I ragazzi di via Boccaccio #Decameron, intervista a Fabio Magnani

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Il prossimo 28 novembre sarà presentato lo spettacolo I ragazzi di via Boccaccio #Decameron di Andrea Falcone, per la regia di Giacomo Bogani, al Teatro di Rifredi. Lo spettacolo che ha debuttato lo scorso 20 settembre in anteprima solo per i docenti. La nuova produzione Pupi e Fresedde è il progetto vincitore del bando Sillumina della SIAE, che favorisce la creatività e la promozione culturale dei giovani e sostiene opere inedite di autori, artisti e interpreti di età non superiore ai 35 anni. Il testo originale di Andrea Falcone guarda al Decameron, attualizzandone i contenuti e rimodellandoli sui giovani ragazzi di oggi.

Abbiamo intervistato per l’occasione uno dei protagonisti di questo spettacolo, Fabio Magnani, giovane attore di Fucecchio, classe ’94. Magnani ha iniziato la sua formazione con Firenza Guidi e Roberto Romei docenti presso The Royal Welsh college of Music and Drama of Cardiff, partecipando allo spettacolo Fellini’s book of dreams, frutto dell’esperienza maturata nella Scuola Internazionale di Teatro di Firenza Guidi dal 2014 al 2016. Inoltre ha partecipato a numerosi workshop tra i quali sul Clown con Firenza Guidi sulle tecnice di Philipe Gaulier (2016), Circense/Linguaggio del corpo con F. Guidi ispirato al lavoro di “After Dark” di H.Murakami (2017), Timing, Gioco, Scena con Paolo Nani. Magnani è stato aiuto regista nello spettacolo “I racconti del Bar Sport” di S.Benni con Lorenzo Baglioni, per la regia di Angelo Savelli (Teatro di Rifredi) e protagonista della web series “Le Cronache del Castello” girata nel castello di Lari, in uscita a giugno.

Raccontaci qualcosa di te. Sognavi di diventare un calciatore, ma alla fine ha vinto il teatro. Quando è iniziata questa tua passione e com’è arrivata la decisione di essere attore?

Sono sempre stato un ragazzo competitivo a cui piaceva primeggiare e nello sport trovavo quello che cercavo, prima il nuoto e poi il calcio. Volevo giocare a grandi livelli, vedevo giocare il Milan e sognavo, come fanno tutti i ragazzi, di diventare calciatore. L’anno che iniziai a giocare a calcio l’Italia vinse i mondiali, quindi ero entusiasta, felice di giocare. Dopo aver giocato sei anni e dopo aver cambiato due squadre, mi resi conto che non era come pensavo, non era quello che cercavo. Raggiunta la maggiore età smisi con grande rammarico. In questo periodo però intrattenevo i miei compagni e amici con le mie imitazioni ed allo stesso tempo mi divertiva farle. Arrivò il momento di scegliere l’Università e la mia passione per il cinema prevalse e scelsi il DAMS. Qui nacque Robert De Niro o meglio la mia imitazione di lui e lì ho capito che dovevo approfondire la recitazione. La decisione di fare l’attore non so precisamente quando sia nata, ma posso dire che c’è stato un evento che mi ha segnato. Mi alzai la mattina del 12 agosto 2014 con una triste notizia, era morto Robin Williams, un attore che ha fatto parte della mia infanzia e tuttora è parte di me. Ascoltavo la notizia al telegiornale in cucina con i miei genitori e alla fine del servizio misero la scena dell’attimo fuggente “capitano mio capitano”. In lacrime sono salito sulla sedia come i ragazzi del film, dando il mio tributo a Robin Williams. Per citare una frase che mi rispecchia di De Niro “il talento sta nelle scelte”, in quel momento ho fatto una scelta, ho capito che volevo regalare alle persone tutto quello che lui aveva regalato a me: risate, commozione, gioia, tutto.

Tra i ruoli che hai ricoperto fino ad ora qual è, secondo te, quello che più ti rispecchia o al quale sei particolarmente legato?

Credo che di tutti i ruoli che ho ricoperto quello che sento più mio sia quello di Lando Vinicio Giusfredi (Quattro narcisi gialli di F.Guidi, 2016), uno dei ragazzi della fortezza giustiziati per renitenza alla leva il 31 marzo 1944. Ogni volta che interpreto questo ruolo mi calo così bene nella parte, che le emozioni si creano spontaneamente. Alla fine dello spettacolo sono sempre distrutto, ma vedere la commozione negli occhi di chi guarda e soprattutto dei familiari è qualcosa di indescrivibile.

