il pubblico nell’azione.

Pina Baush

Erede dell’ironia e del grottesco della danza espressionista, protagonista del Tanztheater è Pina Baush (1940-2009), che dal 1973 è stata alla guida del Wuppertal Tanztheater. Dopo i primi lavori in cui si confrontò con testi classici, alla fine degli Anni Settanta le sue coreografie hanno assunto una cifra più personale, con frammenti di memorie e vissuto.

CafŽ MŸller 1978, Pina Bausch

Cafè Muller (1978) è stata la coreografia-manifesto della Baush, nella quale ha eseguito un assolo che si confrontava con un’umanità dolente. Coppie in cerca d’amore, gesti ripetuti freneticamente, sedie spostate tra gli inseguimenti, hanno vagato in uno spettrale caffè tedesco. Protagonista della coreografie era il grande tema dell’incomunicabilità.

I grandi traguardi della danza

La quotidianità è la materia da cui i coreografi della post modern dance sono partiti per rielaborare gestualità semplici come una camminata o l’atto di sdraiarsi al suolo. La danza segue la modernità e gli sviluppi della tecnologia, inglobando negli spettacoli anche videoinstallazioni, (uno dei precursori è Cunningham con l’artista Nam June Paik), verso la multidisciplinarietà e l’interattività. La danza e la musica hanno una propria indipendenza: il danzatore può andare fuori tempo, seguendo il proprio ritmo o andare in controtempo. Inoltre può esplorare tutto lo spazio scenico, senza prediligere la sola frontalità. I coreografi delegano sempre più ai danzatori parti di spettacolo nelle quali hanno piena libertà di esprimersi, con l’Improvisation e la Contact Improvisation. Infine c’è una rottura definitiva con i canoni classici, attraverso il superamento di quella divisione tra spazio scenico e spettatore, tra palco e platea.

Le ricerche di Virgilio Sieni, tra luoghi d’arte e comunità del gesto

Virgilio Sieni (1957) danzatore e coreografo fiorentino, protagonista della scena contemporanea dagli Anni Ottanta, si è formato nella danza classica e contemporanea ad Amsterdam, New York e Tokyo. Nel 1983 fondò la Compagnia Parco Butterfly, che nel 1992 diventò Compagnia Virgilio Sieni, con la quale ha ricevuto numerosi riconoscimenti (3 premi Ubu: 2000, 2003 e 2011; il premio della rivista “Lo Straniero” (2011), Premio dell’Associazione dei Critici Italiani). Dal 2003 dirige CANGO, Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza, Cantieri Goldonetta zona d’Oltrarno di Firenze. Nel 2007 ha fondato l’Accademia sull’arte del gesto, finalizzata alla trasmissione delle pratiche artistiche, rivolta sia a professionisti che a gruppi di neofiti della danza, di ogni età. Dal 2013 al 2016 è stato direttore della Biennale di Venezia, Settore Danza. Nel 2013 è stato nominato Chevalier dans l’ordre des Arts et des Lettres dal Ministero della cultura francese.

L’Accademia sull’arte del gesto

I percorsi dell’Accademia tendono a mettere in relazione l’uomo con la natura del proprio territorio, dando vita a un sistema di trasmissioni e scambi del gesto. Un mezzo per conoscere l’altro, attraverso tattilità, percezione, prossimità e risonanza del gesto. Il lavoro dell’Accademia sull’arte del gesto mira a intervenire positivamente sulla vivibilità e su un possibile senso di appartenenza, tendendo a un rinnovamento del rapporto tra il corpo e la polis; attraverso la creazione di circoli virtuosi tra pratiche, visioni, e riscoperta di luoghi, i progetti portano all’elaborazione di percorsi, mappature e sentieri capaci di esprimere una visione nuova dell’arte e della città. L’idea di Sieni è quella di creare una comunità del gesto che vive e riflette una città, in cui i principali temi sono condivisione, solidarietà, sostegno, fiducia e ascolto dell’altro. Nei suoi progetti coinvolge cittadini di tutte le età e persone diversamente abili.

