Zimbabwe: la caduta di Mugabe è l’inizio di una nuova era?

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Il 6 novembre, Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, destituisce il suo vice, Emmerson Mnangagwa, il secondo uomo più forte dello Stato, nonché uno dei leader indiscussi del partito, in quanto ex capo del movimento indipendentista.

Il 14 novembre, tre esplosioni rimbombano nella notte di Harare, la capitale dello Zimbabwe. I carri armati dell’esercito procedono sicuri verso la sede del potere centrale. Qualche ora dopo, un portavoce delle forze armate comunica alla televisione nazionale che il presidente Robert Mugabe e la sua famiglia sono al sicuro, mentre una grande manifestazione di piazza chiedeva al vecchio leader di andarsene. Nonostante la confusione e a prescindere dall’esattezza dei fatti una cosa è certa: questo è solo l’inizio. L’inizio della resa dei conti.

Robert Mugabe (93 anni), da 37 anni al potere nello Zimbabwe. Prima come premier dal 18 aprile 1980 al 31 dicembre 1987 e poi come presidente dal 31 dicembre 1987 al 22 novembre 2017.

Breve storia del leader Mugabe

L’ex Rhodesia, come si chiamava durante il dominio britannico, conquistò l’indipendenza nel 1965 grazie ai proprietari terrieri bianchi, i quali conservarono il controllo del paese instaurando un feroce regime segregazionista e razzista capeggiato da Ian Smith contro la maggioranza nera. La battaglia che vedeva di fronte l’impero contro la colonia, adesso si era trasformata in uno scontro tra bianchi e neri. Nel 1979 la situazione poteva svoltare in un bagno di sangue, invece il leader dello ZANU-PF – Zimbabwe African National Union-Patriotic Front, il movimento marxista e filo-sovietico vicino alla maggioranza nera – Robert Mugabe negoziò con i bianchi realisti promettendogli una piena cittadinanza in cambio di una transizione pacifica. Era la fine del conflitto interno allo Stato e l’inizio dell’era di Mugabe alla testa dello Zimbabwe. Un’era che sembrava essere radiosa per il paese africano, dal momento che fin dall’inizio Mugabe si era impegnato nella riforma sanitaria e soprattutto dell’istruzione, riducendo l’analfabetismo del paese al 10%.

Oggi, Mugabe ha 93 anni e dopo 37 anni di potere assoluto si è trasformato progressivamente dal conclamato eroe nazionale, che aveva liberato la sua terra dal brutale regime segregazionista di Smith, a uno sciagurato tiranno colpevole di aver trascinato lo Zimbabwe e il suo popolo nel baratro di una catastrofica crisi economica con il 90% di disoccupazione e nell’isolamento internazionale, in quanto lui stesso non è persona gradita negli Stati Uniti e nell’Unione Europea. Alla distruzione dell’economia di un paese ricco di risorse minerarie hanno contribuito sia la dispendiosa guerra civile in Congo (1998-2002), sia la deleteria riforma agraria del 2000, rea di aver messo in ginocchio le famiglie contadine dello Zimbabwe e le poche persone che potevano realmente investire nel settore agricolo.

Manifestanti in piazza contro Mugabe.

Emblematica dell’azione politica di Mugabe è stata la controversa demolizione di un sobborgo della capitale del paese, Harare, attuata nel maggio 2005. L’azione, denominata Operation Murambatsvina, aveva l’obiettivo di eliminare il contrabbando, porre un freno al traffico di merce illegale e sconfiggere una volta per tutte la microcriminalità organizzata. L’operazione, tuttavia, ha suscitato le accuse da parte della comunità internazionale, in quanto Mugabe non aveva pianificato una sistemazione alternativa per la popolazione perlopiù proveniente dalle campagne che si trovò da un giorno all’altro senza un alloggio. A causa della profonda disuguaglianza economica e della perenne ingiustizia sociale che innerva tutto il paese e in particolare la capitale, Harare è stata eletta nel 2011 la città più pericolosa del mondo dall’Economist Intelligence Unit.

A sinistra una persona che manifesta invoca l’allontanamento di Mugabe, a destra la moglie di Mugabe, Grace, denominata anche dis-Grace (disgrazia), di 41 anni più giovane del marito.

La destituzione di Mnangagwa e la probabile nomina della moglie del dittatore zimbabwiano, la first lady Grace Mugabe, come nuovo presidente, sono state le gocce che hanno fatto traboccare il vaso, aprendo la strada all’azione che ha portato le forze armate a prendere il potere nella pratica.

