L’onda metal dei Corporain arriva al Riff Club

0
Condividilo!

Venerdì 10 Novembre al Riff Club di Prato è andata in scena una serata ad alto contenuto rock ‘n’ roll, targata Corporain (Edoardo Giacomelli, Andrea Singulti, Mirco Tersigni e Iacopo Campinoti) e MILF (Make It Long’N Fast). I primi hanno aperto la serata; li conosciamo bene, in passato noi di 5AVI abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con loro. Vengono da San Miniato e fanno dell’heavy metal vecchia scuola, del prog/metal e dell’hard Rick i tratti più distintivi e riconoscibili del loro sound. Ad agosto si sono esibiti anche al Beat Festival di Empoli, nello spazio dedicato ai gruppi emergenti.

Corporain in concerto al Riff Club di Prato, foto di Ursula Coppolaro

I MILF (Simone Galli, Zip Faster, Ciccio, Andrea Devoti, Alex Melani) — formazione glam/metal, hard rock e punk fiorentina attiva dal 2010 e con all’attivo diversi concerti anche fuori regione (per citarne alcuni, hanno suonato in club come l’Honky Tonky, il Legend e il Rock n’ Roll di Milano, le Officine Sonore a Vercelli, oltre ad altri concerti in vari club di Bologna, Genova e Toscana) — si esibiscono dopo i Corporain a chiusura dell’esibizione. Il risultato finale?

MILF in concerto al Riff Club di Prato, foto di Ursula Coppolaro

Tanta energia, passione e rock n’roll di qualità

Una serata bellissima, entusiasmante, allegra e spensierata trascorsa ballando come matti, godendosi due gruppi bravissimi e ricchi di talento, ennesima dimostrazione della vitalità e dell’ottima qualità della scena musicale fiorentina e non solo. Dopo il concerto ci siamo fermati a parlare con i Corporain e il risultato della nostra chiacchierata lo trovate qui di seguito.

  • Partendo dal nome, perché avete deciso di chiamarvi “Corporain”? 

Edoardo Giacomelli (tastiera/voce): Il nome Corporain sembra scelto per caso, invece non è così; al momento però vogliamo fare i misteriosi perché crediamo che il mistero faccia parte del nostro mondo, e cerchiamo in qualche modo di trasmettere questa sensazione di dubbio e di enigma anche al nostro pubblico, lasciandogli il gusto di scoprirlo da soli attraverso la nostra musica.

Iacopo Campinoti (basso/voce): È stato il destino a sceglierlo, non noi.

  • Visto che volete fare i misteriosi sull’origine del vostro nome, dateci almeno qualche cenno biografico su di voi…

Edoardo: Siamo un gruppo di ragazzi, prima di tutto di amici, che si conoscono dai tempi delle elementari e delle medie; siamo in un certo senso cresciuti assieme. Il destino ha voluto che la passione comune della musica ci unisse, suonando per divertimento e anche per farla diventare lo scopo delle nostre vite.

  • Suonando insieme già da qualche anno avete accumulato esperienza e affiatamento, e avete realizzato un ep, intitolato Inception: parlateci di com’è nato questo vostro progetto e perché avete scelto questo titolo? 

Iacopo: Salutiamo anzitutto il nostro amico Alessio Lucatti che ha contribuito a far sì che questo ep diventasse realtà. È la fase del brainstorming, in cui tutti cercano di tirare fuori le proprie idee, che troveranno una forma compiuta nell’album a cui stiamo lavorando.

Edoardo: Inception è l’espressione della musica dei Corporain fino ad un certo periodo, rappresenta il primo prodotto professionale che abbiamo offerto ai nostri ascoltatori, come sintesi del nostro progetto artistico e musicale. Sentivamo l’esigenza di fissare un punto nella nostra carriera, e questo ep costituisce l’origine dei Corporain; il titolo infatti riprende, in inglese, il vocabolo latino inceptum che significa “inizio”.

  • Componete tutti o c’è qualcuno “designato” a farlo? 

Iacopo: Componiamo tutti assieme, prendendoci tutto il tempo che ci serve, cercando di sintonizzare le nostre idee e unirle in un’identità sonora e artistica comune.

