Salviamo il fiore d’Europa: la storia dell’Unione in 7 punti chiave

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Quando si parla di istituzioni umane è naturale rivolgere il nostro pensiero alla storia dell’uomo. Essa è costellata, fin dal principio, dall’opera degli uomini che, a seconda delle ere, hanno cercato di dotarsi degli strumenti per governarsi e per istituirsi come comunità sociale.
La nostra storia è perlomeno il progressivo raggiungimento dell’a “eguaglianza delle condizioni”, come la chiama Tocqueville. Un processo di incremento del benessere e di livellamento della società universale; tutti gli avvenimenti, così come gli uomini, sono serviti al suo sostanziale sviluppo.


E l’Unione Europea cos’è?

Quando parliamo dell’Unione Europea dobbiamo pensare a un grande progetto umano, nato dalle paure e dall’ambizione dell’uomo che stava uscendo da un secolo sanguinoso e costellato di barbarie. Mentre l’Unione Europea e la sua governance appaiono sempre più nell’immaginario collettivo dei cittadini europei come un’oscura macchina burocratica lontana dalla gente e dalle dialettiche veramente democratiche, spesso si scorda, o meglio, non si è mai veramente saputo, come sia nata l’Unione Europea. Una storia di grandi uomini e grandi donne, una storia di grandi speranze in un momento — la fine della seconda guerra mondiale — in cui tutto il vecchio continente era ridotto in macerie dal più sanguinario conflitto che la specie umana avesse mai vissuto.
L’Europa nacque dapprima come progetto inclusivo dal punto di vista economico e pure per ragioni di realpolitik e solo successivamenre divenne una realtà politica e territoriale così come la intendiamo oggi.

La storia dell’Unione in 7 punti chiave

Fu il ministro degli affari esteri francese Robert Schuman a proporre alla Germania di riunire in un mercato comune le industrie del carbone e dell’acciaio, strategicamente importanti, ponendole sotto il controllo di un’autorità sovranazionale.

  1. Nel 1951, insieme a Belgio, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi, la Francia e la Germania istituirono la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA).
  2. Nel 1957 i Trattati di Roma istituirono la Comunità economica europea (CEE, denominata Comunità europea o CE in seguito al Trattato di Maastricht del 1992) e la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). L’obiettivo della CE era quello di creare un mercato interno nel quale merci, persone, servizi e capitali circolassero liberamente.
  3. Nel frattempo iniziò l’allargamento: nel 1973 aderirono alla CE Regno Unito, Irlanda e Danimarca, seguiti dalla Grecia nel 1981 e da Spagna e Portogallo nel 1986.
  4. Nel 1989 il continente fu segnato da profondi cambiamenti: l’apertura a ovest della frontiera ungherese e la caduta del Muro di Berlino, che sfociarono nella dissoluzione dell’Unione Sovietica nel dicembre 1991. In seguito alla fine della guerra fredda e alla riunificazione della Germania,
  5. il Trattato di Maastricht istituì, nel 1992, l’Unione europea (UE): oltre alle Comunità europee, ossia il cosiddetto “primo pilastro”, con il “secondo pilastro” fu instaurata una politica estera e di sicurezza comune (PESC), mentre il “terzo pilastro” fu creato per rafforzare la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (GAI).
  6. A seguito della conclusione del Trattato di Lisbona e dell’abolizione della struttura dei tre pilastri, la politica «europea» di sicurezza e di difesa (PESD) fu sostituita dalla politica di sicurezza e di difesa «comune» (PSDC). L’articolo 50 del trattato sull’Unione europea (TUE) prevede la possibilità di recesso d’uno stato membro dell’UE.
  7. Una maggioranza del popolo britannico ha votato, con il referendum del 23 giugno 2016, per un recesso del Regno Unito dell’UE. Il 29 marzo 2017, con la notifica di uscita del Regno Unito dall’UE inizia a decorrere il termine di due anni, entro il quale i negoziati di uscita saranno conclusi.

Una riflessione

Come si fa a parlare di Europa erosa e devastata dall’euro quando grazie alla moneta unica l’Eurozona cresce (+ 2,2 %) al ritmo più alto degli ultimi dieci anni? Oppure, come si può proporre l’uscita dall’Europa come unica soluzione per un paese quando la Gran Bretagna si trova in condizioni sempre più difficili con stime del Pil in netto ribasso? Riflessioni, queste, che il cittadino europeo dovrebbe porsi, e omettere, per un attimo, il populismo e la paura.

Konard Adenauer, primo Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca nonché padre fondatore del progetto europeo, una volta disse: “Io sono tedesco e rimango tedesco, ma sono pur sempre stato europeo e mi sono sempre sentito tale”. Quest’ultimo ha in comune con Alcide De Gasperi, Robert Schuman e Jean Monnet, non solo un’intensa e vissuta fede cristiana, ma anche la circostanza di essere un uomo proveniente da regioni di confine, la cui formazione culturale si sviluppa tra paesi di lingua e costumi diversi. Questi statisti sono dotati di una sorta di connaturata propensione al dialogo e all’incontro. Sono uomini che vivono con sobrietà e rigore. Sanno ascoltare. Sono loro i padri dell’Europa. L’UE nasce da una fondamentale intuizione dei suoi padri: la pace tra i popoli passa prima dalla pace tra le economie. La normalizzazione dei conflitti, la fine della guerra totale, il progetto di pace perpetua kantiano passano dalla tenuta e dal progetto europeo che noi in quanto cittadini abbiamo il dovere di coltivare e di non fare appassire. Cirando Atiero Spinelli, primo ideatore del progetto federalista europeo:

La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!

Autore

È uno studente laureato in Storia Contemporanea presso l’Università degli studi di Pisa