La caduta di Mugabe: chi ha posto fine alla sua era?

Nonostante alcune voci speculative vedono nel recente viaggio in Cina del comandante dell’esercito, il generale Constantino Chiwenga, un possibile coinvolgimento cinese, altri credono più realisticamente ad una resa dei conti all’interno del partito al potere. Ma ci sono anche altre teorie secondo le quali la vita politica di Mugabe sia giunta al capolinea per volere degli Stati Uniti e più in generale dei paesi occidentali, che hanno accusato più volte il novantatreenne presidente zimbabwiano di aver violato i diritti umani. Inoltre la politica estera di Mugabe si è sempre rivelata “scomoda”, non allineandosi mai con le potenze occidentali.

Nel 2003 solo lo Zimbabwe di Mugabe e il Sudafrica in tutto il continente africano si opposero all’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti di Bush jr. Nel 2011, Mugabe condannò la guerra dichiarata dalla Nato contro la Libia di Gheddafi, un amico del vecchio presidente dello Zimbabwe. Recentemente, più volte all’Assemblea Generale dell’ONU, il paese africano ha preso posizione contro l’ingerenza militare degli stati stranieri nella Siria di Bashar al-Assad, devastata dalla guerra civile. Una posizione questa condivisa con pochi altri stati, tra i quali spiccano: la Russia, per evidenti interessi di fondo da parte di Putin, la Cina, Corea del Nord, Cuba, Venezuela, Nicaragua, Bolivia e Bielorussia. Dopo l’eliminazione dalla scena politica di Mugabe come si schiererà lo Zimbabwe in seno all’ONU? È questa la domanda che si pone la giornalista freelance Marinella Correggia in un articolo sull’Antidiplomatico.[1] 

Un giovane Mugabe con il leader di Cuba, Fidel Castro.

Le ipotesi sulla rilevanza dello Zimbabwe nello scenario internazionale è ancora molto più importante se prendiamo in considerazione le risorse del Paese. Ricco di materie prime, in particolare di oro, lo Zimbabwe risulta essere una preda particolarmente prelibata per gli stati assetati di risorse.

Un paese ricco di risorse ma affossato dall’inflazione

Nonostante le ricchezze del paese, l’inflazione economica del 2009 ha affossato il paese. L’assenza di considerevoli politiche sociali negli ultimi anni ha fatto il resto. Oggi, la speranza di vita, a causa anche della diffusa piaga dell’AIDS è di 54 anni per gli uomini e 53 anni per le donne; inoltre, l’80% delle persone vive sotto la soglia di povertà. Mentre il suo ex raìs, Robert Mugabe e la sua famiglia, si crogiolano nell’agio e nel lusso, tra feste, auto, orologi da 50 mila euro e vacanze costosissime.

Venerdì 24 novembre Mnangagwa giurerà come nuovo presidente dello Zimbabwe. Come succede spesso quando parliamo di uno stato africano, la creazione di un regime dittatoriale e corrotto, che viene abbattuto – o per meglio dire sostituito – da forze interne, indipendentemente da chi abbia sostenuto questa sorte di golpe, dovrà portare alla rinascita dello Stato. Nonostante la folla scesa in piazza per festeggiare l’evento, solo il tempo ci dirà se la fine di Mugabe segnerà l’inizio di una nuova era contrassegnata da legalità, democrazia, rispetto dei diritti umani, rinnovamento economico, uguaglianza sociale oppure se si avrà un nuovo regime politico corrotto, repressivo e sprezzante della diversità di opinione sulla falsariga di quello appena passato, ma con un’unica differenza: quello di essere nato per tutelare gli interessi di altri attori geopolitici, desiderosi di accaparrarsi le risorse del paese africano come un branco di lupi voraci. Gli inizi di Mugabe erano promettenti, poi si è perso miseramente nel proprio ego a causa di un potere autocratico concentrato tutto nelle proprie mani. D’altronde lo sappiamo: il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente.

A sinistra Emmerson Mnangagwa (75 anni), il 24 novembre ha giurato come nuovo presidente dello Zimbabwe. Sarà l’inizio di una nuova era?

[1] http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mugabe_scomodo_in_politica_estera/6_22162/

Autore

I’m a student of early modern history at the University of Pisa