Mirco Tersigni (batteria): i Corporain sono l’unione di Mirco, Jacopo, Edoardo e Andrea da tutti i punti di vista, sia personale che musicale. Riflettono chiaramente la nostra percezione della musica, i nostri gusti e tutto ciò che confluisce nella nostra unione di idee; siamo tutti e quattro insieme a comporre.

  • I testi chi li scrive solitamente? 

Iacopo: Mirco nella maggior parte dei casi, però se qualcuno ha una buona idea e la porta fino in fondo viene valorizzata.

Mirco: Sono l’unico che non canta, quindi scrivere testi per me è un mezzo per esprimere la mia identità. Hanno sempre rappresentato, sin da piccolo, una valvola di sfogo importante e un canale che mi consente di far venire alla luce la mia vera natura quando suono. Sono importanti quando li scrivo per le nostre canzoni, tuttavia non è l’unico strumento che ho per esprimermi.

  • Quali temi affrontate generalmente nelle vostre canzoni?

Edoardo: Tutti i temi “allegri” del metal: la morte, la fine del mondo, la distruzione della società, la depressione, gli incubi che ti assalgono la notte prima di addormentarti.

Mirco: Ogni canzone al livello lirico manifesta le sensazioni prodotte dalla musica, chi scrive riversa nei versi le emozioni che la musica ha prodotto in lui. Per farti un esempio: Pitch Black parla delle paure, dei demoni che ti assalgono prima di andare a dormire; in particolare a noi, che siamo persone che sognano, che lottano ogni giorno per raggiungere un qualcosa di quasi inarrivabile per la maggior parte delle persone. Ed è dura, molto dura, perché bisogna lavorare molto senza stancarsi mai e perdere la fiducia in se stessi. Arrivano i demoni a metterti paura, a mostrarti ciò che c’è di peggio in te, ciò che è male; è una situazione tosta da affrontare ma abbiamo la forza per andare avanti.

  • Siete presenti sulle piattaforme digitali musicali?

Iacopo: Certo, il nostro ep è presente su Deezer, Spotify, Soundcloud, Youtube, Amazon. Se volete ascoltarci siamo onnipresenti, e se volete conoscerci venite a trovarci sulla nostra pagina Facebook.

  • Quanto è importante per voi essere presenti su questo genere di mezzi e piattaforme digitali? 

Iacopo: Poco o niente, dal punto di vista personale non ci interessa gran che essere presenti su questo genere di piattaforme, anche se ormai ci rendiamo conto che costituiscono un mezzo di comunicazione e di diffusione potentissimo e pervasivo, quindi non dico che ci siamo arresi a questo fatto, ma comunque in qualche misura ci siamo adeguati e preso atto della situazione. La nostra presenza su questi mezzi ha uno scopo prettamente pratico. Una volta le band si facevano pubblicità sulle riviste, su MTV, adesso ci sono Facebook, Instagram, Youtube, internet in generale.

  • Secondo voi c’è ancora spazio per l’originalità e la creatività nella musica odierna o è in atto una tendenza alla ripetizione e a riproporre contenuti, idee e sonorità già create? 

Iacopo: Siper chi non vuole limitarsi a ripetere le cose già fatte e riproposte in passato da altri e cerca invece di affermarsi creando cose nuove, originali. L’originalità altro non è che espressione della propria identità e delle proprie idee, e quindi questa varia da persona a persona. Per quanto riguarda la tendenza alla ripetizione, dobbiamo distinguere due concetti: un conto è la ripetizione incosciente e culturale di un genere o di un sound che piacciono a moltissime persone, e un’altro è un fenomeno come il reggaeton, che sforna ogni anno canzoni sempre identiche fra loro basate sugli stessi quattro accordi. Quella è una ripetizione sbagliata a mio avviso. Non è un ripetere e imparare da quello che è stato fatto dai grandi della musica, ma prendere la via più semplice e comoda, approfittando di una situazione già in atto, di persone che non prestano molta attenzione a questo genere di cose, e trascurando l’evoluzione della musica, che come il genere umano, si evolve col passare del tempo.

Mirco: Il problema è che nel mondo rock e metal la tendenza al rinnovamento e all’innovazione è andata scemando; non c’è più la volontà di creare nuovi contenuti, di proporre idee originali e coraggiose per rinnovare il genere; è diventata una questione prettamente commerciale, i gruppi e gli artisti capiscono quello che vuole il mercato e loro glielo offrono, senza tanti problemi. Noi che conosciamo questo genere, abbiamo notato che questa tendenza all’innovazione si è spenta verso il 2008 o il 2010, i gruppi moderni non propongono più niente di originale.

