Uomini sulla Luna – Jim&Andy

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Jim & Andy: The Great Beyond è una creatura strana, non così semplice da raccontarvi

Il tutto parte da un film del grande Miloš Forman, intitolato Man on the Moon. Il progetto cercava di raccontare la storia di una personalità unica dell’industria dell’intrattenimento statunitense, l’uomo che aveva stupito e scandalizzato gli spettatori di tutta America con performance dal sapore ora naif, ora provocatorie e quasi (mi si passi il termine) Dada. La storia di Andy Kaufman.

Contemporaneamente Jim Carrey, al culmine della carriera, accetta di ridare vita al defunto entertainer e di girare contemporaneamente un proprio documentario dietro le quinte. I produttori ne proibiranno la distribuzione perché – a detta di Carrey stesso – erano preoccupati che il pubblico si scandalizzasse vedendolo agire da vero stronzo.

Carrey nel dare vita al personaggio vi aderisce completamente, secondo i dettami del metodo portandolo anche fuori dai set. Raccontare un uomo che ha fatto della sua vita una performance, abbandonando la propria vita ed immergendosi totalmente nell’interpretazione, a qualunque costo. Anche a costo di incasinare la produzione. Anche a costo di litigare con attori, collaboratori e tecnici. Non rinunciare mai alla performance.

The great Beyond parte quindi da questo piccolo backstage e lo unisce ad un’intervista di Carrey stesso intento a riflettere su di sè, sulla sua carriera e sul significato del successo. Il ritratto che ne viene fuori è qualcosa di davvero unico, fatto di lacrime commosse e una delicata malinconia. L’attore si chiede se è ancora succube del personaggio Jim Carrey e se annullarsi in Kaufman non sia stata una presa di posizione contro un sistema che gli sta sempre più stretto. Se troverà mai la felicità, la stessa felicità che non ha afferrato davvero neanche al massimo del successo. Ma ogni domanda resta inevitabilmente in sospeso. E va bene così.

Andy & Jim

Il regista Chris Smith, intervistando e raccontando Carrey e tessendo il contrappunto con vari documenti d’archivio, rende il suo sguardo curiosamente pudico. Non indugia sulle lacrime dell’attore, non lo importuna con domande ficcanti, rifugge l’enfasi dello stile ampliando straordinariamente le emozioni che le immagini registrano. C’è un qualcosa nel  come si evolve Jim & Andy che ci porta ad allineare i nostri occhi a quelli del regista, rendendoci emotivamente vicini e partecipi al cosa ci viene raccontato.

Ci sarebbero  forse ancora riflessioni da fare su questo, sull’etica del vedere e del raccontare – ed ha tal proposito sempre su Netflix guardatevi American Vandal – sul nuovo corso dell’immagine pubblica di Carrey, di cui tanto si discute dalla famigerata intervista di qualche mese fa.  Ma non ora. Godetevi questo film, questo straordinario ritratto, e trovateci tutte le domande che volete.

Autore

Volevo avere la classe di Charlie Rose, per ora ho solo la panza di Vincenzo Mollica.