I Cantieri del gesto, Livorno

Il progetto livornese Cantieri del gesto di Virgilio Sieni, giunto alla sua terza edizione, era fondato sull’esperienza dell’Accademia sull’arte del gesto fiorentina. Al termine di un percorso di ricerca  e sperimentazione del gesto, i cittadini hanno eseguito varie azioni coreografiche, alla Fondazione d’Arte Trossi-Uberti ed al Nuovo Teatro delle Commedie. Le azioni ospitate nella Fondazione d’Arte Trossi- Uberti, centro di formazione nelle discipline artistiche e promotore di eventi artistici, rispecchiano la ricerca di Sieni di nuove forme di coinvolgimento e fruizione della danza.

I Notturni

La Fondazione d’Arte Trossi-Uberti è stata abitata per quale ora dai danzatori della compagnia di Sieni, al piano superiore e da cittadini di ogni età e musicisti al piano terra. Le sette performance avevano come tema la tattilità e l’incontro con l’altro nella dimensione del notturno. Nell’atrio era presente un Duetto sulla Tattilità, di due giovani danzatrici dell’Accademia di Firenze, che hanno eseguito un duetto basato sulla percezione e l’ascolto dell’altro. Una danza senza sosta, in un flusso continuo di un movimento che si rigenera, trovando sempre nuove origini. Nella sala attigua un gruppo di cinque bambine hanno composto un grande Dittico Pulcinella, sulle note dell’Ensemble di flauti dell’Istituto Superiore di Studi Musicali Pietro Mascagni. Con una maschera nera e un grande naso adunco, hanno eseguito una corale basata sulla tattilità. Una danza dinamica, energica e vitale come Pulcinella.

Di grande “sacralità” e intimità è stato il Duetto sulla sosta eseguito nella sala vicina, da una madre con la figlia. Le due hanno percorso tutta la sala, spostandosi lentamente, portando con sé alcuni oggetti drammaturgici utilizzati per creare precari accampamenti nello spazio. Un duetto pieno di poesia e di rimandi ad altri lavori di Sieni, nei quali i partecipanti hanno evocato gli esodi contemporanei dei tanti migranti. (Divina Commedia. Ballo 1265, Inferno, Purgatorio, Paradiso, 2015, Palazzo Vecchio; Cenacoli fiorentini#5. Grande Adagio Popolare. Esodi, 2015, Cenacoli di Firenze). Due chitarre dell’Istituto Superiore di Studi Musicali Pietro Mascagni, hanno accompagnato i Soli notturni di tre danzatrici della Compagnia di Sieni. Tra cavalletti, disegni e tavoli da lavoro, i loro gesti frammentari e segmentati, hanno evocato alcune gestualità di Pulcinella, riprendendo idealmente l’azione al piano sottostante.

Il pubblico era libero di camminare, sostare o cambiare il suo punto di vista, creando una propria drammaturgia dello spettacolo, in quanto le azioni non avevano una sola frontalità.

Sieni ha ideato per molte città italiane ed estere progetti simili, coinvolgendo persone di ogni età e non professionisti, in azioni coreografiche nei luoghi cittadini. In particolare ha coinvolto musei e luoghi storici, contribuendo a valorizzare tali spazi e sentirli come un bene pubblico. In questo modo si apre una nuova strada verso una maggiore consapevolezza del patrimonio culturale della città ed una fruizione spettatoriale più coinvolgente e partecipativa.

Autore

Studentessa in Storia delle Arti Visive e dello Spettacolo presso l'Università di Pisa. All'età di 6 anni ho abbracciato l'affascinante mondo della danza e del teatro, che tutt'ora continua a regalarmi grandi emozioni. "Che cosa è il teatro? Una delle testimonianze più certe del bisogno dell’uomo di provare in una sola volta più emozioni possibili". (Eugène Delacroix)