La #Listona: classici sotto al piumone

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Ho freddo. Freddissimo. Nonostante sia novembre e insomma, era facile aspettarselo; il brusco scendere delle temperature mi ha preso alla sprovvista come sempre. Ci sarebbe da tirare fuori i maglioni, portare in lavanderia quel cappotto che negli ultimi mesi ha sviluppato un buffo odore dentro l’armadio, da fare tutte quelle cosine che la situazione richiede. Ma domani, oggi proprio no. Per oggi il programma è diverso. Divano, piumone, un film. Un classico. Uno di quei titoli su cui vai sempre sul sicuro, uno di quelli che ogni appassionato deve aver visto almeno una volta nella vita. So che siete in molti nella mia stessa situazione – o almeno mi piace pensarlo per sentirmi meno pigro – e allora mentre scaldate l’acqua per la tisana, pronti a rituffarvi in un morbido rifugio di coperte, scegliete uno dei titoli nella #Listona qua sotto.

Ombre Rosse (John Ford – 1939)

Il western è nato con il cinema stesso. Agli albori dell’industria, ad inizio ventesimo secolo, il ricordo della guerra civile e dell’epoca della frontiera non erano cose così lontane nel tempo e la macchina hollywoodiana aveva già creato tutta un’iconografia attorno alle storie di cowboy agghindati da lunghi cappelli e pellerossa ostili. John Ford con questo film ridefinisce lo standard del genere e lo eleva. Incredibili sparatorie fra cavalieri che corrono nella Monument Valley, una storia semplice ma ricca di pathos e la nascita della più grande icona del western, John Wayne.

Il mago di Oz (AAVV – 1939)

Se in mago di Oz è diventato una pietra miliare – tanto da causare curiose riletture – è grazie alla perfetta alchimia dei suoi elementi. Sull’ossatura di una favola morale piuttosto lineare si alternano senza soluzione di continuità deliziosi numeri musicali, effetti speciali e trucchi fra i migliori che l’epoca potesse offrire e soprattutto colori, colori, colori. Anche chi non ama il musical non potrà che restare affascinato dal dispiegarsi di scenografie e costumi fotografati da uno sfavillante technicolor. Qui sotto, Judi Garland che canta e mi fa sciogliere il cuoricino.

Mezzogiorno di fuoco (Fred Zimmerman – 1952)

Caso piuttosto singolare di film nel quale la durata della storia e del racconto coincidono. Uno sceriffo, appena sposato, viene a sapere che un bandito da lui arrestato arriverà con il treno di mezzogiorno alla stazione del paese, dove lo stanno già aspettando i suoi scagnozzi. Per fargli la festa, s’intende. La scelta di raccontare per intero le due ore precedenti l’arrivo del treno non diluisce la tensione neanche per un attimo ed anzi, ci fa vivere assieme al nostro protagonista il crescendo drammatico fino al momento del duello finale. Sotto sotto s’intravede anche una qualche critica alla comunità americana, dipinta come vigliacca e pronta a saltare sul carro dei vincitori.

Casablanca (Michael Curtiz – 1942)

Non ci provo neanche a dirvi perché dovete guardarlo, fatelo e mi ringrazierete offrendomi un martini.

Via col Vento (Victor Fleming – 1939)

Se alcune cose nella trama possono irritare viste oggi – su tutte il ritratto degli afroamericani – è impossibile non restare affascinati dalla pellicola nel suo insieme. Un’epopea d’amore e riscatto attraverso gli anni della guerra civile, un film dove tutto è enorme. La durata, i set pieni di infiniti dettagli e comparse, ma anche i sentimenti. Soprattutto i sentimenti. Ogni cosa è carica e melodrammatica e rischia sempre di trasformare il tutto in un polpettone indigeribile (senza mai farlo davvero) lasciandoci ad ammirare la sua gloriosa magnificenza.

Autore

Volevo avere la classe di Charlie Rose, per ora ho solo la panza di Vincenzo Mollica.