Dalla presentazione dello spettacolo leggiamo che “I ragazzi di via Boccaccio” guarda alle celebri novelle del “Decameron“, ma attualizzandone lo spunto. Com’è nata l’idea di questa nuova rielaborazione di una delle pietre millenarie della Letteratura Italiana?

Sì, il testo è molto attuale, ha vinto il bando della SIAE Sillumina. Il Decameron è vicino o lontano rispetto alle ragazze e ai ragazzi di oggi? Se pensiamo alle stranezze del medioevo, all’Elitropia di Calandrino o alle reliquie di Frate Cipolla, ai banchetti e alle guerre sante, il libro ci sembrerà lontanissimo. Facendo però un passo indietro dai singoli racconti, l’immagine cambia: troviamo un gruppo di giovani che si raccontano storie, cercando un modo per capire il mondo, per farlo proprio, cambiarlo. In questo, il capolavoro di Boccaccio è senza tempo. Da qui è iniziata l’opera di riscrittura e allestimento del grande classico. Il testo originale di Andrea Falcone guarda al Decameron, ma ne attualizza il contesto: qui i giovani non scappano dalla peste, ma dalla solitudine e dall’indifferenza, non si rinchiudono in una villa in campagna, ma bensì in una chat.

Quali sono i punti di contatto con le novelle e quali invece i temi contemporanei attorno a cui gravita lo spettacolo? Cosa avete voluto restituire di Boccaccio?

A Boccaccio abbiamo restituito le novelle stesse, ma raccontate in un modo nuovo. La regia di Giacomo Bogani strizza l’occhio a Cinema e Serie TV, per mettere in scena uno spazio dove il reale e il virtuale si toccano. Ognuno dei protagonisti qui ha modo di esprimersi, dando forma al proprio universo fatto di riferimenti pop, amori e passioni. I giovani “novellatori”, infatti, sono al centro di questo spettacolo: non solo recuperano alcune storie originali del Decameron per raccontarle alla propria maniera (e sono le storie di Lisabetta da Messina, Ser Ciappelletto, Nastagio degli Onesti, Simona e Pasquino, del Conte di Anversa e di Griselda), ma provano a raccontare se stessi, confrontandosi con le proprie paure. In questo, il contesto della chat diventa una sorta di catalizzatore: rende più evidenti le mancanze di tutti i personaggi e li aiuta a superarle. La tecnologia, così come la letteratura, sono strumenti.

Quale sarà il tuo personaggio all’interno dello spettacolo e com’è stato per te interpretare questo ruolo?

Il mio ruolo nello spettacolo è quello di @Bannato99, un ragazzo nerd che è fissato con le serie TV, film di fantascienza e di supereroi. Per me inizialmente non è stato facile perché non credevo di essere nerd. Non guardo le serie TV perché non mi piace la serialità, ma amo i film e ne conosco tanti e anche cartoni animati, quindi ho trovato il mio lato nerd nella mia grande passione che è il cinema e ho sviluppato il mio personaggio basandomi su questo, grazie anche all’aiuto del regista che per fortuna è un vero nerd (ahahha). Un altro elemento importante è stato il costume di scena, dovevano essere indumenti che rimandassero all’immagine di nerd e senza svelare troppo posso dire che una T-Shirt di un super eroe non poteva mancare.

Leggendo la tua biografia emerge il tuo interesse per l’attore Robert De Niro che hai imitato. Ci sarà un po’ del suo humor in scena?

Come ho detto prima da Robert De Niro è nato tutto. Bob è sempre con me, dalla sua cattiveria nei film di Scorsese alla sua incredibile comicità in “Ti presento i miei” o “Terapia e pallottole” e dicono anche che gli assomiglio. Di strada ce n’è ancora molta da fare per arrivare al suo livello, ma ce la sto mettendo tutta. Per quanto riguarda lo humor di De Niro nello spettacolo posso dire che ci sarà, il mio personaggio è quello più incline a battute sarcastiche e provocatorie condite da qualche imitazione sparsa qua e là.

Le storie riprese raccontano la quotidianità dei protagonisti. In qualche modo avete contribuito e collaborato al testo drammaturgico di Andrea Falcone? Se sì, in che modo?

Sì, a luglio abbiamo fatto un incontro con tutto il cast, il regista e il drammaturgo. Abbiamo letto la prima pagina del copione insieme, poi Andrea ci ha chiesto di trovare un nickname e proporre alcune cose che secondo noi potevano essere interessanti. Per esempio, quando Andrea ha scoperto che facevo delle imitazioni ha inserito qualcosa legato a questo. Inoltre è stato molto disponibile a riadattare alcune parti in modo che noi attori le potessimo rendere al meglio. Quando abbiamo iniziato a lavorare sul testo ci siamo resi conto che Andrea aveva colto molte caratteristiche nostre, che si riflettevano nei nostri personaggi. Per questo motivo il feeling in scena è genuino ed efficace.