  • Il rock è ancora, secondo voi, il genere più adatto a esprimere la rabbia e il disagio giovanili, la contestazione verso il sistema, l’amarezza e le illusioni di una generazione, oppure è stato affiancato e scalzato da altri linguaggi musicali, come ad esempio l’Hip Hop e il Rap? 

Andrea Singulti (chitarra/voce): Purtroppo sembrerebbe di sì, ma se il rock saprà rinnovarsi, offrendo nuovi spunti e idee innovative, continuerà a svolgere quel compito che ha avuto fino a oggi, altrimenti si esaurirà e diventerà roba vecchia, che nessuno più seguirà e ascolterà.

Edoardo: Purtroppo non c’è una classifica per questo; il rock, essendo uno dei primi generi musicali ad essersi fatto portavoce e “rappresentante” del disagio giovanile, della contestazione verso la società, delle aspirazioni, delusioni e illusioni di un’intera generazione di ragazzi, si è un po’ adagiato sugli allori e sono emersi altri generi, come l’elettronica, l’hip hop e il rap, che noi rispettiamo. Quello che a noi non piace sono coloro che fanno rock adagiandosi sugli allori, non offrendo mai niente di nuovo e riprendendo idee e sonorità già superate, non è così che funziona, ed è per questo che il rock ha perso importanza rispetto ad altri generi. Noi non ci sentiamo profeti, cerchiamo di esprimere quello che sentiamo attraverso la musica, che sia rock, metal o qualsiasi altra cosa che sia adatta a trasmettere quello che proviamo e pensiamo. Non puntiamo a far risorgere un genere piuttosto che un altro, quanto piuttosto ad esprimere noi stessi e a farlo capire alla gente che ci ascolta. Sarà il tempo a dire quanto profonda sarà la nostra impronta su questo genere. Il rock, ma la musica in generale direi, sono importanti, e lo è anche fare in modo che le persone possano rispecchiarsi e riconoscersi in quello che ascoltano, e noi stiamo cercando di fare proprio questo.

  • C’è nel vostro futuro un nuovo album, ep, o qualche nuovo concerto? 

Edoardo: Al momento il nostro obbiettivo principale è tirare fuori il nuovo album. Abbiamo molte idee, alcuni pezzi sono già pronti, vogliamo fare in modo che questo nuovo lavoro sia l’espressione di ciò che siamo. Purtroppo siamo un po’ disillusi, sappiamo che il mercato della musica, in particolare quello hard rock e metal, non è molto fruttuoso. Ciononostante, stiamo lavorando sodo per tirare fuori un prodotto che ci soddisfi appieno, quello che verrà verrà. Il nostro traguardo è quello di essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto da quando siamo nati fino ad oggi, e di quello che faremo da oggi in poi, quel che sarà sarà.

Voglio ringraziare i gruppi che si sono esibiti, che ci hanno fatto ballare e divertire tantissimo, alla loro simpatia e disponibilità; al Riff Club di Prato e al suo staff, al pubblico che ha contribuito col suo calore e la sua energia a rendere la serata speciale, e infine, ma non meno importante, a Ilaria Borgioli, che ha realizzato la bellissima immagine di copertina di questo articolo.

Concerti e serate trascorse in piccoli locali come questo sono la dimostrazione che la musica underground non è di qualità inferiore rispetto a quella prodotta dagli artisti già affermati e di successo. Esistono molti artisti e gruppi validissimi che mettono tutta l’anima e l’energia che possiedono in quello che fanno. Il calore e l’entusiasmo che si respirano in questo genere di eventi è incredibile, quindi, andate ai concerti, frequentate i piccoli locali e sostenete gli artisti e la musica underground, non ve ne pentirete!.

Autore

Nato nel 1991, studente di Giornalismo e cultura editoriale a Parma, appassionato di motori, sport, calcio e musica. Amante della lettura, del caro vecchio Rock n’ Roll e super tifoso del Cagliari. Scrivo di musica perché sento di essere in debito verso questa nobile arte che tanto mi ha dato e a cui cerco di restituire qualcosa, sperando di render buon servizio.