Come avete lavorato per realizzare questo spettacolo? Avete seguito un training particolare o un modello recitativo al quale vi siete ispirati? Com’è stato il rapporto tra voi?

Il regista Giacomo ci ha fatto lavorare i primi giorni senza soffermarsi troppo sul testo, ovvero ha cercato di creare un legame tra noi attori attraverso dei giochi finalizzati per conoscerci, prima di lavorare seriamente. Inoltre abbiamo fatto esercizi incentrati sul tempo, perché lo spettacolo doveva avere dei ritmi ben precisi, il timing era fondamentale. Questo anche perché in alcune parti siamo in sei tutti in scena e il giusto incalzare della battute era necessario. Ovviamente abbiamo lavorato anche sulle scene singole e Giacomo ci ha lasciato sempre molta libertà per capire come noi avevamo interpretato quella parte. Per esempio, io ho un monologo durante lo spettacolo con dei ritmi serratissimi e inizialmente ero nel panico perché ero partito con un’idea, ma nel corso delle prove non mi soddisfaceva più. Giacomo ha lavorato con me con estrema calma e disponibilità, dandomi linee guida e giusti input ed alla fine è andata alla grande. Il rapporto tra noi attori è stato positivo perché in venti giorni abbiamo messo in scena uno spettacolo e questo grazie a tutti da Giacomo Bogani, Andrea Falcone a Elisa Vitiello, Diletta Oculisti, Floor Robert, Leonardo Paoli e Samuele Picchi e alla compagnia Pupi e Fresedde del Teatro di Rifredi, di cui è la produzione che si identifica in Francesco de Biasi, il regista Angelo Savelli e il direttore artistico Giancarlo Mordini, ma non solo loro anche Julia Lomuto, Emanuela Casci, Rita Polverini e Henri Banzi. La condivisione di questa passione è ciò che permette la realizzazione di qualcosa di bello. Al Teatro di Rifredi c’è una grande famiglia che lavora per far sì che questo avvenga.

Lo spettacolo si rivolge a un pubblico under 35, qual è il messaggio che volete comunicare ai giovani di oggi?

Lo spettacolo è rivolto a un pubblico under 35 di partenza, perché in realtà è rivolto a tutti. Ognuno di noi si rifugia nelle chat e sui social, dal ragazzino di dodici anni all’uomo di sessanta e oltre. Cerchiamo di dare una chiave di lettura ai giovani, per rendersi conto dell’utilità dei mezzi tecnologici e di quanto possano cambiarci la vita. Basta solo sfruttarli. Albert Einstein disse: “credo che il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da un generazione di idioti”. Noi vogliamo che i giovani dominino la tecnologia perché se fossero loro ad essere dominati sarebbero alienati e l’alienazione porta al sonno della mente ed il sonno della mente genera mostri. Non vorrei chiudere questa intervista con questo lato pessimista perché lo spettacolo non lo è, anzi ha una grande visione e fiducia nei giovani. Noi attori siamo tutti giovani.

Ringraziamo Magnani per l’intervista e vi diamo appuntamento per il 28 e 29 novembre, per questo spettacolo fresco, originale e contemporaneo.

Pupi e Fresedde Teatro Di Rifredi Centro di Produzione
I RAGAZZI DI VIA BOCCACCIO #DECAMERON
di Andrea Falcone
regia Giacomo Bogani
con Fabio Dida Magnani, Diletta Oculisti, Leonardo Paoli Attore, Samuele Sam Picchi, Floor Robert La Pler, Elisa Vitiello;
costumi Serena Sarti  | illustrazioni Mattia BAU Vegni;
luci Henri Banzi | consulenza coreografica Valerio Bellini;
consulenza musicale Artu Trash De Biasi | foto di Marco Borrelli.
Lo spettacolo sarà presentato il 28 e 29 novembre con un doppio appuntamenti, al mattino per le scuole e alle 21 per il pubblico, mentre il 30 novembre sarà replicato solo per le scuole.

Autore

Studentessa in Storia delle Arti Visive e dello Spettacolo presso l’Università di Pisa. All’età di 6 anni ho abbracciato l’affascinante mondo della danza e del teatro, che tutt’ora continua a regalarmi grandi emozioni.
“Che cosa è il teatro? Una delle testimonianze più certe del bisogno dell’uomo di provare in una sola volta più emozioni possibili”.
(Eugène Delacroix)